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Voto su Milanese. «Se Bossi stacca la spina a Berlusconi la stacca anche a se stesso»

settembre 27, 2011 Carlo Candiani

«Il malessere della Lega potrà esprimersi durante il voto parlamentare sull’arresto dell’ex braccio destro del ministro Tremonti», dice il giornalista Stefano Zurlo. Il Carroccio usa le minacce sulla secessione «perché è in difficoltà con la propria base». Ora il governo è «fragilissimo ma infrangibile. Sfrutta le debolezze interne e dei suoi avversari per andare avanti»

Dalla Festa dei Popoli Padani, tradizionale raduno a Venezia, di fine settembre della Lega Nord, il leader Umberto Bossi ha rilanciato l’opzione della secessione della Padania. A stretto giro di posta, il presidente Giorgio Napolitano ha bollato l’intervento del Senatur come «fuori dalla Storia e dalla concreta realtà». Al Capo dello Stato ha replicato il capogruppo della Lega alla Camera: «Il popolo sovrano è un’autorità più alta del Presidente della Repubblica».

«La Lega annaspa, è in difficoltà e minacciare la secessione ne è un sintomo evidente – afferma, intervistato da Radio Tempi, Stefano Zurlo, giornalista de Il Giornale – la Lega è sempre stata un partito di lotta e di governo e in questo momento di grandi difficoltà economiche non riesce più a tenere unite le due cose; e allora cavalca vecchi cavalli di battaglia e vecchi slogan. Un ragionamento istituzionale sulla revisione dell’impianto dello Stato, ma ancor più un referendum per la secessione, sarebbe molto complicato, i costituzionalisti elencano una serie di articoli nella Carta Costituzionale che sono veri e propri paletti sull’unità della Nazione. E poi, dove andrebbe a prendere i voti un ipotetico referendum? No, è pura fantascienza. Questi argomenti sono usati per coprire le difficoltà di una Lega sempre più spaccata».

Con questi atteggiamenti non si butta a mare il lavoro sulle norme per l’attuazione del federalismo, sulle quali tanto si è lavorato?
Evidentemente la Lega non vuol più ingoiare i rospi che si devono ingoiare quando si governa e si è costretti a scelte impopolari. La base, come nel Pdl, è scontenta. In più la Lega deve fare i conti con una manovra economica in cui, come Formigoni non smette di denunciare, lo Stato ha scaricato sugli enti locali numerose grane. Tra balzelli e tagli, di fatto, si è annullato il federalismo.

Ritorniamo ai problemi interni del movimento leghista: la decisione di Bossi di catapultare il figlio nell’agone politico, addirittura additandolo per la propria successione al comando del movimento, potrebbe essere una causa?
Questo è un aspetto da non sottovalutare. Ma c’è altro: il malessere della Lega potrà esprimersi durante il voto parlamentare sull’arresto dell’onorevole Marco Milanese, l’ex braccio destro del ministro Tremonti, e pure a voto segreto, con rischio di sfilacciamento di rapporto tra lo stesso ministro e la leadership leghista. Mi sembra che si stia appannando tutto, tutti sono in difficoltà. E la stessa Lega non attira più il popolo delle terre di riferimento: una dirigenza leghista che mette il tappo alla riforma pensionistica, lasciando invariata, anzi facendo aumentare la quota delle tasse, fa la figura di difendere lo status quo.

C’è un “ripensamento” interno per Lega e PdL, che nascono come partiti carismatici. Come incideranno questi movimenti interni sulla vita stessa dei partiti e della coalizione di governo?
Incideranno pesantemente. Noi viviamo il paradosso di un governo fragilissimo ma infrangibile, che sfrutta le debolezze interne e dei suoi avversari, per andare avanti. Su queste debolezze si inserisce la raccolta di firme contro l’attuale legge elettorale, per un ritorno a quello precedente basato sulle preferenze: se passasse il referendum si disgregherà l’attuale panorama di alleanze. Il Parlamento si attiverebbe per rispondere con una nuova legge, bloccando la celebrazione del voto referendario, con il rischio di un ritorno al proporzionale. A quel punto, il Pdl scomparirebbe definitivamente, spaccandosi in mille tronconi.

Uno scenario di stravolgimenti partitici epocali
È anche vero che, nonostante tutto, il governo sta lavorando e anche i problemi giudiziari di Berlusconi, vedono ogni giorno colpi di scena, da una parte e dall’altra. Queste anomalie (vedi inchiesta Tarantini e l’incompetenza della procura di Napoli) danno ragione, paradossalmente, a Berlusconi e a chi invita il premier a resistere. Dare un tempo alla durata del governo è improbo, io penso che se Bossi deciderà di staccare la spina, la staccherà, però, anche a se stesso.

 

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