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Albanesi criminali? Hai mai vissuto 50 anni di fame, ignoranza, trattato come un cane? E’ il comunismo amico e noi non abbiamo fatto altro che sopravvivere. Ma oltre le emergenze dov’è una politica seria di integrazione in Italia? Lettera aperta di un lav

aprile 5, 2000 Amicone Luigi

Lettere

Egregio Direttore, incontrandomi con un professore universitario, che degli amici comuni mi avevano presentato tempo fa, questi mi disse con un po’ di sforzo di memoria: “Ah, ma tu sei l’albanese che scrive?! Sei l’unico albanese onesto che conosco”. “Conosci degli altri albanesi allora?”. “No, conosco solo te”.

Quando una psicosi generale influenza anche una persona intelligente come il nostro professore, cosa ne sarà dell’anziana casalinga che si chiude in casa come dietro a una barricata, spiando da dietro le finestre “loro”, gli stranieri, “el marucchin”, “l’albanes”? Leggo l’ultimo sondaggio (pubblicato su Panorama) dal quale emerge che la maggior parte degli italiani ha paura degli immigrati e, in particolare, teme sopra a tutti gli immigrati albanesi.

Da albanese che sono, mi faccio spesso una domanda: “Ma noi siamo veramente inclini al crimine? E gli Slavi? I Rumeni? I Polacchi? I Russi?”. La mia domanda si allarga a tutti i popoli dell’Europa ex comunista. Noi non siamo né più né meno degli altri popoli dove si è sperimentata quella ideologia valoricida. Dopo la caduta del muro di Berlino e dei nostri regimi, la libertà ci ha dato alla testa. Perché nessuno ci ha spiegato cos’è la democrazia. L’Occidente aveva soltanto paura per il suo benessere e ci ha visti come un pericolo di ordine pubblico e non come popoli che avevano bisogno di una evangelizzazione democratica. Come tossicodipendenti avevamo bisogno di una cura di disintossicazione dall’ideologia comunista. Tutto sommato è andata bene. Nessuno mi può dire che tutti gli Albanesi, o tutti i Rumeni o gli altri popoli ex comunisti nella loro insieme, sono dei criminali. Migliaia di noi lavorano e vivono nell’onestà, avendo accettato le regole democratiche dello Stato dove si trovano. Dopo i primi sballottamenti anche i nostri popoli si stanno riprendendo, mettendosi in cammino insieme con gli altri popoli europei. Ma l’Italia è il paese delle emergenze. Un mese c’è “l’emergenza Albanesi”, un altro “l’emergenza Curdi”, un altro ancora “l’emergenza Slavi”. E poi la prostituzione, il contrabbando, poi di nuovo la mafia, e così via.

Tante emergenze, ma nessuna soluzione. Perché la soluzione non la può trovare una classe politica in affanno e miope. Alla classe politica italiana piacciono le mezze soluzioni, quelle che accontentano più schieramenti politici.

Vivere da immigrato in Italia non è affatto facile. A cominciare dal modo rocambolesco con cui si arriva, dalle difficoltà che si trovano vivendo una vita da “illegale”, piena di rischi. È più facile fare il malvivente. Molte volte uno che lavora onestamente ha molte più difficoltà ad ottenere i suoi documenti di uno che è nel giro della prostituzione e che li compra facilmente; persino i permessi di soggiorno: quante volte le prostitute li ottengono mentre un poveraccio che fa il manovale o lavora come bracciante nei campi vede respinta la propria domanda! Hanno fatto una sanatoria e centinaia di migliaia di persone in possesso di una ricevuta sono in attesa del permesso, mentre il Governo dichiara che sono previsti altri sessantatremila lavoratori stranieri. Non sarebbe giusto mettere subito in regola quelli che lavorano già di fatto, ma che non sono in regola perché senza permesso e quindi senza tutela della legge? L’Italia invecchia, l’Italia non fa più figli e soffre il calo demografico, mentre le popolazioni dei Paesi intorno crescono vertiginosamente. È arrivato il momento di sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che noi stranieri non solo portiamo ricchezza per l’economia, ma anche una onesta cultura, la nostra umanità. L’Italiano dovrà abituarsi alla convivenza senza spaventarsi.

“Però gli Albanesi sono i peggiori”, si sente dire spesso, come se ci fosse una graduatoria. Ad esempio: prostituzione e traffico di profughi al primo posto, traffico e spaccio di droga al secondo, seguono l’estorsione e così via. I malviventi sono tutti uguali, di qualunque tipo siano, a qualunque razza appartengano. Un criminale albanese è criminale quanto uno italiano. Difficilmente trovi un Albanese che identifica l’Italiano con “il mafioso”. Spesso invece succede che gli Italiani mettono gli Albanesi tutti “nella stessa barca”. Voglio solo ricordare che siamo venuti in tante barche diverse.

Clirim Muca, Milano Egregio Direttore, non posso non risponderle alla lettera che mi ha inviato per invitarmi a rinnovare l’abbonamento scaduto; in effetti difetta moltissimo la distribuzione; per citare un caso: i numeri 7/8 li ho ricevuti il giorno 9.

Da quando sono abbonato, qualche numero non è arrivato e ne avevo dato pure comunicazione alla vostra distribuzione.

Non serve leggere le notizie a tempo scaduto, perché non sono più discutibili con altri lettori di un certo orientamento. Lei ne cita alcuni.

Io leggo da sempre Il Giornale che mi dà subito la possibilità di discutere gli avvenimenti dal vivo, in tempo reale.

Quando avrà la possibilità di far giungere il suo settimanale in Sicilia sarò certamente un vostro lettore. Personalmente l’ho apprezzata molto in ogni sua veste e mi complimento sinceramente.

Cordialmente.

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