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Vincente, ma con oblio. Rafa, in che dramma ti sei cacciato?

dicembre 14, 2012 Emmanuele Michela

Può vincere il Mondiale per club, ma, al Chelsea come all’Inter, non supererà mai il suo predecessore. Lo strano caso di “Big Ben”, non sempre eccelso come in passato a sostituire grandi allenatori.

Guardatevi le immagini della partita di ieri tra Chelsea e Monterrey e immedesimatevi nel dramma. Dei 36mila tifosi presenti ad applaudire la sdolcinata festicciola dei Blues all’International Stadium di Yokohama non ce ne sono nemmeno un migliaio londinesi puro sangue, che però non appena vedono il faccione sorridente di Rafa Benitez non si fanno pregare: dal settore si leva quella danza malefica che ormai da 3 settimane detta il ritmo a Stamford Bridge, ricordando al tecnico spagnolo le imprese del suo predecessore, Roberto Di Matteo.

UN DRAMMA DI SCENA IN GIAPPONE. Questo è il dramma in cui si è cacciato Rafael da Madrid, “Rafa the Gaffer”, “Big Ben”, il mister più incravattato della Premier, il pacioccone spagnolo che a Milano ricordano più per il look vacanziero con cui si presentò al ritiro estivo del 2010 in cappellino e braghetti corti che per i risultati ottenuti sul campo. Un dramma in cui si è cacciato lui stesso con le sue mani, accettando l’ardua richiesta che Abramovich gli ha fatto qualche settimana fa, chiedendogli di sostituire Di Matteo alla guida dei Blues. Il tempo dirà se il magnate russo ha avuto ragione nello scegliere lo spagnolo, tecnico bravo ma anche sfortunato: ma su di lui grava una condanna irremovibile, già scontata due anni fa in Giappone e anche quest’anno da espiare nella terra del sol levante.

DUE ANNI FA LA STESSA STORIA. Benitez non è costretto a vincere, bensì è condannato ad essere dannato nonostante la vittoria. Lo scenario è sempre quello del Mondiale per club, trofeo elevato di diritto nel firmamento delle migliori competizioni globoterracquee sebbene esprima lo stesso spettacolo dei triangolari estivi giocati ai piedi delle Dolomiti. Già due anni fa fece bene Rafa: l’Inter stravinse la Coppa, la squadra tornò in Italia e cinque giorni dopo il contratto del tecnico era già stato risolto. Troppe difficoltà in quell’inizio di campionato, troppo difficile subentrare a una volpe letteralmente inarrivabile, ossia quel José Mourinho che aveva riportato l’Inter alla Champions League dopo 45 anni.

QUANTO È DURA SOSTITUIRE RDM? Difficile che succeda uguale al suo ritorno a Londra: Benitez è appena arrivato, Abramovich s’è giocato la faccia con lui, mai e poi mai lo caccerà, anche se il Mondiale dovesse andare male. Ma agli occhi dei tifosi, la sua situazione è la stessa di quando Rafa si trovava in casa Inter: può anche vincere, ma non sarà mai come il suo predecessore. Di Matteo è l’anima poetica del successo dei Blues dello scorso anno: da gregario del centrocampo, protagonista silenzioso dei successi di fine anni Novanta, è passato a tecnico di rincalzo, si è seduto in panchina nel momento peggiore del Chelsea e in 4 mesi ha trasformato la squadra, portandola a vincere FA Cup e Champions. Era ovvio che una storia simile avrebbe fatto innamorare la gente, e altrettanto ovvio era che la sua eredità sarebbe stato un macigno di dimensioni mastodontiche.

UNA CARRIERA SULLE CENERI DEI GRANDI. Strana sorte sa destinare a volte il calcio: puoi salire sul tetto del mondo ma non riuscire a far presa. La cosa fa ancora più notizia alla luce della strana carriera di Rafa Benitez, ricca di successi costruiti proprio sulle ceneri di alcuni grandi tecnici: nel 2001 arrivò al Valencia dopo l’exploit di Cuper e riuscì a fare meglio di lui, vincendo due campionati e una Coppa Uefa. 3 anni dopo passò al Liverpool, con l’ambizioso progetto di fare meglio di Gerard Houllier: e così fece. In riva alla Mersey è ancora considerato un idolo, specie per quella Champions riportata a casa dopo più di vent’anni, in una clamorosa finale contro il Milan. Da quell’anno qualcosa si è inceppato negli schemi di Rafa, che ora si gioca tutto a Londra, dove a fatica sta provando a cancellare il ricordo di Di Matteo. Non sempre la storia offre repliche, non sempre le imprese si ripetono con gli stessi uomini.

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