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Vincono l’Oscar e poi chiudono. Lo strano destino degli studi di effetti speciali

marzo 8, 2013 Paola D'Antuono

Il film di Ang Lee, Vita di Pi, ha conquistato quattro Oscar solo poche settimane fa. Uno di questi è quello per i migliori effetti speciali, vinto da Bill Westenhofer, Guillaume Rocheron, Erik-Jan De Boer e Donald R. Elliott, tutti della compagnia Rhythm & Hues, che ha alle spalle altre due vittorie nella stessa categoria […]

Il film di Ang Lee, Vita di Pi, ha conquistato quattro Oscar solo poche settimane fa. Uno di questi è quello per i migliori effetti speciali, vinto da Bill Westenhofer, Guillaume Rocheron, Erik-Jan De Boer e Donald R. Elliott, tutti della compagnia Rhythm & Hues, che ha alle spalle altre due vittorie nella stessa categoria per Babe e La bussola d’oro. La compagnia, però, nonostante  i successi e le celebrazioni non sembra passarsela bene, anzi è davvero nei guai, tanto da essere a un passo dal dichiarare la bancarotta. E non è purtroppo né la prima né l’ultima casa di Vfx (effetti visivi) costretta a chiudere i battenti. Il settore degli effetti visivi, infatti, sta attraversando una crisi che minaccia di paralizzare l’intero mercato e che è culminata con una protesta fuori dal Dolby Theatre di Los Angeles, mentre tutto era pronto per la cerimonia degli Oscar.

SUSSIDI FISCALI. Molti i problemi da mettere sul piatto. In primis, i sussidi fiscali offerti fuori dagli Stati Uniti che abbattono qualsiasi tentativo di concorrenza, spingendo le produzioni a preferire studi canadesi, per esempio, che possono offrire sconti fiscali fino al trenta per cento. Molti lavori lunghi, come le correzioni di pittura, vengono esternalizzate in India e in Cina, con un notevole risparmio. Senza contare che spesso gli studios spingono le case di effettivi visivi ad abbassare i costi e a produrre più materiale in meno tempo. È diventata prassi, poi, chiedere alle case di effetti speciali di aprire succursali in paesi dove si possa usufruire degli incentivi fiscali. Chi si rifiuta, perde il lavoro. Nessuno dei Vfx Studios aveva mai alzato la voce sinora perché la paura di perdere le grosse commesse era davvero altissima e non c’è nessun sindacato pronto a difende gli artisti degli effetti speciali, come successe per esempio nel caso degli sceneggiatori e del mega sciopero indetto nel 2007, che causò il blocco totale delle produzioni.

STOP SUL PALCO. Bill Westenhofer, in occasione della premiazione, aveva provato a esporre il problema alla luccicante platea ma era riuscito solo a dire: «Purtroppo, la Rhythm & Hues soffre al momento di gravi difficoltà finanziarie», prima di essere interrotto. Più tardi è riuscito a spiegare le sue motivazioni: «Quello che stavo cercando di dire lassù è che fa ridere che gli effetti visivi dominino il box office e al tempo stesso siano così in difficoltà. Siamo artisti, se non si riesce a trovare un modello di business che funzioni rischiamo di perdere molto». Anche Ang Lee si è schierato con la casa di effetti visivi che si è occupata del suo film e ha dichiarato: «È una brutta notizia che gli effetti visivi siano troppo costosi. So cosa sta succedendo alla Rhythm & Hues. Per loro è difficile guadagnare. La ricerca e lo sviluppo sono molto costosi, rappresentano un peso enorme per ogni casa». Per il regista la soluzione è solo una, «che diventi un business più facile, più economico, in cui più persone possono metterci le mani», sperando che il Vfx sia sempre più considerato «una forma artistica e non dei semplici effetti per i film d’azione».

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