«Altro che pax bioetica, questa è la pace dei cimiteri»

Dall’eutanasia alle trascrizioni dei figli della surrogata «il silenzio sui temi etici non è neutrale, è politica. Significa rimettere alle corti l’ultima parola sui princìpi non negoziabili, e fare i furbi». Parla Assuntina Morresi

«Non esiste alcuna pax bioetica, esiste l’indifferenza bioetica. A dieci anni dalla morte di Eluana Englaro possiamo celebrare i funerali della riflessione pubblica». Dopo aver letto la relazione del leghista Roberto Turri sulla proposta di legge d’iniziativa popolare “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia”, Assuntina Morresi che dal 2006 fa parte del Comitato Nazionale per la Bioetica, organo di consulenza della presidenza del Consiglio dei Ministri, si chiede cosa sia rimasto delle battaglie attorno al “diritto a morire” che dieci anni fa videro politica e società civile prodigarsi nel tentativo di salvare la vita di Eluana Englaro a fronte di chi voleva legittimare l’idea che esistessero vite che non valesse la pena vivere. «Con il caso Englaro la Consulta chiese al parlamento di fare una legge sul fine vita e il governo Berlusconi tentò di limitare i danni con la “legge Calabrò”, purtroppo bloccata a un passo dall’approvazione finale “grazie” al governo Monti, con cui già si proponeva la bugia della pace bioetica. Ma la storia evidentemente non insegna niente», dichiara a tempi.it.

La proposta di legge per la quale sono state depositate oltre 130 mila firme raccolte dall’Associazione Luca Coscioni, è ora all’esame nelle Commissioni congiunte Giustizia e Affari Sociali: nella prima il relatore è il leghista Roberto Turri, nella seconda il pentastellato Giorgio Trizzino. Nella sua relazione Turri sottolinea che il rapido incardinamento della proposta di legge è stato determinato, oggi come allora, dalla sentenza di una Consulta che sul caso Cappato ha dato un anno al parlamento per legiferare sul fine vita in quanto «l’attuale assetto normativo lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti». In pratica, i giudici pretendono una legge, altrimenti ci penseranno loro e la “colpa” sarà del Parlamento.

Turri dice alle agenzie che «da parte della Lega non c’è nessun preconcetto ideologico, nessuna posizione contraria a prescindere. Ciò non vuol dire che siamo a favore, ma cercheremo di trovare una soluzione il più condivisa possibile».
L’unica soluzione possibile per chi si dice “né contrario, né a favore” è fare una legge per evitare di lasciare mano libera fra un anno alla Consulta. La posizione dei Cinque Stelle la conosciamo dalla scorsa legislatura, e comunque c’è il ddl Mantero. La Lega ha una legge nel cassetto? Era obbligatorio calendarizzare questa? Tutti parlano della “legge di iniziativa popolare sostenuta dai Cinque stelle”, ma i relatori sono due e dalla relazione asettica di Turri e dalle sue dichiarazioni, non sembra affatto che la Lega “freni” sull’eutanasia come scrivono i giornali. 

Secondo lei, Roccella o Giovanardi o Sacconi avrebbero fatto da relatore alla legge Cirinnà?
No. Non conosco il protocollo a Commissioni congiunte, ci fosse anche un motivo tecnico o di controllo del testo della proposta di legge sarebbe bene che lo chiarissero. E che i leghisti chiarissero la loro posizione sul fine vita.

Perché chiarirla, non c’è la moratoria sui temi sensibili?
Che assurdità. È come dire “facciamo una moratoria sulla pioggia”, puoi non occupartene ma piove lo stesso, gli eventi accadono, accadono i dj Fabo, accadono cose fuori dall’agenda di governo sulle quali è letteralmente impossibile, per chi governa un paese, non avere una precisa opinione a riguardo. Potrei fare una lunga lista delle cose gravi che sono passate nell’indifferenza della politica. Chi ha salutato con gioia l’avvento della pax bioetica non ha capito che il silenzio su questi temi, non è neutrale, il silenzio è politica. Lo abbiamo già visto sull’utero in affitto.

La Lega non ha mai avallato la surrogata, ha fatto forti dichiarazioni contro. 
Ma non si è comportata di conseguenza. Sulle registrazioni all’anagrafe dei bambini nati da utero in affitto all’estero (sanzionato dalla legge 40 e perseguibile mediante l’articolo 9 del codice penale) è calato il silenzio. Stiamo ancora aspettando il parere dell’Avvocatura dello Stato a cui il Ministro degli Interni, mesi fa, ha detto di avere chiesto indicazioni. Da agosto non sappiamo nulla. E i comuni hanno continuato indisturbati a trascrivere gli atti di nascita. Io ricordo che perfino Alfano, e sottolineo il “perfino”, fece un atto contro le trascrizioni. O contribuì a dare la cittadinanza italiana ad Alfie Evans, sempre per ricordare i “casi eccezionali” che qualche volta smuovono le coscienze. E qui?

Cosa significa che il silenzio è politica?
Adesso ci sono le elezioni, poi la manovra, poi chissà. Il rischio ora è che, per paura della patata bollente, si perda l’anno e si eviti di legiferare, con la comoda prospettiva di dare poi la colpa alla Corte Costituzionale, e lasciare fare a lei. Così come per le trascrizioni, aspetteranno un pronunciamento di qualche tribunale così da dichiarare che la politica non ci mette mano. Ma questo non è dichiararsi neutrali: questo vuol dire rimettere alle corti l’ultima parola sui princìpi non negoziabili, e fare i furbi. E anche questa è politica. Chiunque conosca realmente queste tematiche sa bene che non è possibile fermare l’avanzata dei pronunciamenti sull’eutanasia semplicemente dicendo che c’è la “pace bioetica” e quindi il governo non se ne occuperà. A differenza di dieci anni fa io vedo una maggioranza silenziosa: si capisce che sui temi antropologici la maggioranza taccia, per non mettere in pericolo l’alleanza di governo, ma dove sono i cattolici che si sono presentati con la Lega? Dov’è l’intergruppo su vita e famiglia mentre leggiamo Turri dire che è necessario «procedere con cautela, andando oltre le posizioni politiche di ognuno e la personale sensibilità di ciascuno»? E che «da parte della Lega non c’è nessun preconcetto ideologico, nessuna posizione contraria a prescindere. Ciò non vuol dire che siamo a favore, ma cercheremo di trovare una soluzione il più condivisa possibile»? Una pace bioetica è tale se serve a riflettere sulle conseguenze di ciò che fu fatto nelle precedenti legislature. E a porvi rimedio. Capisco che il fine vita non sia la priorità del governo, ma qui intanto che ci si scontra per 49 migranti e si rischia che venga incriminato un ministro per la nave Diciotti, continua a piovere. 

Intanto in Francia il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne ha condannato Vincent Lambert a morire di fame e di sete. Secondo i giudici continuare a curarlo, oltre che a fornirgli alimentazione e idratazione, costituisce «ostinazione irragionevole». Eppure i periti nominati dallo stesso tribunale avevano stabilito il contrario. 
Il caso di Lambert è emblematico: nel paese di uguaglianza, libertà e fraternità accade che un tetraplegico in minima coscienza, (che non è lo stato vegetativo) che non è attaccato ad alcuna macchina per vivere, resti imprigionato in una struttura in attesa che le corti decidano di dare ragione ai genitori, che chiedono che possa continuare a vivere, o alla moglie, che ne pretende invece la morte di stenti. E l’esito di questa complessa vicenda giudiziaria (l’ultima speranza per la madre dell’uomo, Viviane Lambert, è che il Consiglio di Stato ribalti la decisione, ndr) è la negazione di qualunque ragione medico scientifica.

Perché?
Ma perché uno deve per forza migliorare perché la cura non sia dichiarata una ostinazione irragionevole? Allora tutte le patologie con esito infausto, penso a tante malattie rare, o le condizioni non risolvibili, penso alla “semplice” sindrome di down, come dovremmo trattarle? Cosa significa migliorare: guadagnare alcune funzionalità in piccola parte, riguadagnare l’autonomia? Torniamo sempre alla domanda: quale vita è degna di essere vissuta e chi lo stabilisce? L’impressione quando sentenziano i tribunali amministrativi, come successo in Francia, è che vi sia una preoccupazione procedurale invece che sul merito. Irragionevole non è tenere in vita un malato tutt’altro che terminale, e a favore del quale si sono schierati a più riprese decine e decine di medici (dopo l’appello sul Figaro, altri 55 specialisti del settore hanno scritto al tribunale «contestiamo il protocollo di valutazione adottato e i risultati della perizia medica», ndr), ma impedirgli di essere tenuto in vita in altre strutture che si sono offerte di stargli accanto. Ma pochi sanno cosa sta accadendo in Francia, dove i giornali abbondano di domande, editoriali, prese di posizione. E invece noi, altro che pax bioetica: in Italia stiamo vivendo la pace dei cimiteri.

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