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Yemen. Padre Tom Uzhunnalil «è vivo, ma nessuno può fare niente per liberarlo»

gennaio 2, 2017 Leone Grotti

Parla il fratello del sacerdote indiano rapito in Yemen dal commando islamista che uccise a marzo le quattro suore Missionarie della Carità

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Padre Tom Uzhunnalil è vivo, o così almeno sembra a giudicare da un filmato diffuso su Youtube il 26 dicembre. Nel video il sacerdote indiano, rapito il 4 marzo in Yemen da un commando islamista che ha anche assassinato 10 persone, tra cui quattro suore Missionarie della Carità, è smagrito e afferma di «avere bisogno di cure». Il volto è ricoperto da una barba folta e ispida ed è questo, secondo il fratello del sacerdote, l’indizio più concreto dell’autenticità del filmato.

«È MIO FRATELLO». «Nel video sembra molto debole e porta una barba lunghissima», ha dichiarato Joshy Uzhunnalil al Times of India. «È sicuramente mio fratello, non ci sono dubbi, e a giudicare dalla lunghezza della barba (rispetto a quella mostrata nell’ultimo video di luglio, ndr) direi che questo video è più recente».
Nel filmato il sacerdote accusa il governo indiano di «non avere intrapreso nessuna azione seria per ottenere la mia liberazione» e la Chiesa cattolica, in particolare papa Francesco, di non occuparsi di lui: «Caro papa Francesco, per favore abbi cura della mia vita. E chiedo anche agli altri vescovi di venire presto in mio aiuto. Forse nessuna iniziativa seria è stata intrapresa perché vengo dall’India. Se fossi stato un prete europeo, sarei stato preso molto più sul serio».

POSITIVO E NEGATIVO. Secondo Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia Meridionale, «il filmato è positivo perché sembra dimostrare che è vivo. L’aspetto negativo è che sembra parlare sotto pressione e secondo le indicazioni dei rapitori». Senza rilasciare dettagli, monsignor Hinder ha dichiarato ad AsiaNews che «padre Tom è stato informato male: non è vero che non è stato fatto nulla sinora. stiamo lavorando su diversi fronti per cercare di ottenere il rilascio».

DISASTRO YEMEN. I rapitori hanno approfittato della disastrosa situazione dello Yemen, che una coalizione di paesi guidati dall’Arabia Saudita sta bombardando dal marzo del 2015 nel tentativo di sconfiggere i ribelli Houthi, che si erano impadroniti con la forza del potere. Il paese è nel caos, non esistono più autorità riconosciute, più di seimila persone sono state uccise, tra cui molti bambini, e quasi 10 mila violazioni dei diritti umani sono state accertate dall’Onu. Sempre secondo le Nazioni Unite, 2,2 milioni di bambini soffrono di malnutrizione e 462 mila rischiano di morire.

«NESSUNO PUÒ FARE NIENTE». Nel caos della guerra civile, Joshy Uzhunnalil, che lavora negli Stati Uniti, non sa a chi rivolgersi: «Non esiste un vero governo e nessuno può fare niente ora. Né noi familiari, né la Chiesa cattolica, né altri gruppi perché non c’è nessuno in Yemen con cui comunicare. Alcuni ufficiali dell’ambasciata ci hanno detto che stanno lavorando per il suo rilascio ma non possono rivelare altri dettagli». I vescovi indiani a Natale e Capodanno sono tornati a chiedere a tutti di pregare per il rilascio di padre Tom.

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