Blitz ambientalista “no-ogm”: ma sbagliano campo e rovinano mais tradizionale

Volevano rovinare la prima trebbiatura di mais ogm a Vivaro, nel Friuli, imbrattando alcune spighe nella notte con bombolette spray. Ma sono entrati nel podere vicino

Il blitz è andato a buon fine, ma sul campo sbagliato. Fa sorridere la gaffe in cui sono incorsi alcuni ambientalisti a Vivaro, vicino a Pordenone, dove sabato era in programma la prima trebbiatura di mais ogm. Nella notte precedente, un gruppo di attivisti contrari alle coltivazioni geneticamente modificate si è avventurato tra i campi del paese, per imbrattare con una bomboletta spray il granoturco modificato e renderlo così inutilizzabile. Ma ad essere rovinato è stato il campo di fianco, coltivato però con sementi tradizionali.
«Questi signori si facciano almeno accompagnare da un agricoltore quando fanno irruzione nella proprietà altrui», è stato il commento all’Ansa di Silvano Dalla Libera, proprietario di entrambi i poderi e vice-presidente di Futuragra, gruppo che riunisce gli agricoltori italiani a favore delle biotecnologie. «Il mais danneggiato è tradizionale. Noi non ci faremo intimidire».

LA TREBBIATURA. Per quanto riguarda invece la trebbiatura, il solo inconveniente che ha guastato la festa di Dalla Libera e degli altri agricoltori è stata la pioggia, che ha accompagnato tutta la giornata di raccolto. Sui campi, oltre a diversi giornalisti, polizia e carabinieri, pronti ad intervenire nel caso di nuovi e “più fortunati” blitz ambientalisti; presenti anche alcuni membri del Corpo Forestale dello Stato, sul posto per far relazione a Ministero e Regione sulla semina di Vivaro: sarebbe infatti vietato coltivare il mais geneticamente modificato Mon810, ma un vuoto normativo lascia in sospeso chi dovrebbe intervenire per fermare gli agricoltori.
«La trebbiatura si è conclusa positivamente e ora utilizzeremo il raccolto per uso zootecnico», chiude Dalla Libera. «Quella odierna è solo una battaglia vinta, ma ora dobbiamo proseguire mandando i dati raccolti dalle nostre ricerche nei vari ministeri e alle Regioni. Serve l’apertura alla sperimentazione: non si può perdere tempo, ma proseguire nell’applicazione delle leggi europee».