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Violante: «Serve un’Alta Corte che stabilisca la responsabilità civile dei giudici»

novembre 28, 2011 Leone Grotti

L’Unione Europea ha condannato l’Italia perché la responsabilità civile dei magistrati non dovrebbe limitarsi solo ai casi di “dolo o colpa grave”. Secondo Luciano Violante «bisogna sottrarre il potere disciplinare, quello che stabilisce la responsabilità civile dei giudici, agli organi di autogoverno di tutte le magistrature»

In principio è stato Giorgio Napolitano, a luglio, in un discorso ai giovani magistrati: «Il conflitto tra politica e magistratura è diventato intollerabile e sterile», le toghe devono tornare a rispettare «criteri di misura e riservatezza», «non cedere a fuorvianti esposizioni mediatiche» e «non indulgere in atteggiamenti protagonistici e personalistici». La giustizia, penalizzata da un «funzionamento gravemente insufficiente», paga «un offuscamento dell’immagine della magistratura» sul quale è necessaria «una seria riflessione critica». Pochi giorni fa, sempre il capo dello Stato ha sottolineato «la cruciale importanza della trasmissione di un valido codice deontologico, volto ad affermare il necessario rigore nel costume e nei comportamenti del magistrato». Infine, ieri, l’Unione Europea ha condannato l’Italia perché la responsabilità civile dei magistrati non dovrebbe limitarsi solo ai casi di “dolo o colpa grave”.

«Oggi che nel paese c’è un clima meno conflittuale è auspicabile che alcuni protagonismi sbagliati dei magistrati, che ci sono stati in passato, vengano meno» dichiara a tempi.it Luciano Violante, docente di istituzioni di diritto e procedura penale presso l’Università di Camerino. «Ritengo che i magistrati, oltre ad essere indipendenti, devono anche apparirlo perché hanno grandi poteri discrezionali sulla vita e sui beni delle persone, e quindi il cittadino non deve mai temere che il magistrato possa essere prevenuto nei suoi confronti».

Secondo l’ex magistrato ed ex presidente della Camera, se si volesse mettere mano alla giustizia, prima ancora di parlare delle singole misure da prendere, bisognerebbe risolvere alcune gravi pecche, come «la lentezza dei procedimenti. Perché ci sono uffici, come Torino, i cui tempi sono inferiori alla media europea ed altri che hanno tempi pari al doppio o al triplo, anche se le norme sono uguali in tutta Italia? La prima cosa da fare è un’indagine per capire perché un tribunale funziona in modo accettabile e un altro in modo scandaloso».

Importante sarebbe anche «ridurre il numero dei tribunali, ne abbiamo davvero troppi. Nel solo Piemonte ce ne sono 17. E la metà non ha il numero di giudici necessario per funzionare a pieno regime. Noi spendiamo molto di più della Francia per la giustizia, con minori risultati, anche per questo motivo. Propongo che ci sia solo un tribunale per ogni capoluogo di provincia».

Ma più importante di tutto il resto, il Parlamento dovrebbe prendere una misura per rendere il sistema giudiziario moderno ed efficiente, dopo aver ascoltato l’opinione delle toghe e superando inevitabili resistenze: «Sottrarre il potere disciplinare, quello che stabilisce la responsabilità civile dei giudici, agli organi di autogoverno di tutte le magistrature e affidarlo a un’Alta Corte eletta in parte dai magistrati, in parte dal Parlamento e in parte designata dal capo dello Stato. Parlo di tutte le magistrature, ordinaria, amministrativa, contabile, tributaria, militare. Il Csm e gli altri organi di autogoverno resterebbero comunque in piedi per esercitare tutte le altre competenze».

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