A Marius e Ruth hanno sottratto i cinque figli perché sono «cristiani radicali»?

Norvegia, il caso di una coppia cui i servizi sociali hanno tolto i figli sospettando abusi di cui però non v’è traccia. Una petizione chiede che i bambini possano tornare a casa

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Sono stati arrestati, interrogati e subito rilasciati dai servizi sociali norvegesi mentre i figli venivano allontanati da loro, per giorni e senza alcuna spiegazione. Ma questo è solo l’inizio dell’incredibile storia che ha coinvolto i due coniugi Marius e Ruth Bodnariu, lui romeno e lei norvegese, residenti in Norvegia, di cui ora si inizia a sapere qualcosa tramite la voce del loro legale. Per ora, le notizie sono abbastanza frammentate e molti rimangono i punti oscuri.
Solo questa settimana, infatti, sono emerse le motivazioni per cui, da oltre un mese, non è permesso alla coppia di vedere i cinque figli: nei documenti che l’avvocato difensore ha finalmente ottenuto dai servizi sociali, si legge che Marius e Ruth sono «cristiani radicali che stavano indottrinando i loro figli».

«MOLTO CRISTIANI». La mattina del 16 novembre, i servizi sociali norvegesi si erano presentati alla scuola dei bambini più grandi sottraendoli alla custodia dei genitori, per poi recarsi a casa Bodnariu arrestando Ruth e rilasciandola solo dopo un interrogatorio. Anche a Marius, arrestato sul lavoro, era accaduto lo stesso. Ad entrambi non furono date spiegazioni sull’accaduto con la scusa che altrimenti il loro caso si sarebbe aggravato. Ma negli ultimi giorni, grazie all’azione dell’avvocato difensore, i due coniugi sono riusciti ad ottenere alcune informazioni, scoprendo che la segnalazione ai servizi sociali era partita dalla preside della scuola, preoccupata perché le due figlie maggiori avevano parlato di castighi da parte genitori. Nella segnalazione la preside aveva definito i due coniugi come «molto cristiani», spiegando che anche gli zii sono credenti e che la fede della nonna porta a credere in un Dio che punisce i peccati. Pertanto, sebbene convinta che non vi fossero abusi fisici, secondo la preside era necessario un intervento di sostegno familiare da parte dei servizi sociali.

NESSUN ABUSO FISICO. A fare da portavoce ai coniugi Bodnariu è stato il fratello di Marius, un pastore cristiano che giovedì scorso ha scritto un resoconto su quanto l’avvocato della famiglia ha appreso sugli interrogatori ai nipoti. «Cercheremo di essere il più oggettivi possibile», secondo «le informazioni a nostra disposizione», ha cominciato il pastore, ricordando innanzitutto che i bambini sono stati sottoposti a diversi esami medici da cui emerso che non vi è alcun segno di abusi fisici. Nonostante questo è stato domandato loro se fosse vero che ricevevano punizioni. I bambini avrebbero risposto che a volte nascondono le marachelle al padre per evitare sculacciate o tirate d’orecchi, ma che non sono affatto spaventati all’idea di tornare a casa. E sebbene avessero spiegato di non temere mamma e papà, questo è bastato per continuare gli interrogatori chiedendo loro se ricordassero episodi di percosse. Una delle figlie avrebbe detto che il padre una volta aveva «scosso come un tappeto» il figlio minore perché si era aggrappato ai suoi occhiali.

«BAMBINI SONO MANIPOLABILI». Quando Marius è stato informato, ha spiegato come sono andate le cose: «Marius – ha continuato il fratello – mi ha spiegato che era semplicemente felice per il fatto che per la prima volta il figlio (di tre mesi) era riuscito ad afferrare qualcosa» e che quindi gli aveva fatto fare un balzo. Il timore del pastore è che gli assistenti sociali stiano cercando di far dire ai bambini quello che vogliono loro. «I bambini possono essere manipolati e interrogati in modo tale da essere spinti a dire cose inesatte? Certo!». Il pastore ha infine sottolineato che sebbene ci siano casi di abusi da punire «è una responsabilità enorme essere in grado di discernere se l’abuso sia reale».

LE PRESSIONI. Interrogati, Marius e Ruth non hanno nascosto di aver sgridato o di aver provato a sculacciare i bambini. Ruth ha anche subito pressioni da chi l’ha interrogata perché denunciasse il marito: se avesse dichiarato che abusava fisicamente di lei, le avrebbero affidato i figli. «Ma Ruth ha risposto che non poteva, perché è una bugia». I bambini avrebbero scritto anche delle lettere a mamma e papà, che però non sono mai state consegnate. I servizi sociali hanno invece dichiarato che non esistono lettere e che ai bambini non mancano i genitori.
Nella speranza di incontrare i loro figli, i coniugi Bodnariu hanno chiesto preghiere alla comunità cristiana a cui appartengono, che ha risposto con orazioni e digiuni. Intanto, il ricorso dei genitori contro i servizi sociali è stato respinto, l’unica concessione ottenuta venerdì scorso è stata la visita di due ore settimanali al figlio minore, mentre solo Ruth potrà vedere gli altri quattro bambini una volta alla settimana.

«FAMIGLIA NORMALE». Intanto una petizione firmata da quasi 35 mila persone e un’azione di protesta verso il governo hanno portato il caso all’attenzione delle istituzioni internazionali. Settimana scorsa anche un senatore romeno, Titus Corlatean, ha parlato in difesa della famiglia Bodnariu di fronte alla Commissione per l’uguaglianza e la non discriminazione all’assemblea parlamentare del Consiglio europeo riunito a Parigi. Infine, ricordando che Marius e Ruth si erano conosciuti in Romania, dove lui lavorava come ingegnere per un’opera di accoglienza in cui lei prestava volontariato, il pastore ha assicurato: «Testimonio e con veemenza affermo che Marius e Ruth hanno generato figli e li hanno cresciuti come una normale famiglia con valori cristiani. Questi genitori amano i loro figli e hanno fatto tutto il possibile per crescerli con cura amorevole (…). La divisione della loro famiglia da parte dei servizi sociali è un incubo. Ma la loro speranza è fondata e riposta in Dio, che può cambiare ogni situazione e che ha sempre il controllo».


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