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Vilma e i suoi figli “scampati” all’aborto. E ora il più piccolo si prende cura del fratello Down

aprile 2, 2013 Benedetta Frigerio

Storia di una mamma che per ben due volte ha “disobbedito” ai consigli dei medici. Fino a scappare dalla clinica il giorno stesso dell’intervento

Un’altra storia di una mamma che ha dovuto combattere per ben due volte contro i medici che volevano farle abortire prima il terzo poi il quarto figlio e che ora, anche «se mio marito è disoccupato e sono io a mantenere la famiglia, nonostante le difficoltà, sono felice perché il Signore mi ha donato dei figli davvero fantastici».

LA VICENDA. Vilma è una mamma lettone di due bambini che, quando rimase incinta del terzo figlio, affetto dalla sindrome di Down, decise – contro i “consigli” dei medici – di farlo nascere. La storia s’è ripetuta alla quarta gravidanza, quando l’ultimo figlio aveva solo 2 anni, e la donna – pur ringraziando «Dio che mi aveva benedetto con un altro bambino», tentennò davanti ai nuovi interventi dei dottori: «Il ginecologo mi disse che dovevo abortire, perché avevo già tre bambini di cui uno aveva bisogni speciali». La donna resisteva ma il medico insisteva: «Mi disse: “Non capisci che questo bambino potrebbe avere la sindrome di Down?”». Il medico le parlò solo delle complicanze e dei rischi della nuova gravidanza, senza offrirle supporti né alternative, finché «mi ritrovai totalmente disperata e confusa, non sapevo più cosa fare».

«A SALVARCI IL DOLORE E DIO». Il medico, racconta Vilma, «mi mandò in ospedale ad abortire», ma «io sentii un dolore nel cuore» e il ripetersi continuo di una domanda: «Come posso uccidere questa nuova vita in me?». Così «chiesi a Dio di salvarci» e «presi i miei vestiti e gli effetti personali e corsi fuori dalla clinica abortiva. Mentre correvo ricordo che dicevo a mio figlio: “Dio ci ha salvato!”».
Da quel giorno cominciò a frequentare degli amici «che conoscevano Gesù e che volevano darmi una mano. Andammo agli incontri con loro e spesso ci sentivamo al telefono». Così, anche se il parto del piccolo non «fu semplice, arrivai al termine». Una volta nato, «i medici esclusero ogni possibilità di sopravvivenza e per questo gli negarono le cure di supporto». Il piccolo fu battezzato e, sorprendentemente, sopravvisse. Fu «un secondo miracolo», ha spiegato Vilma.

SECONDO MIRACOLO. Oggi il bambino ha 3 anni, è sano, intelligente e sveglio. Non solo, «ama giocare con il fratello (6 anni) e vigila su di lui: mi chiama quando si sta per cacciare nei guai. È un angelo custode per un fratello maggiore con esigenze speciali». Perciò, «sono grata a Dio di averci salvato da quel terribile momento in cui rischiai di abortire mio figlio. Sono davvero felice di averlo con me!».

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4 Commenti

  1. ErikaT says:

    Io sono transgender e contraria all’ aborto, così finalmente tutti possono capire che non sono una pro-aborto

  2. Argo says:

    Disoccupati e 4 figlio di cui uno down ma chi glieli mantiene?
    Se berlusconi e Moratti hanno i soldi e possono avere quanti figli vogliono, il problema che a chi non se li può mantenere non possono essere gli altri a mantenerglieli, insomma non possiamo sovvenzionare ogni demente che vuole farsi la squadrea di calcio in casa pur non avendone le risorse.

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