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Quei 164 miliardi di euro che le banche “devono” a tutti noi. Cos’è il signoraggio

ottobre 17, 2015 Giovanni Passali

Il sistema perverso per cui un nostro bene (la moneta in circolazione) diventa un nostro debito. Un peso finanziario intollerabile in tempo di crisi economica

La sede della Banca d'Italia, Palazzo Koch, oggi 21 ottobre a Roma. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Gentile direttore, nell’ultimo articolo ho riportato il bilancio della Banca d’Italia per mostrare l’incongruenza di un sistema che non solo non serve l’economia reale, ma procura un danno finanziario oggettivo alle casse dello Stato.

Riporto qui l’immagine del punto chiave del bilancio, per approfondire un aspetto spesso trascurato.

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L’aspetto trascurato riguarda la definizione di signoraggio. Secondo la Banca d’Italia il signoraggio è «l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta», come confermato anche dal sito web ufficiale. Tali redditi sono quindi “derivati” dall’emissione di moneta, non sono la stessa moneta. In altre parole, il signoraggio sono gli interessi dei titoli di Stato ricevuti in cambio della moneta stampata e poi trasmessa alle banche commerciali.

Ora invece il buon senso ci dice che il reale signoraggio sono proprio le banconote in circolazione, che senza alcun motivo sono poste tra i passivi del bilancio.

Un motivo storico in realtà c’è. Il motivo è che, quando la moneta era l’oro, essa veniva depositata presso chi già era attrezzato per conservarlo adeguatamente, cioè chi lavorava l’oro. Il depositante riceveva una ricevuta, una “nota di banco”, antenata dell’attuale banconota. Quando il depositante poi, girando per il mondo con la sua “nota di banco”, realizzava un acquisto di merce, invece di cedere l’oro, cedeva la “nota di banco”. Quindi l’oro smise di spostarsi e nel bilancio l’oro era posto tra gli attivi, mentre le “note di banco” erano giustamente tra i passivi.

Ma oggi le nostre banconote non vengono emesse in ragione di una quantità di oro depositato, sono create dal nulla in funzione delle richieste del mercato, quindi la loro apposizione tra i passivi è solo una convenzione, una convenzione che può (e dovrà) essere cambiata. Tanto è vero che per il bilancio dello Stato già è così, quando lo Stato oggi stampa le monetine euro queste vengono ovviamente messe tra gli attivi. E se tornasse a stampare la sua moneta, lo Stato metterebbe tra i propri attivi tutta la moneta creata, con enorme beneficio per il proprio bilancio e per l’abbattimento del debito pubblico.

Quelli che una volta detenevano l’oro erano anche in grado di fare prestiti (relativamente al loro oro), ma invece di dare l’oro iniziarono anche loro a dare la “nota di banco”, che tutti accettavano perché sapevano che c’era l’oro a garanzia. Quella “nota di banco” valeva l’oro che rappresentava.

Da Bretton Woods alla moneta come debito
Ora facciamo un grande salto e arriviamo al 1944, agli accordi di Bretton Woods. Con quegli accordi si sancì che tutte le monete potevano essere cambiate in dollari e i dollari potevano essere cambiati in oro, una forzatura imposta dagli Stati Uniti ormai sicuri vincitori della guerra mondiale. Quindi alla fine le monete avevano un sottostante, cioè un bene prezioso grazie al quale il valore monetario non era messo in discussione.

Quello che però ancora non si era compreso è che la moneta, se funziona come moneta, ha valore in sé. E tale valore è massimamente consistente nella fiducia che tutti gli utilizzatori ripongono nella moneta. Non a caso l’odierna crisi è scoppiata nel 2007, quando le banche hanno iniziato a non avere più fiducia tra di loro, a non prestarsi più denaro tra loro.

L’unica istituzione che aveva rilevato lo stretto legame tra la moneta e la fiducia, o meglio la natura sociale del denaro, fu la Chiesa cattolica, che nella lettera enciclica Quadragesimo Anno affermava che «si dovrà soprattutto avere riguardo della doppia natura, individuale e sociale propria, sia del capitale quanto del lavoro». Questa lettera è stata scritta nel 1931, cioè nel pieno della tempesta finanziaria causata dalla grande depressione del ’29.

Questo è il difetto di tanta cultura economica moderna: il non tenere conto della “natura sociale” del capitale, cioè della moneta.

Facciamo un altro salto temporale. Nel 1971 gli Stati Uniti decisero unilateralmente di abolire gli accordi di Bretton Woods, cioè di non cambiare più i loro dollari con il loro oro. Oltre all’aspetto morale di una decisione unilaterale, occorre considerare che non poteva finire diversamente, poiché tutto l’oro del mondo non era sufficiente a supportare, come moneta, gli scambi commerciali del mondo. E così l’emissione monetaria fu svincolata dall’oro depositato. Questo non portò a nessun disastro finanziario immediato, i sistemi monetari continuarono a funzionare. Da allora l’esperienza rese evidente il valore sociale proprio della moneta. Ma nessuno rilevò questo fatto, nessuno prese coscienza di questo valore.

Il problema è che il sistema delle banche centrali utilizzò questo potere, il potere di creare dal nulla un mezzo il cui valore è la fiducia del popolo che lo usa, per prendere progressivamente il dominio finanziario nel mondo, favorendo la speculazione e i capitali e indebitando gli Stati. Non si prese coscienza del fatto che le banche centrali creano denaro dal nulla, poiché non hanno alcun obbligo di riserva rispetto alla moneta creata. Però questa creazione diventa di fatto debito per la collettività. Questo è il danno oggettivo del denaro creato dal nulla e messo tra i passivi del bilancio. E questo danno è il signoraggio bancario, cioè l’intero capitale creato, non i «redditi derivati dall’emissione».

Le banche centrali possono pure affermare che per loro il reddito da signoraggio sono gli interessi dei titoli acquistati con il denaro creato dal nulla. Ma in realtà il reddito da signoraggio che tolgono agli Stati è precisamente il capitale creato.

Un passivo che produce un attivo?
Le banche ovviamente negano, dicono che devono mettere le “banconote in circolazione” tra i passivi perché queste per loro sono un debito. Ora, non si è mai visto che una qualsiasi azienda lavori per prodursi un passivo, un debito. E non si è mai sentito che un debito produca un interesse, un attivo. Una stortura logica tollerata dalle leggi particolari per la redazione dei bilanci delle banche centrali. Rimane un fatto indiscusso: se quelle banconote fossero create dallo Stato, quella somma sarebbe tra gli attivi del bilancio dello Stato, quindi il danno finanziario per lo Stato è esattamente pari a quella cifra.

A conferma di questa interpretazione c’è il già citato discorso del governatore della Banca centrale svizzera Jean-Pierre Roth, il quale nel 2003 affermò che la Svizzera non era entrata nell’euro perché avrebbe perso il signoraggio, cioè 40 miliardi di franchi, cioè 26 miliardi di euro all’epoca. Quindi lo Stato perde esattamente il denaro stampato. Roth arriva addirittura a quantificarlo in 3.700 euro a persona. Oggi, calcolando per l’Italia 164 miliardi diviso 60 milioni di abitanti, abbiamo circa 2.700 euro a testa, dal neonato all’ultracentenario.

A ulteriore conferma c’è proprio il sito ufficiale della Banca d’Italia, nella pagina già indicata sopra dedicata al tema signoraggio. Questa pagina contiene un brano con due affermazioni corrette e due gravissime menzogne finali.

Dopo aver ribadito che il signoraggio è dato dai redditi derivanti dall’emissione di moneta, verso la fine della pagina, dove parla della differenza tra la stampa di moneta effettuata dallo Stato e quella fatta dalla banca centrale, si può leggere testualmente:

«La principale differenza consiste nelle modalità con cui si forma il signoraggio. Quando la moneta è prodotta dallo Stato, è quest’ultimo che, spendendola ad esempio per acquistare beni e servizi, la mette in circolo nell’economia e realizza immediatamente il controvalore, al netto dei costi di produzione. Quando invece è la banca centrale a emettere le banconote (o, più in generale, la base monetaria, che include anche le riserve costituite dalle banche su conti presso la banca centrale), queste non sono spese in beni e servizi ma fornite alle banche commerciali, in forma di prestito, per le esigenze del sistema economico, o utilizzate per l’acquisto di attività finanziarie, come i titoli di Stato o le attività in valuta estera; al valore delle banconote, iscritto al passivo del bilancio della banca centrale, corrisponde quindi l’iscrizione di attività fruttifere nell’attivo del bilancio, che rendono un interesse. Perciò la banca centrale ottiene il signoraggio nel corso del tempo, come flusso di interessi sulle proprie attività fruttifere, al netto del costo di produzione delle banconote. Il valore scontato di tale flusso, che come si è detto è riversato allo Stato, è pari a quello che quest’ultimo avrebbe ottenuto immettendo direttamente la banconota nel circuito economico».

All’inizio si afferma quanto io ho già affermato, cioè che lo Stato spendendo la moneta che si è stampata realizza il controvalore di quella moneta, cioè i 164 miliardi nel caso dell’Italia.

Nel secondo caso, quando è la banca a stampare moneta, questa realizza il profitto degli interessi, che è ovviamente una cifra molto minore: quest’anno circa 3 miliardi.

Ora veniamo alla frase finale, che contiene due gravi affermazioni. La prima affermazione è che i redditi della banca centrale sono riversati allo Stato. Ma guardiamo ai numeri: lo Stato quest’anno ha incassato 2 miliardi sui 3 di reddito (il 60 per cento, come stabilito a norma di statuto). Ma quanto ha incassato di interessi la Banca d’Italia? Sempre dal bilancio vediamo alla voce “interessi attivi” la bella cifra di 5,7 miliardi di euro. Ma chi ha pagato questi interessi? Ovviamente Bankitalia detiene titoli di Stato, quindi quegli interessi li abbiamo pagati noi. Quindi lo Stato ha incassato 2 miliardi dai redditi, più un miliardo di tasse. Però ha pagato 5,7 miliardi di euro per interessi.

Inoltre si parla di “flusso riversato allo Stato”, come se alle banche italiane “Partecipanti” non toccasse nulla. Ma non è così. Quest’anno si sono prese 340 milioni, come scritto a bilancio a pagina 216, di cui qui riporto la parte interessata.

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Se un bene di tutti diventa un peso
Ma la cosa ancora più grave è la frase finale: «Il valore scontato di tale flusso (2 miliardi per quest’anno, ndr) è pari a quello che quest’ultimo avrebbe ottenuto immettendo direttamente la banconota nel circuito economico». Per la Banca d’Italia quindi 2 miliardi sono pari a 164 e dobbiamo essere contenti così!

Quindi il problema del signoraggio è prima di tutto un gravissimo problema morale, perché la Banca d’Italia si appropria di un bene della collettività e mettendolo tra i passivi finisce col farlo diventare un debito per la collettività, realizzando il capolavoro contabile per cui un nostro bene diventa un nostro debito. Ma questo problema morale diventa un chiaro e lampante peso finanziario, intollerabile soprattutto in un momento di grave crisi economica.

Questo è il vero, grande motivo per cui la banca centrale deve tornare nel pieno possesso dello Stato, stampando moneta che finisca tra gli attivi dello Stato (come già oggi succede per le monetine).

E tutti noi dobbiamo prendere coscienza del fatto che quando lo Stato stampa moneta non compie un abuso, ma crea uno strumento che rappresenta un valore sociale, il valore della nostra società, il valore della nostra civiltà.

Un valore il cui unico sovrano è il popolo italiano, perché la sovranità appartiene al popolo (non al governo o al parlamento o alla Banca d’Italia), come recita l’articolo 1 della nostra Costituzione.


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45 Commenti

  1. Cisco says:

    Ecco il passaggio del governatore della banca centrale svizzera, Jean-Pierre Roth, citato da Passali:

    “More than national pride would be hurt by such an «euroization» of the Swiss economy. For one thing, such a development would entail the loss of seigniorage income. With a monetary base of about 40 billion francs (26 billion euros), that is about 5’700 francs (3’700 euros) per person, seigniorage in our case is far from trivial. But even more seriously, the loss of monetary autonomy caused by a displacement of the Swiss franc by the euro would prevent the SNB from creating liquidity in case of need.”

    “Qualcosa di più dell’orgoglio nazionale verrebbe colpito da una tale “eurizzazione” dell’economia svizzera. Da un lato, un tale sviluppo comporterebbe la perdita del reddito da signoraggio. Con una base monetaria di 40 miliardi di franchi (26 miliardi di euro), che è circa 5.700 franchi (3.700 euro) a persona, il signoraggio nel nostro caso non è senza importanza. Ma perfino più importante, la pedita dell’automomia monetaria causata dalla sostituzione del franco svizzero con l’euro impedirebbe alla SNB di creare liquidità in caso di necessità.”

    Quindi non è affatto vero che il signoraggio corrisponde alla base monetaria, e Jean-Pierre Roth conferma che corrisponde a quanto dice (anche) la Banca d’Italia, cioè agli interessi calcolati su tale base: se la base monetaria è di ben 40 miliardi di franchi, è naturale che anche gli interessi maturati risultano essere una cifra importante.

    Le monete sono iscritte nell’attivo del bilancio dello Stato perché hanno un valore intrinseco, quasi sempre più elevato del loro valore nominale (es. per costruire la moneta da 1 centesimo di euro se ne spendono 4,5 tra rame e costi di stampa): quindi nell’attivo vanno le monete, nel passivo i costi per la loro coniatura, compresa la relativa perdita. Per le banconote, il passivo è controbilanciato da titoli di stato (e relativo signoraggio) iscritti nell’attivo: qundi nessuno crea moneta dal nulla, perché nessuno può creare moneta senza avere qualcosa come controvalore.

    • Giovanni Passali says:

      COSA CONFERMA ROTH? CHE IL SIGNORAGGIO DELLO STATO CORRISPONDE AGLI INTERESSI?
      INTERESSI ??? QUALI INTERESSI???
      La moneta stampata dallo Stato non produce interessi, ovviamente.
      Secondo lei, cosa fa lo Stato? Stampa moneta e si compra i suoi titoli di Stato???
      I casi sono due:
      – se il signoraggio sono gli interessi, ovviamente lo Stato perdendo il signoraggio non ci perde niente perché la moneta non produce interessi; come scritto anche nel sito di Bankitalia, lo Stato che stampa moneta paga beni e servizi con la moneta stampata.
      – se il signoraggio è la base monetaria creata, allora io ho scritto bene e Roth si riferisce non agli interessi (che non esistono nel caso dello Stato stampatore) ma alla base monetaria creata.

      Anche Bankitalia si riferisce, nel caso di moneta stampata dallo Stato, non agli interessi ma al valore dei beni e servizi acquistati dallo Stato. Quello è il valore perso dallo Stato, sono 164 miliardi persi. E su quel denaro creato dal Bankitalia e posto tra i passivi, noi paghiamo gli interessi dei titoli di Stato tra gli attivi.

      Infine lei afferma “nessuno può creare moneta dal nulla senza avere qualcosa come controvalore”. E cosa ha Bankitalia, prima di creare moneta? Non ha mica i titoli di Stato, perché quelli li può avere solo dopo aver creato moneta e averla spesa per comprare i titoli. Allora come fa Bankitalia a creare moneta?

      • Filippo81 says:

        Giovanni Passali ha perfettamente ragione, poi pensatela come caspita ve pare !

      • Cisco says:

        @Passali

        Confermo quello che ha detto Jean-Pierre Roth, che d’altra parte chiunque può controllare: non ha mai detto che il signoraggio corrisponde al valore della base monetaria (che peraltro non consiste di sole banconote), bensì che ha un certo valore proporzionale a quello della base monetaria: se questa è grande, rilevante sarà anche il valore del signoraggio. E ciò ovviamente non in quanto la moneta crea interesse, bensì per l’interesse maturato sui titoli che la banca compra a fronte della emissione di moneta. Sono le banconote che possono essere create dal nulla, non la moneta: lo scambio è tra i titoli che diventano di proprietà della banca, e la moneta che diventa di chi la riceve (banca privata o Stato). Ma se anche per assurdo fose possibile “creare moneta dal nulla”, dato che l’importante non è il suo valore nominale, bensì il suo potere di acquisto, l’operazione sarebbe senza senso.

        • Cisco says:

          Aggiungo la definizione che SNB (banca centrale svizzera) dà del signoraggio:

          “Guadagno conseguito dalla banca centrale in virtù del monopolio di emissione. Anche la BNS gode di un signoraggio, potendo finanziare a condizioni molto favorevoli i propri attivi attraverso l’emissione di banconote e di passività a vista. Gran parte del signoraggio affluisce alla Confederazione e ai cantoni attraverso la ripartizione dell’utile (Convenzione sulla distribuzione dell’utile della BNS).”

          Non penso che Jean-Pierre Roth abbia un’idea diverso di signoraggio rispetto a quella citata sul sito della banca che ha presieduto per dieci anni.

          • Giovanni Passali says:

            Lei si ostina a confondere il signoraggio della banca centrale col signoraggio dello Stato.
            Quello della banca centrale sono gli interessi, così come scrivono tutti (Bankitalia, BNS, ecc.).
            Quello dello Stato invece è la moneta stampata, perché lo Stato la può spendere in beni e servizi di valore equivalente.
            Così come afferma Roth e come afferma Bankitalia sul suo sito.
            Ma a lei la parola di Bankitalia evidentemente non basta.

            • Tommasodaquino says:

              Mamma mia quanta confusione. La moneta esiste in forza dello stato oppure la moneta esisterebbe anche senza stato? No perché se lo scambio economico per esistere ha bisogno dell’esistenza di uno stato che emette moneta, forse deve ristudiare un po’ di storia, ma tipo dall’antica grecia al rinascimento almeno….

            • Cisco says:

              Il signoraggio dello Stato esiste nella misura in cui la moneta ha valore, quindi in rapporto alla ricchezza prodotta. Quindi una economia deve produrre ricchezza, altrimenti va a finire che il costo per stampare le banconote diventi più alto del loro valore nominale…

    • tommasodaquino says:

      Nessuna persona competente in ambito economico oggi sosterrebbe la tesi del signoraggismo così come espressa e teorizzato da Passali. È un argomento che sarebbe potuto essere interessante qualche secolo fa. Chissà perché il dott. Passali non ha citato il documento B.I. in cui viene spiegato molto semplicemente il signoraggio. Mah.

  2. Signoraggio bancario? Ma delle scie chimiche ne vogliamo parlare?

    Segnalo a tutti questo pregevole studio dell’Istituto Bruno Leoni:
    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=11622

    In esso vengono smontati uno per uno tutti i miti spacciati da Passali e da tutti quelli come lui, che non si rassegnano all’idea che lo Stato deve tagliare la spesa ossia i parassiti dei ministeri romani, dell’Atac e degli enti inutili devono andare a lavorare.

    Mito numero uno: la colpa è dei tedeschi
    Mito numero due: basta stampare moneta, dateci una Bce come la Fed
    Mito numero tre: è solo un complotto della grande finanza e delle grandi banche mondiali, restituiamo alla politica il potere di battere moneta
    Mito numero quattro: è solo un grave errore dei governi, la mancata crescita è il problema, e il deficit pubblico serve anche a doppia cifra, pur di sostenerla, perché il nostro debito italiano è sostenibilissimo.
    Mito numero cinque: è solo un errore di parametri, quelli di Maastricht ieri, quelli del fiscal compact oggi, basta cambiarli e non impiccarsi alle cifre partorite dall’Europa delle tecnocrazie
    Mito numero sei: tutto quello che volete voi, ma la colpa è delle banche, e i salvataggi pubblici sono solo riservati a loro
    Mito numero sette: con l’euro ci abbiamo solo perso, è stata una fregatura
    Mito numero otto: usciamo dall’euro, torniamo alla liretta e tutto va a posto

    • Filippo81 says:

      Gentile Signora Jacob se abbandoniamo l’asfissiante stretta della troika , se riacquistiamo la legittima sovranità sotto ogni punto di vista,se smettiamo di essere una triste colonia nordeuropea ed americana,se mettiamo un’efficace freno alla speculazione finanziaria, se i politici centrodestri e centrosinistri smettono di essere i lecchini dei poteri forti, se la finiamo col politicamente corretto e con la giustificazione dell’invasione islamista in quanto “naturale migrazione”, se torniamo alla liretta in mano al Tesoro e non in mano ad una S.p.a., ecc, non so se andrà tutto a posto, ma di una cosa sono certo, che continuando di questo passo il naturale approdo sarà Eurabia, cioè il baratro della millenaria Cultura Occidentale e la tragica sparizione della nostra Europa.

      • tommasodaquino says:

        Signore noi abbiamo perso l’ultima guerra importante. Abbiamo 113 basi americane sul nostro territorio. Secondo lei con la lira avremmo la nostra liberazione? Cioè no parla sul serio oppure è solo conversazione di fronte ad un caffè?

        • Cisco says:

          @Tommasodaquino

          Infatti. Mi chiedo come si faccia a pensare che la sovranità di un paese si basi sulla moneta. Anche il Burundi ha sovranità monetaria, che serve ai Batutsi per dominare il mondo e campare felici e contenti…

          • Filippo81 says:

            Gentili Cisco e Tommaso,prima di replicare leggete per favore con attenzione quello che gli altri scrivono, così evitate di rispondere a vanvera scrivendo corbellerie.Buona serata

            • Tommasodaquino says:

              Già, fatto. La cosa veramente triste di tutto ciò è che personaggi come Giovanni Passali che presentano le loro teorie (peraltro vecchie, stantie e già dimostrate fallimentari più di un secolo fa) come fossero verità rivelate, per cui non c’è bisogno nemmeno di una dimostrazione, le portano assieme a vangelo e DSC come se queste forniscano il bollino di qualità. La cosa ancora più deprimente è mettere sullo stesso piano una scienza sociale come l’economia, per quanto affascinante, con la teologia del vangelo e la DSC. E’ veramente una bassezza. Ma voi vi bevete tutto.

              • Filippo81 says:

                Veramente sono le vostre ideologie di riferimento (marxismo o liberismo ) ad essere stantie e fallimentari, gentile Tommasodaquino.Per un Cristiano ,tra l’altro è invece normale anzi naturale affrontare tutti gli aspetti della vita alla luce di Cristo , economia inclusa, altro che “deprimente” La Dottrina Sociale della Chiesa è un faro in questo campo,o parti anche tu dal presupposto che la Fede sia un fatto “privato” , “spirituale”, e che non deve quindi essere “sporcata” dalle vicende quotidiane ?Noi non ci beviamo proprio nulla , comunque , a parte acqua,caffè e bibite varie. Stammi bene, Tomma’ !

      • Cisco says:

        @Filippo81

        Devi rovesciare il ragionamento: proprio perché purtroppo non siamo un paese sovrano, non possiamo avere neanche la totale sovranità monetaria. Gli USA si sono potuti permettere di “dollarizzare” diverse economie perché sono una grande potenza, non è che sono diventati una grande potenza grazie al dollaro. Noi siamo parte della Troika (della UE), non è un agente esogeno: il problema è che contiamo come il due di picche.

        • Filippo81 says:

          Appunto Cisco,stavolta sono assolutamente d’accordo con te ,il problema comunque è l’accettazione dello status quo e andare quindi verso un futuro di sottomissione e indigenza (almeno per una gran parte della popolazione Italiana e Europea) e quindi di squallore illimitato oppure iniziare un processo di riscatto e di autodeterminazione nazionale, del quale la riappropriazione della sovranità monetaria è una delle tante tappe significative. O la schiavitù oppure la libertà e il benessere individuale e sociale, Cisco, non ci sono altre strade, detto in una semplicissima frase. Distinti saluti e grazie per la risposta.

    • diabolik says:

      Che concentrato di stron..te ! ah ah ah

  3. Questo articolo di Tempi semina dubbi di eticità e quasi accuse di latrocinio sul signoraggio della Banca centrale, che allibra a passivo l’ammontare della moneta emessa, mentre lo stato allibrerebbe in attivo il valore dell’emissione se fosse lui ad emettere: proporrei un discernimento mirato a sgamare la bufala del facile stampamoneta per compensare l’attivo dello stato le cui entrate ordinarie non riuscissero a pareggiare il passivo.
    http://www.xamici.org/rs/2015/10.17signoraggio.htm

    • Giovanni Passali says:

      Il suo link non dimostra nulla.
      In compenso io sono un buona compagnia.
      Prof. Giacinto Auriti: “”Io non INSINUO che voi banchieri siete dei delinquenti, lo AFFERMO”.
      Maurice Allais, premio Nobel per l’Economia: “Fondamentalmente la creazione di denaro dal nulla (ex nihilo) effettuata dal sistema bancario è identica, non esito mai a dirlo per fare ben comprendere con cosa si ha a che fare, alla creazione di denaro da parte dei falsari, per questo motivo giustamente condannati dalla legge. Nel concreto essa provoca gli stessi risultati. La differenza è chi ne trae il profitto.”

      • Flambeau says:

        Passali, pur non conoscendo iil contesto in cui sono state fatte tali affermazioni (importante conoscerlo per evitare scivoloni come quello di Jean-Pierre Roth, mi gioco una sovrana da 1/4 di oncia che lorsignori parlavano di riserva frazionaria e non di stampa monetaria.

      • Tommasodaquino says:

        Ma mi spiega come fa a non comprendere in questa frase che il soggetto che parla non si riferisce alla riserva frazionaria ed invece si riferisce al signoraggio !!! Cose da pazzi!

      • Tommasodaquino says:

        Sul fatto che i banchieri fossero criminali non c’erano dubbi

  4. Tommasodaquino says:

    Nota per il direttore. Dato che siamo arrivati al fondo della letteratura economica, cioè praticamente siamo arrivati a teorizzare che la terra in realtà sia piatta, per ravvivare un po’ il sito web non sarebbe possibile ospitare qualche teoria complottista presa dal blog di beppe grillo già che ci siamo? Almeno ci facciamo due risate.
    p.s. magari qualche vignetta di Clericetti l’avrei preferita, ma se proprio dobbiamo abbassare il livello tanto vale prendere la creme de la creme

    • diabolik says:

      I grandi scienziati liberisti (tommaso, jacob,ecc) si sono offesi ! ah ah ah

      • diabolik says:

        Scherzi a parte , Tommasodaquino , Giovanna Jacob,ecc non prendetela come un’attacco personale, stiamo semplicemente dialogando tra persone che hanno ideali politici diversi.Smorziamo i toni, non è una rissa, Buona giornata

        • Tommasodaquino says:

          Le idee hanno delle conseguenze, i campi di concentramento e gulag stanno lì a ricordarcelo.. E pensare che le danze sono state aperte da un filosofo che ha scritto un libro confutato a livello accademico ed un soggetto un po’ strano che è stato eletto Cancelliere…

          • Filippo81 says:

            Certo,Tommaso,gulag e lager ,certo,, ma non dimentichiamo il terrorismo islamista e tutti quei governi”liberaldemocratici” che di fatto sono conniventi con esso,senza andare troppo lontano.

  5. Paolo Delfini ha scritto:
    “Per finire. per liberal-liberista intendo coloro che si ispirano alle teorie dell’individualismo economico,a Milton Friedman,a Von Mises,a Von Hajek o ai maestri classici del liberismo e a tutti quelgi studiosi di economia ed economia politica che adottano “la mano invisibile del mercato”, come criterio ultimo.Il liberismo o liberalismo è un’ideologia o una dottrina ,come affermano tanti liberisti contemporanei,e come tale io la rifiuto.”

    Come la maggior parte dei cattolici, Paolo Delfini ha le idee confuse sul liberalismo, e ritiene che il liberalismo sia più o meno un errore uguale e contrario a quello del marxismo e del nazismo.

    In realtà, il liberalismo comprende una galassia variegata di correnti. Ad esempio, la teoria della “mano invisibile” non è accettata da tutti. Io non ho nessuna difficoltà ad ammettere che è una teoria anti-cristiana e, paradossalmente, vicina al materialismo dialettico marxista, in quanto si basa sull’idea che nella realtà materiale economica agiscano delle “forze” che funzionano indipendentemente dal libero arbitrio umano, che anzi muovono il libero arbitrio umano. Quando io, Wallace e pure Cecchini parliamo di “liberalismo”, ci riferiamo al liberalismo tomista, le cui basi teoriche furono gettate da san Tommaso, sviluppate dai tomisti dela scuola di Salamanca e riprese molti secoli dopo, almeno in parte, dalla scuola austriaca. Certo non tutti gli austriacanti sono tomisti e non tutti gli austriacanti rifiutano l’idolo cripto-marxista della mano invisibile. Ma nel complesso, un liberalismo sano, ripulito dall’idolo della mano invisibile, un liberalismo che riconosce l’esigenza di regole condivise all’interno del mercato (altroché mano invisibile) è quanto di più vicino alla dottrina sociale della Chiesa possa esserci. Infatti i papi nelle encicliche sottolienano più volte che la libertà economica è un aspetto fondamentale della libertà, che è un dono di Dio, e che ogni uomo ha il diritto di proprietà sul frutto del sudore della sua fronte. Lei ha orrore dell’individualismo. Ma liberalismo non significa egoismo, avidità e individualismo?. Liberalismo significa agire liberamente per il bene di sé stessi e dle prossimo. Se sono libero di produrre profittti, pi possono donare parte deii profitti ai poveri. Putroppo i cattolici, dopo 50 anni di lavaggio del cervello marxista e democristiano, sono convinti che la “terza via” indicata dalla Chiesa porti verso la “ridistribuzione delle ricchezze” ossia verso quell’ibrido immondo fra liberalismo e marxismo denominato socialdemocrazia, oppure verso quella trovata naif che è il distribuitismo di Chesterton. In realtà la “terza via” della DSC è la via della morale, che porta verso un uso morale e resposanbile del dono divino della libertà in campo eocnomico. Dio ci ha fatto liberi e ci vuole liberi anche in economia.

    Ma libertà significa anche responsabilità, significa sacrificio. Invece le teorie di Giovanni Passali seducono le masse perché in un certo senso deresponsabilizzano l’individuo, gli dicono che non deve fare sacrifici, anzi che non deve neppure lavorare: deve solo farsi restituire dalle banche signoraggiste i soldi che le banche avrebbero rubato al popolo e deve convincere la banca centrale a monetizzare il debto (così all’Atac e ai ministeri possono continuare a non lavorare). Le teorie di Passali, discepolo professo de fascista Auriti, creano dipendenza come la droga. Paura e delirio a Tempi.

    • Filippo81 says:

      Gli articoli di Tempi,come quello di Passali, sono più che buoni nei contenuti, secondo me.niente dipendenza da droga, paura o delirio , quindi, sono certi commenti che invece….meglio cambiare aria in via definitiva, Suerte, amigos !

La rassegna stampa di Tempi
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Tempi Motori – a cura di Red Live

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