Google+

Andare a scuola in Nigeria col terrore di Boko Haram. Storia di Godiya, che non vuole darla vinta ai terroristi

febbraio 4, 2015 Leone Grotti

La sorella di una delle 276 ragazze rapite a Chibok ha cercato fondi per farle studiare gratuitamente. Nonostante il timore di ritorsioni da parte dei jiahdisti

Quando i terroristi islamici di Boko Haram le hanno svegliate di notte, prelevate dal dormitorio della scuola di Chibok e caricate su un camion, le hanno avvertite di non provare a scappare. «Altrimenti vi uccidiamo». Asabe e Ruth, sorelle, hanno deciso di rischiare e, saltate giù dal camion, hanno cominciato a correre senza voltarsi indietro. Così le due sorelle, rapite il 14 aprile insieme ad altre 276 ragazze nigeriane, si sono salvate da Boko Haram, che non ha mai liberato le altre 219.

EVITARE LA SCUOLA. Da quel giorno Asabe e Ruth, come tanti altri studenti, hanno imparato a stare alla larga dalla scuola, considerata dai jihadisti il malvagio veicolo di valori occidentali “haram”, vietati. Hanno anche imparato a dormire nella boscaglia, per evitare eventuali attacchi di Boko Haram. Almeno fino a quando non hanno incontrato Godiya, donna di 27 anni, che ha proposto loro di frequentare gratuitamente l’Università americana della Nigeria a Yola, capitale dello Stato settentrionale di Adamawa, 270 chilometri a sud di Chibok.

scuola-nigeria-chibokLA SORELLA RAPITA. La sorella di Godiya è tra le 57 ragazze rapite a Chibok e riuscite a scappare (foto in alto). Se lei si prende «il rischio di diventare un obiettivo per Boko Haram, aiutando le ragazze a tornare a scuola», è perché non vuole darla vinta ai terroristi. Tornata con la sua famiglia nel villaggio natale di Chibok dopo che il padre, poliziotto, sfuggì per miracolo nel 2004 a un attentato, si trovava a Yola all’Università americana della Nigeria per lavoro quando sua sorella è stata rapita dai jihadisti.

«BASTA CON LA SCUOLA». Quando la sorella, miracolosamente, tornò a casa, il padre disse a Godiya: «È la seconda volta che bruciano la scuola di tua sorella. Non ho nessuna intenzione di mandarla a scuola di nuovo». È allora che Godiya decise di fare qualcosa e, d’accordo con i suoi superiori, ha messo in piedi una fondazione raccogliendo 50 mila dollari in donazioni per far studiare 10 ragazze nell’ateneo. Non avrebbe mai pensato, però, che trovare le ragazze sarebbe stato più difficile che trovare i soldi.

REAZIONI DELLE FAMIGLIE. La maggior parte delle famiglie delle ragazze rapite e tornate vive temevano ritorsioni. Molti ricordavano ancora come i jihadisti, tornati una seconda volta a Chibok, avessero decapitato i due psicologi mandati dal governo per aiutare il villaggio a riprendersi dopo il primo attentato. Così molti genitori si sono rifiutati, altri hanno fatto finta di non avere figlie, altri ancora hanno mentito dicendo di averle sposate.

ragazze-rapite-nigeria-chibok-boko-haram«L’EDUCAZIONE FA PAURA». Dopo un mese circa di ricerche, Godiya è riuscita a mettere insieme 11 ragazze e 11 genitori che non volevano più restare nel villaggio. Prima di partire verso Yola, ad agosto, una madre disse: «L’educazione fa paura. Così tante persone ci hanno scoraggiato, dicendo che non dovremmo mandarle a scuola perché verranno rapite di nuovo. Ma noi ci stiamo fidando di voi».

«VOGLIAMO AIUTARE CHIBOK». Dopo quel primo gruppo, altri genitori si sono convinti e altre 10 ragazze si sono unite alle prime 11. Arrivate all’università nell’agosto 2014, ognuna ha preso la sua strada e intrapreso studi diversi ma tutte hanno le idee chiare: «Vogliamo imparare e tornare indietro per aiutare il villaggio di Chibok». Del loro rapimento però non parlano con nessuno: «Mi hanno detto che pregano insieme tutte le sere», racconta al Guardian Margee Ensign, che ha aiutato Godiya a fondare l’associazione. «Ne parlano anche ogni tanto, ma solo tra di loro».

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

2 Commenti

  1. Mauro says:

    Tra pochi decenni anche le nostre figlie correranno il rischio di vivere le stesse situazioni, qui in Europa.

    Però la nostra società sarà un sacco ‘multiculturale’, per la libidine di tanti buonisti che in realtà dimostrano solo scarso attaccamento al nostro modello socio-culturale e scarsa consapevolezza dei sacrifici fatti per arrivare a questi livelli di progresso sociale e democratico.

La rassegna stampa di Tempi
MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
Banco alimentare

Tempi Motori – a cura di Red Live

Comfort, connettività, sicurezza e design al servizio delle aziende

L'articolo Renault presenta la gamma Business proviene da RED Live.

Pronta al debutto al prossimo Salone di Parigi, la wagon del Leone getta il guanto di sfida alle rivali premium. Con un sacco di argomenti, a cominciare dal design

L'articolo Nuova Peugeot 508 SW, cambio di rotta proviene da RED Live.

Sostituisce la Serie 6 e diventa la M più potente mai prodotta. Trazione integrale, quattro ruote sterzanti, eleganza e opulenza. Per andare veloci in qualunque condizione

L'articolo BMW Serie 8 Coupé, a volte ritornano proviene da RED Live.

In programma dal 20 al 22 luglio al Misano World Circuit, il WDW (World Ducati Week) di quest’anno si preannuncia rovente: i piloti Ducati si sfideranno in sella alla Panigale V4 S.

L'articolo The Race of Champions: la sfida tra campioni al WDW 2018 proviene da RED Live.

Sapete che il 60% delle V7 III, al momento dell’acquisto, sono richieste con almeno un accessorio montato (con prenza per quelli di ispirazione Scrambler o Dark)? Di più: per la sola V7 esistono a catalogo 200 parti speciali – fra queste ci sono ben 8 selle – mentre, se consideriamo tutti i modelli Moto Guzzi, […]

L'articolo Prova Moto Guzzi V7 III Rough, Milano e Carbon proviene da RED Live.