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Alfredo Romeo, dopo sei anni di processo, è innocente. Ma solo per tre giorni

luglio 19, 2014 Emanuele Boffi

Dopo sei anni di processi i giudici hanno man mano assolto tutti i 23 imputati e hanno cassato tutti i 22 capi di imputazione. Scusate, non era vero niente.

Alfredo Romeo è stato assolto. Chi è Alfredo Romeo?, si chiederà la maggior parte dei lettori. E già la domanda è significativa di come siano ridotte oggi l’informazione e la giustizia in Italia. Perché al medesimo quesito, la maggior parte dei lettori avrebbe saputo dare un’indicazione, almeno approssimativa, sei anni fa, quando il volto dell’imprenditore appariva sui maggiori quotidiani e tg nazionali accanto a parole come «sistema», «lobby», «magnanapoli», «sultano», «cricca», «harem».

Sei anni dopo, dopo molti processi, dopo molte parcelle di avvocati pagate, dopo un suicidio – quello di Giorgio Nugnes, assessore, travolto dall’inchiesta “Global Service” –, dopo che la giunta di centrosinistra di Rosa Russo Iervolino è saltata a gambe all’aria, la Cassazione ha annullato «senza rinvio» la condanna ricevuta dall’imprenditore napoletano in appello con la formula «il fatto non sussiste». Dopo sei anni di processi – molti posti di lavoro persi, molte articolesse di giornale sul malaffare, sulla corruzione, sugli affari illeciti napoletani – i giudici hanno man mano assolto tutti i 23 imputati e hanno cassato tutti i 22 capi di imputazione. Scusate, non era vero niente.

Eppure, sei anni fa, le parole dei pm che conducevano l’inchiesta e i titoli dei giornali erano piuttosto assertivi. Si parlava di giri di milioni (300? 400?), di una piovra e un sistema corruttivo impenetrabile, oscuro e tentacolare. Ecco, gli aggettivi. Come ha fatto giustamente notare il Foglio, bisogna sempre diffidare delle inchieste che, quando ci vengono presentate dai magistrati e dai loro gazzettieri, abbondano di aggettivi. I barocchismi servono a nascondere la mancanza di fatti. Se non c’è la “ciccia” s’abbonda con la “cipria”. Se non ci sono le “prove”, si spinge l’acceleratore sulle “suggestioni”. In fondo, è quello che cercano i giornali e i giornalisti, ormai. Mica raccontare e verificare quel che è successo. Quel che fa vendere è la “narrazione”, chissenefrega del resto. Poi, se è buona, magari ci facciamo pure una fiction tv.

Intanto, però, Romeo s’è fatto 79 giorni di custodia cautelare da innocente. L’allora giudice del riesame, un tale Luigi De Magistris, che oggi casualmente è anche il sindaco di Napoli, gli negò i domiciliari.

Intanto, però, Giorgio Nugnes s’è tolto la vita. Come si fa a rimediare a un suicidio? È giustizia questa? Il primo pensiero di Romeo, quando è stato assolto, è stato proprio per Nugnes. In un’intervista al Tempo s’è ricordato di lui, del «povero Nugnes e della sua famiglia». Ha anche detto che ci troviamo «di fronte a una sentenza storica, perché non si è mai visto che 22 reati venissero “cassati” dalla Suprema Corte con la formula “il fatto non sussiste”. Non si tratta di un reato o due, ma di decine di reati e 23 imputati, tutti assolti».

Sarà ovviamente solo una coincidenza, ma, solo tre giorni dopo l’assoluzione, la procura ha accusato l’imprenditore di peculato. La Guardia di finanza ha sequestrato a una società di Romeo quasi 25 milioni di euro. Secondo i giudici, Romeo si sarebbe indebitamente appropriato di somme di denaro del capoluogo campano.

Al sito thefrontpage.it, l’imprenditore ha spiegato che, poiché il Comune doveva alla sua società «una montagna di soldi», si è trovato un accordo col sindaco De Magistris. La società, dopo questi anni di marasma, rinuncia «ad azioni giudiziarie e pignoramenti presso il Comune, si impegna nel piano di dismissione (con annunci del sindaco) e il Comune salda il debito a rate, a partire anche dal recupero di denaro fatto dal Romeo. A un certo punto, però, il Comune ci ripensa e smette di pagare le rate. Essendoci tra gli introiti e le rate un vincolo negoziale, la società di Romeo, dopo opportune ingiunzioni, mette i soldi che incassa in un conto che non tocca e chiede con un “accertamento negoziale” al giudice civile se quei soldi sono suoi o del Comune. «La Romeo Gestioni spa – secondo i legali – ha esposto i fatti al giudice civile competente da 18 mesi con cinque diversi atti di citazione, ora riuniti in un unico atto complessivo, pendente davanti al Tribunale delle imprese per l’udienza del prossimo 30 settembre 2014. Mentre è attesa l’udienza del giudice civile, il giudice penale sequestra e accusa di peculato».

Ora, che deve fare Romeo? Aspettare di nuovo giustizia, rientrare nel gorgo del processo, ricominciare da capo? Lo può fare con animo sereno? Lo si chieda a Silvio Scaglia. Il giudice che lo mise in galera è appena stato nominato al Csm.

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4 Commenti

  1. giuliano says:

    le cose vanno così perchè questo è un paese comunista dove questa ideologia anti umana è padrona di noi tutti dalla nascita alla morte. Il popolo dopo decenni di indottrinamento sindacale sostiene i gerarchi con un riflesso di Pavlov

    • filomena says:

      Mio caro, bisogna dire che ti sei bevuto completamente il cervello e questo per essere buoni perché da questo e altri commenti che hai fatto,vedi quelli all’articolo dell’inchino al mafioso durante una processione, si direbbe che quantomeno non hai un grande rispetto per la legalità e di questo ti puoi vergognare come tutti quei politici di destra che giudicano la magistratura politicamente.

      • Giannino Stoppani says:

        Finché non ho letto la risposta di Filomena avrei invitato Giuliano ad essere più ottimista sulle capacità di discernimento degli italiani…

      • anonimo says:

        Caro Galvani, mai criticare la magistratura, mai!
        hai più comandamenti tu da rispettare che cristiani, musulmani e ebrei messi assieme.

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