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Nelle banlieue è inutile ripetere i vuoti valori repubblicani. Va insegnato il coraggio di affrontare la realtà

novembre 22, 2015 Benedetta Frigerio

Intervista a una insegnante di una scuola di periferia a Parigi. «La realtà viene a chiederci il conto. Per vivere la nostra fede dovremo soffrire, volenti o nolenti»

Aveva già dovuto affrontare una volta questa situazione, e sperava di non doverlo più fare. E invece, come a gennaio dopo la strage a Charlie Hebdo, I. R., giovane professoressa di francese in una scuola media pubblica delle Banlieue, è dovuta entrare in classe il lunedì dopo il tragico weekend. Dopo lo sgomento del venerdì e la paura persino di uscire di casa il sabato e la domenica.
«Lunedì – racconta  – siamo andati a lavorare e il fatto di ricominciare è stato il primo punto di positività e di salvezza. C’è qualcosa di più grande del terrore e del male e vedo nascere in me un desiderio ancora più grande di costruire: è come se un male così radicale mi facesse desiderare un bene altrettanto radicale. Non a caso ci siamo tutti catapultati a donare il sangue, eravamo così tanti che ci hanno rimandato a casa».

Cosa ha detto ai suoi alunni che a gennaio avevano giustificato il terrorismo?
La situazione è diversa, primo perché insegno a una prima media e non a una terza, secondo per le dimensioni dell’attentato. Questa volta poi non c’era alcuna provocazione, come quella dissacrante di Charlie Hebdo, che aveva portato tanti a giustificare gli attentati e a trovare un capro espiatorio. Di fronte a un male ingiustificabile di queste dimensioni, l’unica reazione è stata di paura. Gli alunni mi domandavano se i terroristi erano stati tutti uccisi e se potevano stare tranquilli. Ho risposto loro la verità, che fuori ce ne sono altre migliaia. «Perché fanno questo?», mi ha chiesto una ragazza. Le ho spiegato la radice del male, che è anche in noi. Poi dirò loro da dove nasce il perdono e leggerò con loro la lettera di Antoine Leiris, il giornalista francese marito di una delle vittime, che ha scritto così: «Se il Dio in nome del quale uccidete ciecamente ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo della mia donna sarà allora una ferita nel suo cuore. E io allora non vi farò il dono di odiarvi».

leggiamo che molti esponenti dell’intelligentsia francese tornano a riproporre i valori repubblicani. Laicitè e umanitarismo sono una risposta adeguata al nichilismo jihadista?
Questi appelli, innanzitutto, non hanno presa, perché i ragazzi non sono stupidi: valori vuoti sono privi di efficacia. Faccio un esempio: se la tolleranza non è spiegata come possibilità di accoglienza dell’altro per l’arricchimento della mia identità non ha conseguenze utili. A scuola ci è stato chiesto di fare un minuto di silenzio: qualcuno ha detto ai ragazzi di mandare messaggi buoni ai propri cari tramite la telepatia, mentre io ho detto loro che il silenzio permette di guardare alle proprie domande e alla realtà che c’è, nonostante tutto, e che rimanda a Dio, a qualcosa di più grande dell’apparenza e del male. Se invece neghiamo la trascendenza come contenuto dei valori, i ragazzi, che cercano un ideale più grande di sé per cui vivere, cadono in preda di chi gli offre una trascendenza falsa.

Pensa che quanto accaduto possa attrarre altri giovani nelle file islamiste?
Sì, temo poi chi accusa tutte le persone musulmane in generale, perché costringono coloro che vivono un’appartenenza etnica e sociale radicata a fare un scelta radicale, spingendo la gente nelle braccia degli estremisti. Quello che cerco di fare è partire da ciò che ci accomuna, che è la nostra umanità.

Lei è cattolica, cosa ha da dire questo fatto ai cristiani?
Venerdì sera, prima degli attentati, ero in una parrocchia a insegnare il francese agli immigrati. Li guardavo e mi chiedevo che ci facessero qui. Credo che l’unica possibilità che abbiamo è che sia loro sia i francesi incontrino Cristo. È così che può nascere una cultura diversa e una politica di integrazione intelligente.

Da anni la Francia cerca di relegare la sfera religiosa e i suoi simboli nelle sagrestie.
Sì, ma ora la realtà viene a chiederci il conto. Non possiamo più pensare di vivere borghesemente la nostra fede perché per viverla dovremo soffrire, volenti o nolenti. Penso a tanti fratelli cristiani del Medio Oriente morti martiri: non credo fossero tutti santi o eroi eppure hanno dato la vita. È come se questo male fosse permesso proprio per la maturazione della nostra fede. Ieri, in classe, mentre guardavo i ragazzi pensavo: forse ora impareranno cos’è il coraggio, cioè la capacità, oggi eliminata dalla nostra società, di stare in piedi di fronte alla realtà, di affrontarla tutta.

Lei continua a parlare di positività. Dove la vede nella sua vita?
Nelle testimonianze di alcuni parigini che hanno rischiato la vita per altri o che dicono di non odiare i carnefici dei propri parenti. E poi sento crescere in me un’esigenza di verità totale e il desiderio di costruire e cercare il bene, per vedere come Cristo dentro la realtà vince ancora una volta la morte.


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16 Commenti

  1. Filippo81 says:

    I “valori ” emersi dalla rivoluzione francese…….in primis tagliare la testa a coloro che la pensano diversamente, esattamente come fanno gli assassini dell’isis ! Se proprio vogliamo parlare di valori (libertà, giustizia,solidarietà.ecc) bisogna ritornare alla Radice di questi valori.

  2. Daniele says:

    “Venerdì sera, prima degli attentati, ero in una parrocchia a insegnare il francese agli immigrati. […] Credo che l’unica possibilità che abbiamo è che sia loro sia i francesi incontrino Cristo”
    Quindi l’idea di “integrazione” che ha questa geniale insegnante è che tutti diventino cristiani. I francesi laici devono diventare cristiani, gli immigrati islamici devono convertirsi al Cristianesimo.
    Sono sicuro che apprezzaranno la proposta. Peraltro molto simile a quella dell’ISIS, benché di segno opposto.

    • underwater says:

      Il Battesimo ha integrato i popoli germanici ed è nato il Sacro Romano Impero.

    • Filippo81 says:

      Come al solito il nostro Daniele cerca il pelo nell’uovo ( in malafede).Nessuno “deve” convertirsi al Cristianesimo, il paragone con l’isis,poi, dimostra poi un’ignoranza cinica, crassa e illimitata.SVEGLIAAAAA, Daniele !

    • Cisco says:

      @Daniele

      Certo, come no: infatti tra sperare che un uomo incontri Cristo e si converta liberamente a Lui e minacciarlo di convertirsi pena la morte è proprio la stessa cosa, non c’è che dire…

      • Daniele says:

        Mi riferivo alla visione, non ai metodi. Integrazione significa accettare l’altro nella sua diversità, non farlo diventare uguale a te.

        • Filippo81 says:

          Il Cristiano non vuole che una persona “diventi uguale a egli”, io personalmente mi sono convertito da adulto, tramite un gruppo di amici che mi hanno sempre accettato e valorizzato per quello che sono, quindi nessuna prevaricazione subita.Il Cristiano intelligente sa che ognuno di noi è unico e irripetibile, che è il contrario di quello che predica il modernismo o di quello che predicano gli assassini isis,cioè l’omologazione totale delle persone al potere dominante,in modo “pacifico” tramite la manipolazione culturale nel primo caso e con le armi e il terrore nel secondo caso.

        • Cisco says:

          @ Daniele

          Quella non è integrazione, e’ al massimo tollerante ghettizzazione, cioè la visione utopica illuminista. La convivenza pacifica e’ possibile solo se si hanno valori di riferimento condivisi, cioè sulla base della ragione autentica, legata alla realtà perché crede che la realtà esiste.

          • xyzwk says:

            E chi stabilisce quali sono i valori autentici da condividere per convivere in pace? La realtà ognuno la interpreta a modo suo, cristiani compresi i quali la interpretano attraverso i testi che considerano la Verità abdicando anche il giudizio proprio. Esattamente come fanno i seguaci di altre religioni. Almeno i non credenti rispondono solo per la propria personale interpretazione della realtà, assumendosene in prima persona la responsabilità.

            • To_Ni says:

              Tu li interpreti a modo tuo perché parli senza alcuna cognizione. approfondisci e ti appariranno più chiari . “Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto” (Benedetto XVI). So che per te è una cosa brutta brutta parlare di “natura” e di “ragione” . Natura e ragione non consentono arbitrio sul cosa è un essere umano e lo tutelano sempre da ogni potere e violenza , cosa che a te non piace dato che leghi al potere del momento cosa è un essere umano (per es. con l’aborto).

        • Cisco says:

          @Daniele

          E’ il laicismo francesce (oltre alla ideologia del gender) che vuole annullare le differenze invece di valorizzarle, l’esatto contrario di quanto vogliono i cristiani. I cristiani vogliono convivere con tutti, ma sulla base di principi “naturali” (ragionevoli), che in quanto tali devono essere condivisi, pena l’impossibilità di convivere. Non una Dea Ragione, ma una Ragione Allargata, come direbbe BXVI.

  3. Cisco says:

    @Luigino

    Ma che razza di risposta è? Gli ebrei prima della nascita di Israele erano felici di essere perseguitati e non avere un posto in cui vivere in pace? La realtà è che tutti i popoli hanno diritto a una nazione, è un diritto naturale. Non deve certo essere la “felicità”, ma il diritto, la linea guida della politica internazionale: qundi critica pure Israele per il mancato rispetto del diritto internazionale, ma mettere in dubbio la sua esistenza è ridicolo oltre che pericoloso.

  4. xyzwk says:

    Cioè in pratica o con voi o niente convivenza pacifica? Non ti rendi conto che altri potrebbero dire lo stesso rispetto ai propri valori? Ognuno ha i suoi e non ne esistono di migliori o peggiori. Convivere significa rispettare i valori del prossimo anche se non si condividono!

    • To_Ni says:

      Ma proprio non ci arrivi. Non capisci che tolleranza è sopportazione di ciò che può essere diametralmente opposto al proprio modo di pensare . Ti confondi con il “conformismo livellatore” che vuole che ogni cosa sia uguale ad un’altra.. Per questo dici la boiata che non esistono valori “migliori o peggiori”. E’ una boiata perché dimostra che non si ha l’idea di cosa è un valore o che dimentichi che ci sono valori fondati sul diritto al sopruso.
      Questa cosa ti è stata detta milioni di volte da tutti ma tu. oltre a non sapere replicare o a limitarti di cercare di deviare il discorso, lo riproponi a giorni alterni. Perché lo fai?

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