Anime in ceppi

Il 6 agosto, a Sassari, “Difendiamo il futuro”, Cdo e Tempi premieranno Gregoire Ahongbonon, l’ex gommista che in Costa d’Avorio ha liberato 2.500 malati mentali dalle catene

Non è una storia comune. È la storia di un gommista che un giorno si mette a curare i pazzi, nella foresta africana. Che li va a cercare e liberare dai tronchi d’albero cui sono incatenati, nei loro villaggi, perché nel cuore dell’Africa i pazzi sono ancora creature possedute dagli spiriti maligni.
Au bois, si dice in Costa d’Avorio: avvinti ai ceppi vengono tenuti i folli, per mesi ed anni. Perché non scappino. Qualcosa da mangiare e da bere, il minimo. Fino a che non muoiano. Quelli ogni tanto urlano grida senza senso, oppure tacciono, arresi e inebetiti. Non hanno che da aspettare la fine. Così è, nella tradizione locale, da sempre. L’ex gommista si chiama Gregoire Ahongbonon, nato in Benin nel 1953, terza elementare, sposato, sei figli. Un nero piccolo di corporatura, simpatico, cocciutissimo, dicono, uno che si fa centinaia di chilometri per andare a liberare un altro povero cristo incatenato. Sono anni che s’è messo a fare la sua silenziosa rivoluzione. Amici, missionari, sacerdoti lo avvertono. Lui arriva, chiede il permesso alla famiglia, promette che può curare quel figlio, quel fratello. Gli si avvicina, nel silenzio attonito di tutto il villaggio. Gli parla – parla a ciò che resta di un uomo da anni legato come un cane.
Racconta Marco Bertoli, uno psichiatra italiano che ha seguito Gregoire nelle sue spedizioni: «È stata una scena straordinaria. Quel poveretto era lì, assente, che non aspettava niente se non di morire. Gregoire gli si è chinato accanto, lo ha chiamato per nome, gli ha detto “vieni, ti porto via”. Quello lo fissava, e non capiva. Allora Gregoire lo ha liberato dalle catene, lo ha lavato con delicatezza. Sulla faccia dell’uomo c’era stupore: quel prendersi cura di lui, quello sì, riusciva a capirlo. Poi ha seguito Gregoire senza una parola – come un bambino. Liberare dalle catene, chiamare per nome, lavare: aveva un sapore evangelico la scena che ho visto in quel villaggio».
Ma perché, ma come un gommista africano un giorno capovolge la sua vita così? Prima dei trent’anni Gregoire era un tassista benestante, un uomo dalla vita vivace e sregolata. Poi, disavventure finanziarie, e una profonda crisi. Nel 1982, di un pellegrinaggio a Gerusalemme gli rimangono impigliate nella memoria queste parole: «Ogni cristiano deve posare una pietra per costruire la Chiesa».
Gregoire è uno che le cose le fa sul serio. Dall’orlo del suicidio che aveva sfiorato, al buttarsi nelle carceri del suo paese, sorta d’inferno in terra, ad abbracciare gli ultimi. Ma il più ultimo lo incontra un giorno in una fogna della capitale. È sudicio, straparla, ed è completamente nudo. In Africa, la completa nudità è l’emblema della follia. Mentre nelle campagne il folle è incatenato, nella città vaga nudo e randagio. Perché proprio per lui quell’incontrollabile tenerezza? È il primo pazzo di Gregoire.
Ad oggi, sono oltre 2.500 quelli che ha accolto e liberato. Curato: imparando dai medici a somministrare gli psicofarmaci elementari disponibili nel paese. E gli psichiatri occidentali che assistono alle visite tacciono. Bertoli: «Colpisce la sensibilità che ha verso gli ammalati».
Racconta ancora il medico italiano che esistono nella foresta villaggi che vivono della custodia dei folli. Sette animiste, che pure incatenano e maltrattano i pazzi, ma dietro compenso, e non lasciano avvicinare nessun estraneo. Da lontano si sentono le grida dei prigionieri. Qui Gregoire deve fermarsi, la rabbia in faccia, impotente.
Moltissimo ha fatto, però, e molto vuole fare. Non da solo. Ha suscitato attorno a sé un grande numero di amici, missionari, ex pazienti, e un’impressionante quantità di iniziative. L’associazione San Camillo di Bouaké dall’83 ha rimandato a casa centinaia di malati guariti, costruito centri di accoglienza, un ospedale per i poveri, e si occupa della cura e del sostentamento di 1.400 malati (Per informazioni e contributi, www.gregoire.it).
A questo ex gommista dal singolare destino, che per amore di Cristo libera uomini trattati come animali, il 6 agosto prossimo alle ore 18.30 nell’Aula Magna dell’Università di Sassari, per iniziativa dell’associazione “Difendiamo il futuro Sardegna”, della Compagnia delle Opere e di Tempi, verrà assegnato il Premio Internazionale Libertà e Promozione dell’Uomo. 2.500 euro certamente ben spesi.