Simone: «Che differenza c’è tra me e voi fuori? Nessuna»

«Posso leggere, scrivere, mangiare, fare l’ora d’aria, parlare con gli altri avendo uno scopo». Tredicesima lettera dal carcere di San Vittore.

Tredicesima lettera inviata a tempi.it da Antonio Simone, detenuto nel carcere di San Vittore a Milano. In coda trovate le precedenti missive.

Qui in Piazza Filangieri l’attività principale è fare passare il tempo senza uscire di testa.
Ognuno ha le sue teorie, ma – in sostanza – tutte si palesano nella ripetitività ossessiva della scelta fatta.
Se tutto si ripete sempre dalla mattina alla sera, il tempo sembra correre ed arriva subito la mattina dopo. E tutto ricomincia a ripetersi.
Per certi aspetti, è una situazione para-conventuale. Eppure è proprio la ripetitività il rischio più grande, soprattutto quando non c’è un senso in quello che si fa.

E allora, ecco!, irrompe la lettera di un amico che quarantuno anni fa ho conosciuto fra i primi amici di Gs (Gioventù studentesca, ambito giovanile di Cl, ndr), con cui ho vissuto l’esperienza di una storia di comunione. Mi scrive: «Cosa mai ci lega così a te, attraversando tempo e spazio?». E mi fa una proposta: «Ti chiedo di fare una cosa, se vuoi e se puoi: offri la tua fatica di un giorno lì in carcere (un giorno, non tutti, anche uno solo è già tanto) per la guarigione di una cara amica. Può essere un buon affare».

Posso offrire la fatica di un giorno.
Posso dare senso a un giorno.
Posso leggere, scrivere, mangiare, fare l’ora d’aria, parlare con gli altri avendo uno scopo.
Ma, scusate, che differenza c’è tra me e voi fuori da questo carcere?
Nessuna. Se c’è un senso. Se si offre.

Antonio Simone

Lettere precedenti:

1. Lettera dal carcere di Antonio Simone. Con una domanda a Repubblica

2. Anche da un peccato può nascere un po’ più di umanità

3. «Ezio Mauro, se vuoi farmi qualche domanda, sono pronto»

4. Io, nel pestaggio in carcere con cinghie e punteruoli

5. La rissa e l’evirazione. Storie di ordinaria follia a San Vittore

6. In quel buio che pare inghiottirmi, io ci sono

7. Repubblica mi vuole intervistare. Ok, ma a due condizioni

8. Cresima in carcere con trans. Sono contento

9. Mi dimetto da uomo. Meglio essere un porco

10. Gli scarafaggi, il basilico e l’urlo nella notte

11. «Amico, posso diventare anche io di Comunione e libertà?»

12. «Sono di Cl non perché sono giusto. Ma per seguire una via»