Antonio Simone: Ikea festeggia la condanna definitiva. Festa con incendio

“Ha preso fuoco il deposito delle bombolette da campeggio usate per cucinare in cella. Botti, fuoco fino al quarto piano, pompieri, polizia e secondini”. Quattrodicesima lettera dal carcere di San Vittore.

Quattordicesima lettera inviata a tempi.it da Antonio Simone, detenuto nel carcere di San Vittore a Milano. In coda trovate le precedenti missive.

Ieri sera abbiamo festeggiato con una torta (“panetteria famosa del paradiso”) e un tiramisù che Ikea (soprannome di un compagno di cella di Simone, ndr) ha preparato in cella per tutti noi. Abbiamo brindato con acqua (per fortuna non c’è niente di alcolico in carcere, la follia è sufficiente) per festeggiare la chiusura del processo di Appello dello stesso Ikea. Lo hanno condannato a quattro anni e otto mesi per rapina (lui la chiama “tentato prelevamento dal bankomat e dal caveau”).

Sì, abbiamo festeggiato una condanna che per lui diventa definitiva, ma così se ne va dall’inferno di San Vittore. Evito di spiegare i conti per cui fra anni già fatti, malattie e tutto il resto forse potrà essere assegnato a un carcere vicino ai suoi figli (Roma). Starà dentro ancora un po’ e poi potrebbe uscire.

Dopo la festicciola siamo andati a letto e ci siamo messi a guardare un film, ma San Vittore voleva anche lui festeggiare Ikea. E’ scoppiato un incendio perché ha preso fuoco il deposito delle bombolette da campeggio usate per cucinare in cella. Centinaia di botti, fuoco fino al quarto piano, pompieri, polizia e secondini.

Ai detenuti del nostro raggio, quello vicino all’incendio, per precauzione sono state aperte le porte delle celle e sono stati fatti uscire.
Sono venuti tutti a festeggiare Ikea.

Antonio Simone
Lettere precedenti:

1. Lettera dal carcere di Antonio Simone. Con una domanda a Repubblica

2. Anche da un peccato può nascere un po’ più di umanità

3. «Ezio Mauro, se vuoi farmi qualche domanda, sono pronto»

4. Io, nel pestaggio in carcere con cinghie e punteruoli

5. La rissa e l’evirazione. Storie di ordinaria follia a San Vittore

6. In quel buio che pare inghiottirmi, io ci sono

7. Repubblica mi vuole intervistare. Ok, ma a due condizioni

8. Cresima in carcere con trans. Sono contento

9. Mi dimetto da uomo. Meglio essere un porco

10. Gli scarafaggi, il basilico e l’urlo nella notte

11. «Amico, posso diventare anche io di Comunione e libertà?»

12. «Sono di Cl non perché sono giusto. Ma per seguire una via»

13. «Che differenza c’è tra me e voi fuori? Nessuna»