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Vietnam. Liberato padre Ly, perseguitato per quarant’anni dal regime comunista

maggio 25, 2016 Leone Grotti

Su 41 anni di potere comunista, il sacerdote cattolico ne ha passati 37 agli arresti (23 in carcere e 14 ai domiciliari). Appena liberato, si è inginocchiato davanti al suo vescovo

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Dopo otto anni passati nel carcere politico di Nam Ha, a sud della capitale Hanoi, il 20 maggio è stato liberato padre Taddeo Nguyên Van Ly, strenuo difensore dei diritti umani e della libertà religiosa e per questo perseguitato da quarant’anni anni dal regime comunista del Vietnam. Doveva scontare ancora qualche mese di carcere, ma il partito comunista l’ha liberato in anticipo come segno di riconoscenza verso Barack Obama, che ha revocato l’embargo sulle armi letali all’ex nemico durante la sua visita nel paese di questi giorni. Padre Ly è stato subito portato nella sua arcidiocesi di Hue, dove ha passato pochissimi dei suoi ultimi quarant’anni anni di vita.

«ABBASSO IL COMUNISMO». Il sacerdote cattolico è diventato famoso durante il suo ultimo processo, datato 30 marzo 2007, per aver recitato davanti al giudice un poema da lui composto: «Il tribunale comunista vietnamita, una farsa ignobile, del quale non finiremo mai di prenderci gioco. I magistrati, questo gruppo di scimmie, questi servi prezzolati, chi pensano di poter giudicare?». Prima della fine della recita, un ufficiale gli ha tappato la bocca, impedendogli di parlare per il resto del processo. Prima di essere portato via per scontare la condanna per «propaganda antigovernativa» (aveva diffuso degli articoli su Ho Chi Minh), fece a tempo a gridare: «Abbasso il comunismo».

PELLEGRINAGGIO PROIBITO. Padre Ly era già abituato alla prigione e forse per questo ha resistito anche all’ultima incarcerazione. Per la prima volta è stato arrestato nel 1977, a soli due anni dalla nascita della Repubblica socialista del Vietnam, per aver diffuso due dichiarazioni della Chiesa sulla mancanza di libertà religiosa in Vietnam. Dopo un anno di carcere e quattro di residenza sotto sorveglianza, è stato di nuovo arrestato nel 1983 per aver organizzato un pellegrinaggio proibito alla Madonna Nostra Signora di Vang.

vietnam-padre-van-ly2ARRESTI CONTINUI. Dopo altri dieci anni di carcere e due di sorveglianza, è stato posto ai domiciliari per altri cinque anni per aver scritto un manifesto sulla persecuzione religiosa dei cristiani nella sua diocesi di Hue. Tra il 2001 e il 2005, padre Ly è stato di nuovo sottoposto a pena detentiva per aver tenuto un seminario sulla libertà di espressione. Uscito, ha passato altri due anni sotto sorveglianza. Nel 2007 l’ultima condanna a otto anni di carcere e cinque di domiciliari.

IN GINOCCHIO. Su 41 anni di potere comunista, il sacerdote ne ha passati 37 agli arresti (23 in carcere e 14 ai domiciliari), diventando un simbolo della lotta per la difesa della libertà religiosa e dei diritti umani del popolo vietnamita. Oggi il suo stato di salute è precario e fatica a camminare. Tutta la diocesi si è mobilitata per andarlo a trovare in questi giorni, durante i quali non ha voluto rilasciare dichiarazioni.
L’unica cosa che si sa è stata riportata da VietCatholic News: nonostante i suoi 70 anni e i tanti problemi fisici, appena sceso dall’auto che dal carcere l’ha portato all’arcivescovado di Hue, come prima cosa padre Ly si è inginocchiato ai piedi dell’arcivescovo, monsignor Le Van Hong, chiedendo la sua benedizione.


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2 Commenti

  1. Susanna Rolli scrive:

    Maaammma mia!!, che cristiano!! Lo volevano crepato in carcere!, lui ce l’ha fatta!..chissà se ha avuto la possibilità di poter celebrare tra le sbarre, mi piacerebbe saperlo.
    Ottimo esempio di anticonformismo al potere!, ottimo esempio per i cristiani impastati in tutte le paste -non certo in funzione di “lievito”!

  2. Pietro scrive:

    Il vero comunismo è quello che si è storicamente realizzato con i gulag di Lenin, Stalin, Kruscev, Breznev e Cernienko, con i carri armati di Budapest e Praga, con i Laogai di Mao e compagni ,con Pol Pot, con piazza Tien An Men, con l’inferno nordcoreano, con i milioni di morti (forse cento?) di uno dei più brutali sistemi ideologico politici che il pianeta abbia mai conosciuto. Occorre altro?

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