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Viva l’Italia, tutta macchiette e moralismo

novembre 5, 2012 Simone Fortunato

Satira di costume che spesso sconfina nella macchietta pura. È il secondo film di Massimiliano Bruno che scrive e dirige dopo aver girato Nessuno mi può giudicare. È in pratica un instant movie sui guai morali e non dell’Italia di oggi e trasuda moralismo in ogni sequenza. La storia ruota attorno a un eminente esponente […]

Satira di costume che spesso sconfina nella macchietta pura. È il secondo film di Massimiliano Bruno che scrive e dirige dopo aver girato Nessuno mi può giudicare. È in pratica un instant movie sui guai morali e non dell’Italia di oggi e trasuda moralismo in ogni sequenza. La storia ruota attorno a un eminente esponente di un partito importante (e che ricorda nei simboli e negli slogan Forza Italia). L’Onorevole Spagnolo è un personaggio tagliato con l’accetta: grandi slogan sulla famiglia, il bene comune e altro e poi eccolo a letto con una bella figliola che aspetta da lui una raccomandazione in una fiction importante. Quando succede il patatrac e il politico si sente male tutto cambia: l’onorevole, per le conseguenze del malore, non riesce proprio a evitare i commenti sulla politica e sullo stato deplorevole del proprio Paese. L’incidente provocherà diverse conseguenze: il partito prenderà le distanze da Spagnolo mentre i figli, tre e tutti più o meno raccomandati, dovranno prendersi cura del padre demente. L’intento di Bruno è quello di recuperare la tradizione della commedia sociale, quella de I mostri e di tanti film di Risi, ma il risultato è ben lontano dalle opere del regista de Il sorpasso. 

QUANTE MACCHIETTE. Le cause sono diverse: le gag, scritte da Bruno, non fanno proprio sbellicare dalle risate anche per la tendenza a ridurre a macchietta un po’ tutto. Lo stalker che insegue la figlia di Spagnolo interpretata da Ambra Angiolini. Ambra stessa che, pur biascicando e dimostrando di non avere cervello, trova posto in varie pubblicità, anche piuttosto volgarotte (come quella delle banane): tutte situazioni molto forzate, recitate sopra le righe e di dubbio gusto. L’unico personaggio in chiave comica a funzionare è il solito grande, versatile Rocco Papaleo, che regala momenti di autentico divertimento. Il sottotesto politico e ideologico del film è assai riduttivo e sfonda spesso nel qualunquismo. Bruno si ritaglia il ruolo di capocomico e commenta dal palco del suo programma dal titolo Vi dico la verità, le performance dei politici corrotti e approfittatori, le gesta delle ragazze del loro harem divenute veline o poco più, le battaglie per i soldi di primari che dirottano pazienti da ospedali pubblici in cliniche private per interessi personali. Tutto molto facile e anche un po’ irritante almeno per quella parte di Italia che crede che i valori che Bruno, giustamente, mostra come perduti, siano un’eredità non dei soliti noti. Perché Bruno circonda le proprie battute sarcastiche sulla vita del Paese dalle effigi dei Padri della Patria: Togliatti, Pertini, Moro, Berlinguer, dimenticandosene però ben altri. In questa commedia gli strali sono proprio per tutti: Gassman è il figlio maggiore di Spagnolo e ha avuto il posto di amministratore delegato di una grande azienda che gestisce le mense di ospedali. Inutile spiegare come ha avuto il posto e come l’azienda preparerà i pasti per i pazienti; lo stesso Bova, medico idealista che lotta contro il primario che vorrebbe chiudere un’ala dell’ospedale per i soliti interessi, non sarà esente da piccoli grandi aiuti e raccomandazioni. Il tono è rancoroso e livoroso e rispecchia in pieno i toni delle ultime campagne elettorali: forse da questo punto di vista W L’Italia è davvero lo specchio di un’Italia corrotta e ipocrita. Allo spettatore riuscirà però bizzarro notare come in un film in cui il motto è verità, libertà, nessun interesse, risulti un po’ ingombrante la presenza spot di un gioco d’azzardo, evidenziato dal regista addirittura da uno smaccato quanto inopportuno dialogo. Come dire: chi ha peccato, scagli la prima pietra….

SPARA SENTENZE. Al di là di questo, a colpire di Viva l’Italia è l’assoluta mancanza di una prospettiva e di un’alternativa vera. Bruno sentenzia che ogni cittadino ha diritto alla Verità, il che è un diritto sacrosanto, si trastulla nel rappresentare il marcio di un’Italia che conosciamo sin troppo bene, riempie il film di slogan anche discutibili (“La famiglia è una gran rottura di coglioni!”, ci ricorda con il suo stile il politico Spagnolo), divide l’Italia in buoni e cattivi, dove i cattivi sono inequivocabilmente ladri e assassini (c’è anche una battuta di dubbio gusto su L’Aquila) mentre i buoni sono quelli, pochissimi, che non sbagliano mai e che denunziano le malefatte. Se i Padri della nostra Patria, quelli già citati e con l’aggiunta di un grande dimenticati colpevolmente da Bruno come Alcide De Gasperi, avessero usato questo metro di giudizio per fondare la nostra democrazia e ricostruire il Paese, oggi probabilmente non ci sarebbe più nessuna Italia.

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