A Lugano i pittori simbolisti ci regalano sfrenate emozioni

E’ di una eleganza, di una sottigliezza, di una profondità e di una malinconia sfrenata quel simbolismo cantato da Baudelaire, Mallarmé e Verlaine e dipinto da Böcklin, Hodler e Segantini. Eteree e misteriose, dalle forme angeliche, seducenti e maledette, le donne degli artisti che a questo movimento culturale si accostarono lasciano il segno con i loro occhi socchiusi e talvolta inquietanti, protagoniste di ritratti che, dai versi ai dipinti, le colgono assuefatte da pensieri tra l’erotico e l’angosciante, tra l’estasi e la paura. Ecco il sublime, che viene fuori prepotente da una ricerca emotiva che scava nelle turbe più profonde dell’essere, nei desideri nascosti, negli incubi che invadono le notti di passioni e riflessioni, che viene adesso portato alla ribalta presso il Museo Cantonale d’Arte e il Museo d’Arte di Lugano, che ospita, all’interno della mostra intitolata Miti e misteri. Il Simbolismo e gli artisti svizzeri, e aperta fino al 12 gennaio 2014, oltre 200 opere, tra dipinti, sculture e disegni di elvetici e non, che hanno fatto propria la poetica simbolista.

Si chiamano Johann Heinrich Füssli, presente con il malinconicissimo Solitudine all’alba, Ferdinand Hodler, di cui si ammirano La Notte – dove l’artista si autoritrae immaginando come la morte lo colga nel sonno – e Le Anime deluse, Arnold Böcklin, di cui sono esposti Cleopatra morente, Melancolia e l’opera dal tono mistico Il Bosco sacro , Franz von Stuck, con l’intenso Il bacio della Sfinge. E poi ancora Carlos Schwabe, con L’Onda e Omero nei Campi Elisi, e l’italiano Giovanni Segantini, che ci regala emozioni con La Vanità (o La fonte del male), L’Angelo della vita e il Mezzogiorno sulle Alpi.

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