15 agosto. Maria è assunta in cielo per me, che sono il suo figlio unico

Da un po’ di tempo torno a pensare che la mia vita, come la vita di ognuno, è stata un susseguirsi di doni. Il primo dono è l’essere nato, poi l’affetto dei genitori e la loro cura, durata anni, per la crescita e l’educazione. Poi penso al dono della capacità di amare, il dono della bellezza attorno a me che richiama la bellezza dentro di me: l’aria, il mare, tutta la natura e così via. Le cose più belle della vita sono un dono, gratuite. Il dono per eccellenza è Gesù, che mi apre la strada, entra dentro di me, mi dà un modo bello e giusto di vivere e dà un senso alla stanchezza e alle sofferenze.

Il dono più dolce è quello di Maria. Da Maria mi sento capito e accolto. Mi sento in confidenza. Mia madre non era oppressiva ed era in confidenza con me: io capivo lei e lei capiva me; c’era un’unità che non aveva bisogno di parole. Ora mia madre mi segue dal Paradiso ma non mi sento orfano. Sento che Maria è ancora più mia madre. Non mi giudica, ha una pazienza infinita. Genera in me Gesù anche se sono piccolo. Sono un suo figlio unico.

Questa è una caratteristica divina: per Dio siamo tutti figli unici. E anche in po’ viziati, come il figliol prodigo. Maria è sempre pronta, ottimista, sempre contenta di essere interpellata. È assunta in cielo per me, per noi: mi segue col cuore umano, come umano è il cuore di Gesù. Sento che mi ha evitato occasioni e ostacoli che potevano perdermi. Con lei l’impegno duro diventa facile e umano.

Diceva san Josemaría: a Gesù si va, e si torna, per Maria.

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