Google+

L’Africa che non c’è più vista dai finestrini di un furgone Lancia Beta

agosto 30, 2015 Rodolfo Casadei

Corbaccio riedita “Africa a cronometro”, la cronaca della Mille Miglia nera. Autore del testo il migliore tra gli inviati speciali italiani a quel tempo in forze al Corriere della Sera: Egisto Corradi

africa-cronometro-corradiArticolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Momento migliore non si poteva scegliere per la riedizione di Africa a cronometro, il libro pubblicato nel 1952 da Garzanti che raccontava la più importante gara automobilistica mai corsa fino ad allora in terra africana: il rally Algeri-Città del Capo che si era svolto fra il 29 dicembre 1950 e il 23 febbraio 1951. Autore del testo il più bravo fra gli inviati speciali italiani dell’epoca, Egisto Corradi, a quel tempo in forze al Corriere della Sera. Il giornalista aveva partecipato come membro dell’equipaggio della Croce del Sud, un furgone Lancia Beta che si classificò al quinto posto nella sua categoria e ventesimo nella classifica generale. Durante la corsa, 16 mila chilometri attraverso l’Africa, Corradi inviò corrispondenze al suo giornale, poi tornato scrisse il libro.

Momento migliore del presente per rileggerlo non c’è, per lo straordinario effetto contrasto. La quotidianità ci mostra un inarrestabile e drammatico travaso di popolazione dai paesi africani indipendenti a quelli della vecchia Europa; Africa a cronometro descrive invece un continente ancora sotto il dominio europeo, dove i pochi bianchi comandano sui tanti neri, e dove le immigrazioni avvengono in senso opposto a quello di oggidì: sono gli europei a trasferirsi nel continente nero, in cerca di fortuna e di tranquillità dopo i disastri della Seconda Guerra mondiale, o per sfuggire all’ombra inquietante di una Terza Guerra mondiale (è già scoppiata la guerra di Corea, Est e Ovest sono già in rotta di collisione). Sono bastati due terzi di secolo per ribaltare una realtà storico-politica che sembrava destinata a durare: nel libro non ricorrono mai le parole decolonizzazione, indipendenza, emigrazione africana. I bianchi appaiono sempre sicuri di sé e della propria superiorità, i neri sottomessi e privi di ambizioni. Tuttavia Corradi coglie, col suo sguardo totalmente aderente alla realtà, i segnali di cambiamenti politici a venire nella determinazione dei camerieri nigeriani a non farsi più chiamare “boy”, e soprattutto nei silenziosi sguardi indagatori dei minatori sudafricani: «Nessuno che non abbia visto può immaginare questi minatori neri e con quali occhi guardino noi bianchi e quali pensieri suscitino. Vi guardano silenziosi, con lunghe meditabonde occhiate, dal buio; vi guardano anche da molto lontano, vi seguono con gli sguardi. Ci odiano dell’odio cieco degli schiavi: ci odiano di un odio che sul fondo d’una miniera d’oro si tocca, che si legge sui visi».

A più riprese Corradi si lamenta dell’assurdità di attraversare l’Africa da un capo all’altro senza poterla incontrare per davvero, sempre correndo col cronometro in mano. Il rimpianto è costante: «Amaro modo di conoscere l’Africa. Vediamo di Africa, in fondo, quel tanto che si può vedere dai cristalli di un’automobile in corsa, non un filo di più. Sappiamo tutto sulle strade dell’Africa, ma nulla sappiamo dell’Africa».

Una sensibilità fuori dal comune
E tuttavia le descrizioni di uomini, cose e paesaggi che riesce a distillare da bordo del veicolo e nelle brevi soste sono sontuose, frutto di una capacità di osservazione, di doti di scrittura e di una sensibilità fuori dal comune. Le dune del deserto: «Da vicino le dune diventano color di rosa, ci strappano gridi di meraviglia. Frutto delle carezze del vento, di carezze di millenni, sembrano essere fatte di schiuma rosa più che di solida sabbia. Non uno spigolo, non una punta, ma curve soltanto, tutta la gamma delle curve possibili. Fanno nascere vaghi pensieri di notte nuziale: sono teneramente invitanti, teneramente chiamano con tenui marezzature, con curve armoniose, con dorati seni colmi di polvere rosa».
Il fiume Niger: «Mi aspettavo che avesse acque torbide, gialle, teverine; le ha invece azzurre come quelle del Brenta. È opulento, immenso, corre tra selve di canne verdi popolate di sciami d’anitre, tra baobab di commovente mole, tra giganteschi eucalipti, tra salici piangenti grandi come selve, tra altissime palme».

«Primitivi e felici»
L’umidità equatoriale: «Feroce caldo umido. Sudiamo in modo leggero e continuo, abbiamo tutti la pelle lucida a qualsiasi ora del giorno e della notte; ma sudano anche i nostri indumenti nelle valigie, come fossero stati lavati e male asciugati. Qualsiasi cosa si tocchi la si sente viscida al tatto, appiccicaticcia. Le impronte umide dei bicchieri rimangono sui tavoli ore ed ore, incapaci di evaporare». E soprattutto la fisicità di africani e africane: «Seppelliamo in nuvole di polvere schiere di petti di giovani donne rivolti aggressivamente all’insù come fiori di magnolia, schiere di torsi poderosi di maschi. Frusciano al vento le chiome dei grandi alberi, contro il cielo lievemente azzurro. Orgia di nudi, braccialetti e collane di conchiglie o di rame o d’oro su tornite braccia e bruni colli, collanine di perle colorate ad inguini femminili lucidi come seta; petti nudi di ragazze coi capezzoli violacei».

E per un’unica volta, Corradi si lascia andare: «Stiamo uscendo, per sempre, dalla terra d’una gente felice, primitiva e felice».


Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

8 Commenti

  1. Fabio says:

    La presunzione dei bianchi si e’manifestata nella sua massima idiozia non durante ,ma dopo il colonialismo.
    I bianchi che governavano i paesi africani fino agli anni’60 si illudevano di essere dei grandi governatori ,ma almeno non imponevano piu’di tanto l’ideologia occidentale a della gente che comunque era”primitiva e felice” e sopratutto fino alla decolonuzzazione non moriva di fame perche ‘ le carestie e la fame fino agli anni ’60-’70 erano in Asia , in India non in Africa !!
    Dopo la decolonizzazione sino iniziati i guai : odi tribali che rienergevano ,guerre e massacri fino al Rwanda.
    La prima fane africana fu il Biafra perche’ alla ricerca del petrolio in Nigeria qualcuno aveva inuzuato a distruggete l’ecosistena nigeriano nella zona del Biafra appunto.E poi ci si chiede perche’oggi la Nigeria e ‘quel che e’ con l’odio verso gli occidentali e gli USA.
    Gli americani hanno voluto la decolonizzaziobbe per comorare i campi degli africani e coltivarci i loro prodotto oggi quotati in borsa negli USA.E gli africani che vivevano primitivi ma felici di quel che mangiavano senza patir la fame sono stati costretti a emigrare e a vendere foulards e cappelli sulle nistre spiagge.
    Tutto questo per la idiota presunzione degli occidentali di pensare che il nondo americano ed europeo che stavano imponendo loro era meglio di quello primitivo e felice che hanno distrutto.

    Ci fu uno che aveva passato 30 anni come nussionario in Africa Occudentale e conosceva bene i problemi perche’ era tutto ma non scemo e si oppose alla decolonuzzazione intuendo il tranello che ci stava dietro : mons Lefebvre fatto passare per scemo ed emarginato in mido schifoso dopo aver dato una vita per la Chiesa in Africa.
    E’ cosi’che la Chiesa tratta le sue risorse umane…quelle persone che avrebbero fatto onore al cattolicesimo…..come fece con Galileo chevpure aveva anche lui i suoi torti , ma da questo a non capirne il valore……..
    Se la Chiesa degli anni del Concilio avesse ascolato mons Lefebvre non si sarebbe resa complice di quel massacro a oroligeria che e’stato la decolonizzazione…

  2. Fabio says:

    Questa vita primitiva e felice in non esisteva ancora la morte per fame (begli anni ’60 si.moriva di fame in Asia,Amarica Latina non in Africa) e’ stata distrutta dalka decolonizzazione
    .Papa oggi piange per i migranti
    Uno che per 30 anni era stato vescovo missionario in Africa Occidentale ciie’da dove arriva oggi la maggior parte dri migranti africani , nons Lefebvre ,si era opposto alla decolonizzazione; voluta dagli americani per entrare nei mercati africani sistituendosi agli europei.
    La Chiesa del Concilio l’ha trattato da scemo e l’ha emarginato e oggi Papa Francesco piange per i migranti cche muoiono nei TIR o in mare e chev arrivano quasi tutti dalle zone evangelizzate da mons Lefebvre. Tuttavia Papa Francesco anziche’ammettere che la Chiesa di Paolo VI che e’anche quella attuale , la sua, ha sbagliato con
    questo arcivescovo, almeno sulla questione africana ha sbagliato , fidandosi puu’degli americani che di un suo figlio e servo, anziche’ fare un sano mea culpa verso un degno figlio servitore della Chiesa cosa fa? Non trova di meglio che far sentire per l’ennesima volta in colpa per il fatto stesso di essere cattolici,quei pochi cattolici che ancora vanno a Messa e che nulla possono davanti a questo immane ed epicale fenomeno.
    Cone ha fatto il card Martini una vita spesa a far sentire i cattolici in colpa per il fatto stesso di essere cattolici. Cisa ha ottenuto ? niente.
    Pio XII trattava i cattolici cosi’? No.
    Cosa ha ottenuto ?
    Hanno salvato insieme migliaia di ebrei.

    Percge’il papa non dice le stesse cose alla UE e alla Merkel veri responsabili della tragedia in corso ?…
    Loro dono.protedtanti…non vanno a a
    Messa non sono ipocriti come noi cattolici…e soprattutto hanno i mezzi per porre rimedio a questo scempio ..magari il liro Dio li aiuta di piu’…e’ piu’forte del nostro
    ….l’hanno detto il card Martini e Papa Francesco che Dio non e’cattolico e allora perche’se la prendono tanto con noi ?

  3. Fabio says:

    E’tutta colpa della decolonizzazione.
    Mons Lefebvre l’aveva capito.
    Ma la Chiesa del Concilio.l’ha trattato da scemo ed emarginato.

    E iggi il Papa puange per i mugranti morti.
    Arrivano quasi tutti dalle zone dove per 30 anni mons Lefebvre aveva svolto la sua missione.
    Aveva capito che la decolonizzazione sarebbe stata una tragedia per l’Africa.

    Ma noi cattolici post conciliari siamo piu'[intelligenti dei cattoluci che ci hanno preceduto vuoi mettere…
    Poi il Papa piange per i migranti e non trova di neglio che far sentire in colpa quei pichi cattoluci rinasti in Italia che vanno ancora a Messa trattandoli da farisei….
    La Merkel quelli della UE che veramente hanno grosse responsabilita’ sui migranti mirti; ah…quelli no…sono protestanti e sono gia’santi per definizione per la regola dell’ecumenusmo post conciliare…non si toccano…siamo noi cattoluci a dover essere sempre bastonati …inutilmente…perche’non ci possiamo fare niente se non pregare !!!!

    Pio XII trattava vosi ‘i cattolici ? No.
    Ha ottenuto qualcisa ? Si.
    Insieme hanno salvato migliaia di ebrei.

    • Fabio says:

      A proposito del discorso del Papa di oggi, della formalita’farisaica dell’osservanza di regole presa dal Vangelo odierno , a me sembra che chi si faccia delle grandi menate formali sulle regole e sulla Liturgia siano proprio i cattolici attuali veri sacrestani di lusso.
      I cattolici di una volta avevano la Messa in latino ci andavano ma poi vivevano e i risultati concreti si vedevano.
      Non passavano le giornate a pensare a come cambiar le regole, ad aggiungere o togliere o modificare qualcosa della Liturgia ufficiale come oggi. E sono diventati cristiani migliori di noi, che siamo autoreferenziali
      ciie’ migliori e solo perche’ci diciamo post conciliari.
      Anche perche’allora grazie a Dio non si poteva : quella era la Messa e non si toccava.
      Eppure hanno fatto grandi cose con una Messa semplice ,silenziosa , che intellettualmente capivano poco.
      Ma era come un abbraccio settimanale : anche se non capisci le parole di chi ti abbraccia ,pero’ l’abbraccio lo senti.
      E quella Messa forniva tutti di una spina dorsale interiore.

      La lamentela del Papa di oggi e’giusta ma esige una lunga riesamina di cio’che e ‘ stato cambiato in peggio nell’ultimo lustro. Ad edrmpio come e’stato trattato mons Lefevbre almeno sulla questione africana.
      Altrimenti i migranti continueranno a morire anche per colpa nostra.

    • Fabio says:

      Fino agli anni ’60 la fame nel monfo era in Asia e America Latina , non in Africa dove la fente era “primitiva e felice” povera , ma non misera come adesso che muore di fame.

      Una Chiesa trascinata dal successo americano post bellico ha impistato un Concilio in questa esuveranza infantile tra le canzonette degli anni ’60 una superficialita’che ora pagano i poveri nel mondo. Mons Lefebvre 30 anni in Africa (quella era la vera Chiesa dei piveri non quella delle chiacchiere attuali !), aveva avvisato del pericolo ,ma non l’hanno ascoltato lo hanno messo in un angolo e nella loro immensa presunzione umiliato Inutile adesso piangere per i migranti che muoiono.la Chiesa post conciliare superficiale e farfallona ha le sue gravi colpe. E’inutile dire che i cattoluci sono conevi farisei e’la Chiesa post conciliare che li ha ridotti cosi’ a larve senza vita e senza nerbo incapaci di carita’ e coraggio ma per forza con tutte le chuacchiere le pastorali gli stravolgimenti le aperture dissennate di questo lystro uno non sa piu’neanche “Chi era Lui ” come diceva una canzone degli ultimi anni di cattolicedimo sano.Ma si’ la Chiesa post conciliare si e’sentita moderna ha accettato la follia della decolonizzazione lasciando intere popolazioni africane in preda ai loro atavici odi tribali che i bianchi coloni controllavano : il Rwanda e’stato l’esempio piu’ tragico della decolonizzazione e la Chiesa post conciliare ha le sue responsabilita’ e ha lasciato il popolo africano in preda agli affaristi americani senza scrupoli che , via i coloni europei, compravano i terreni africani per coltivarli r oggi quotare nelle borse USA i prodotti agricoli coltivati da loro in Africa.Gli africani si sono trovati a non poter piu’vivere dei prodotti della terra che prima coltovavano e hanno i.izuato a coniscere la fame : se volevano comprare i prodotti agricoli della loro terra dovevano andare a comprarli nei supermercati americani sirti nelle liro terre cisi’hanno dovuto emigrare e venire a vendere foulards e cappelli sulle nostre spiagge abbandonando le loro famiglie chectutela la famiglia l’unici
      : ma qui c’e’Renzi che pensa a loro ,loro che hanno a cuore la famiglia : Renzi ha come priorita’le unioni civili…bell’accoglienza per chi viene qua convinto che l’Italia sia un paese cattolico che tutela la famiglia…
      E il Papa cisa fa

      • Fabio says:

        E il Papa cosa fa ? Come il card Martini colpevoluzza i cattoluci utaliani gli unici in Europa che accolgono i migranti
        perche’andare a Bruxelles o Strasburgo a dire a chi veramente ha le risirse per intervenire “siete dei farisei” e’contro la demenziale e inutile filosofia dell’ecunenusmio post cobciluare cioe’osanbare i protestanti e bastonare i cattolici.
        La Chieda dei piveri era quella di.mons Kefebvre e Pio XII questa e’ solo una Chiesa di fanfaroni ed e’respibsabile tanto quabto l’Isis e la UE delke stragi dri mugranti.
        Non basta mettere 4 operatori Caritas a Lampedusa per sfuggire a queste considerazioni..Questa e’una Chiesa che parla dei poveri ma non CON i poveri cone faceva mons Lefebvre.
        E’una Chiesa che ha demolito da dentro lo spirito cristiano dei suoi membri in 50 anni riempiendo i cervelli di stramberie parateologiche e stupidaggini e cabcrlkando la sana dottrina.
        Senza sana dottrina come fa a vivere il Vangelo ?
        Infatti neanche il Papa che parla tanto lo vive : non si inginocchia slla Consacrazione (come vuole la massoneria) e fa finta di non vedere i parent di Asia Bibi….non chi dice Signore Signore….

        • Fabio says:

          Mons Lefebvre avra’avuto un “malinteso concetto di Tradizione” come dice Ecclesia Dei afflicta ma la maggior parte dei vescovi e dei preti attuali ha un malunteso concetto di Cristianesimo.
          E fra le due cose non so cosa e’peggio.

      • Fabio says:

        L’ordine di emarginare mons Lefebvre venne dato alla Santa Sede da Breznev.
        L’?allora mons Montini negli anni ’40-’50 ebbe relazioni con l’URSS.
        Obbedi’ e fece obbedire tutta la Chiesa post conciliare agli ordni di Breznev.
        Dai frutti li riconoscreete.
        Alla fine il beato Paolo VI parlo ‘ di autodistruzione della Chiesa.
        Ma dopo poco mori’ : Beato lui!
        Noi inveve dobbiamo sopportare questi tempi bui.
        Comubque si sappia chw chi considerava mons Lefebvre fuori dalla Chiesa da sempre ha obbedito a Breznev

La rassegna stampa di Tempi
MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
Banco alimentare

Tempi Motori – a cura di Red Live

Il model year 2019 della roadster jap aggiunge 24 cv al 2 litri benzina e una serie di novità nella sicurezza. Per una roadster ancora più "jinba ittai"

L'articolo Mazda MX-5 2019, più cavalli e sicurezza proviene da RED Live.

Lanciata dal marchio inglese Oxford la linea Mint, dal caratteristico profumo di menta, comprende prodotti per la pulizia e la manutenzione dei veicoli a due ruote

L'articolo Gamma Oxford Mint Cleaning proviene da RED Live.

215 cv, 10 kg in meno e il debutto delle alette aerodinamiche. Questa versione speciale della RSV4 RF allestita con pezzi di Aprilia Racing di carne al fuoco ne mette davvero tanta. E noi ce la siamo gustata dal primo all’ultimo boccone. Al Mugello, dove le ali servono davvero.

L'articolo Prova Aprilia RSV4 RF FW 2018 proviene da RED Live.

Diventate capienti come le familiari grandi di qualche anno fa, le SW medie stanno vivendo una seconda giovinezza. Così come la Peugeot 308 SW GT Line, che ora si aggiorna nella tecnologia e diventa ancora più “connessa”. Schermo generoso e Mirror Screen La succosa novità della Peugeot 308 SW GT Line è la presenza di […]

L'articolo Peugeot 308 SW GT Line, <BR> adesso “parla” con lo smartphone proviene da RED Live.

La Casa di Noale propone due motorette brillanti ed economiche: sono le Aprilia RX e SX 125, una enduro, l’altra motard, entrambe vendute a 4.020 euro.

L'articolo Prova Aprilia RX e SX 125, per i nuovi 16enni proviene da RED Live.