Bianco, l’esperto bersagliato dalle Iene: «Stamina è una non terapia»

Intervista al professore della Sapienza: «C’è stata un’operazione organizzata con la cooperazione di soggetti commerciali, media e movimenti di piazza»

«È stata fatta un’operazione di autentica disinformazione e manipolazione del pubblico, spingendo nell’angolo la comunità scientifica, quella clinica e le stesse famiglie dei pazienti. Prima o poi dovrà essere ben chiarito in punta di fatto chi abbia organizzato questa operazione, perché di operazione organizzata si tratta». All’indomani dell’approvazione da parte del Senato della legge sulle staminali, il professore Paolo Bianco commenta così a tempi.it il cosiddetto caso Stamina e il modo in cui è stato trattato e divulgato dai media in questi mesi. Il direttore del Laboratorio staminali del dipartimento di Medicina molecolare all’Università La Sapienza di Roma, che ha ricevuto diversi attacchi in questi mesi, tira un sospiro di sollievo perché «sono state evitate due catastrofi, a danno dei pazienti e delle casse della Sanità italiana» ma non dimentica che quella di Stamina è «una “non terapia” spacciata per terapia» e che «senza alcun dato visibile e senza che si conosca neanche in che cosa consista il presunto metodo, Vannoni va dicendo al pubblico» di avere per le mani una cura «che funziona per 160 malattie diverse».

Professor Bianco, come giudica la legge sulle staminali approvata ieri dal Senato?
In parte è una buona soluzione, perché impone che tutte le cellule da somministrare siano prodotte in condizioni Gmp (Buone norme di fabbricazione) ed è molto importante che le cellule staminali non siano più classificate come trapianti ma rimangano medicinali per terapie avanzate.

Perché è importante? Vannoni afferma l’esatto contrario.
Vannoni sostiene una cosa insostenibile: quando le cellule vengono coltivate in vitro sono esposte a rischi biologici che non esistono per le cellule usate senza coltivazione in vitro, come quelle tipicamente utilizzate nei trapianti di midollo. Ecco perché è gravissimo che si dica che bisogna risparmiare sulla produzione di cellule che vanno infuse anche in pazienti che sono già ammalati gravi. Da questo punto di vista va dato atto al ministro Lorenzin e al Parlamento di avere evitato una catastrofe a danno dei pazienti. Ma anche un’altra catastrofe è stata evitata.

Quale catastrofe?
A danno dell’intero Servizio sanitario nazionale: se infatti fosse passata la legge senza le modifiche apportate, e le cellule fossero state coltivate nelle condizioni volute da Stamina, decine di migliaia di persone sarebbero state trattate al di fuori di qualunque sperimentazione formale e in condizioni di rischio per i pazienti al costo di 8 mila euro per paziente. Moltiplicando questi 8 mila euro per 18 mila pazienti, cioè quelli che secondo Vannoni hanno richiesto il trattamento, fa 144 milioni di euro. È evidente che sarebbe stato non solo un danno per i pazienti molto grave ma anche un danno enorme per le casse della Sanità italiana.

Ha detto che questa legge è “in parte” una buona soluzione. Perché solo in parte?
Perché resta il fatto, gigantesco e incontrovertibile, che stiamo parlando di una “non terapia” spacciata per terapia da qualcuno che è estraneo al Sistema sanitario nazionale e che non ha nessuna qualificazione né per parlare di cellule staminali, né per parlare di terapie in malattie neurologiche. Nonostante questo, senza alcun dato visibile e senza che si conosca neanche in che cosa consista il presunto metodo, Vannoni va dicendo al pubblico di avere per le mani una terapia che funziona per 160 malattie diverse, tutte gravi e tutte senza una cura efficace. È gravissimo che in questo paese gli organi di stampa e molti politici non siano in grado di distinguere la medicina dalle chiacchiere.

Trattandosi di malattie gravi e per ora incurabili, molti sostengono: tanto vale provare il tutto per tutto.
Non esistono cure né terapie se non quelle che sono scientificamente validate e/o parte di linee guida riconosciute. Trattare un paziente in coma con infusioni endovenose di cellule mesenchimali è un semplice delirio e non è in alcun modo ciò di cui hanno bisogno i pazienti e le loro famiglie.

Di che cosa avrebbero bisogno invece?
Per le malattie per le quali non esistono cure, i pazienti e le loro famiglie hanno bisogno di assistenza medica, sociale e psicologica; di consulti e orientamento clinico. Eventualmente hanno bisogno di essere guidati a provare le terapie in corso di sperimentazione nel mondo che abbiano un razionale specifico e che siano soggette alle condizioni prescritte in tutto il mondo occidentale, cioè secondo innocuità e trasparenza. Per molte delle malattie di cui si è parlato in questi giorni esistono infatti sperimentazioni controllate in corso.

Se si tratta solo di “ciarle”, ritiene sbagliata la decisione del Parlamento di stanziare tre milioni per due sperimentazioni cliniche di Stamina, anche se controllate?
I tre milioni sono un gesto di grande sensibilità da parte del governo nei confronti dei pazienti e delle famiglie che hanno richiesto di essere trattati con la presunta cura. Di questo va dato atto al governo. Dal punto di vista scientifico, però, nessuno avrebbe approvato la sperimentazione clinica né finanziato una terapia sconosciuta. La cosa positiva è che adesso sarà finalmente chiaro se davvero esiste un metodo Stamina.

Vannoni sostiene che è pubblicato su internet e chiunque può rintracciarlo.
Non è assolutamente così, non è rintracciabile da nessuna parte. Ora potremo capire se ha senso continuare a dar credito a individui che vanno dicendo di aver trovato la cura per ogni male, così come hanno fatto fino ad ora alcune trasmissioni di intrattenimento. Io trovo stupefacente che in un’epoca in cui, giustamente, i pazienti chiedono di conoscere nel dettaglio la loro malattia e le possibilità di cura, alcuni scelgano di affidarsi a show televisivi. E comunque del tutto inidonei a far conoscere cose di medicina al pubblico.

Tutto il mondo, da Nature al Nobel per la medicina 2012 Yamanaka, ha criticato l’Italia per il caso Stamina. Come siamo arrivati a questo punto?
Anch’io mi chiedo come sia possibile che un paese civile di straordinaria tradizione culturale e scientifica come l’Italia sia precipitato in una situazione del genere. Ma è chiaro che una delle cause principali sta nell’improvvida maniera con cui i mezzi di comunicazione di massa hanno trattato la questione: molti degli stessi parlamentari che avevano in precedenza formulato emendamenti al decreto Balduzzi in Senato, che avrebbero causato una catastrofe, erano evidentemente del tutto inconsapevoli della materia su cui legiferavano.

Eppure il decreto Balduzzi in principio è stato approvato nonostante le critiche degli scienziati italiani.
L’Italia ha una comunità scientifica forte e internazionalmente riconosciuta e ha clinici di straordinaria qualità in ogni branca della medicina. È inconcepibile non ascoltare la voce di scienziati e clinici di rilievo internazionale. È altrettanto inconcepibile non prestare ascolto alle numerosissime famiglie di pazienti che si sono espresse in modo chiaro, consapevole, dignitoso e opposto alle cose propalate in televisione.

Cosa pensa del modo in cui i media, in particolare le Iene, hanno trattato tutta la vicenda?
È stata fatta un’operazione di autentica disinformazione e manipolazione del pubblico, spingendo nell’angolo la comunità scientifica, quella clinica e le stesse famiglie dei pazienti.

Eppure se Stamina ha cominciato a operare agli Spedali Civili di Brescia, qualcuno deve averli autorizzati.
Prima o poi dovrà essere ben chiarito in punta di fatto chi abbia organizzato questa operazione, perché di operazione organizzata si tratta.

Che cosa glielo fa pensare?
Lo dimostrano la cooperazione di soggetti commerciali, mezzi di informazione e perfino movimenti di piazza in odore di atteggiamenti eversivi (basta fare un giro sulla rete per rendersene conto). Per non parlare delle reti organizzate di avvocati incaricati a quanto pare dagli stessi proponenti della terapia di assistere i pazienti in tribunale. Si è assistito a una vicenda clamorosa sulla quale rimane ancora moltissimo da chiarire.