Altro che aiuti. L’Europa voleva darci i soldi per mettere in galera i migranti

Il ministro degli Interni, Marco Minniti, svela le trattative con Bruxelles dopo gli sbarchi di giugno. Soldi non per accudirli o integrarli, ma solo per lasciarli in Italia

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Migranti: 140 su nave Msf diretta a Pozzallo

C’è pure spazio per una barzelletta nell’intervista che oggi sul Giornale Gian Micalessin fa al ministro degli Interni Marco Minniti. Una barzelletta in linea con la fama di “cattivissimo” con cui anche Tempi dipinse il ministro in una copertina di qualche mese fa: «Il Signore è pronto a esaudire i desideri di un romano, di un sardo e di un calabrese. Il romano sogna di diventare l’antico imperatore Augusto, il sardo chiede mille pecore e il Signore li accontenta entrambi. Ma sapete che gli chiede il calabrese? “Dio ti prego fai morire le pecore del sardo”».

minniti-tempi-copertinaSOLDI PER HOT SPOT. A parte le boutade, Minniti rivela le trattative avvenute con l’Europa sulla vicenda migranti: «Sapete cosa ci offrirono i nostri amici di Bruxelles dopo quelle giornate tragiche e tremende? Semplicemente più soldi per creare nuovi hotspot» (che servono non solo a identificare, ma anche a trattenere i migranti).
Il riferimento è al 27 e 28 giugno, quando, nel giro di poche ore, 27 navi europee, anche di Ong, permisero lo sbarco di 12 mila migranti sulle nostre coste.

VERE E PROPRIE GALERE. Quindi euro non per accogliere, ma per fare in modo che non si muovessero dall’Italia, come chiosa uno dei presenti al colloquio: «Ci proponevano di fare dei centri di internamento, cioè delle vere e proprie galere, persino per i minori non accompagnati».
Insomma, tenetevi i migranti in Italia, non fateli arrivare in Francia, in Svizzera, in Austria… Per questo, spiega il ministro, la strada giusta è ora trattare direttamente con la Libia, evitando gli “aiuti” europei.

Foto Ansa

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