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I 50 anni di “Blowing in the wind”, evergreen dalle traduzioni opposte

agosto 9, 2012

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8 Commenti

  1. carlo candiani scrive:

    Sono il giornalista del servizio: in quei pochi secondi volevo solo evidenziare, in maniera un pò ironica, come una canzone che aveva nell’originale un ritornello con un testo “biblicamente” preciso, nel testo in italiano, al quale, forse più che l’interprete Tenco, ha messo mano un giovane Mogol, cambiasse così drasticamente di significato. Cosa che accadde dieci anni dopo ad Imagine di Lennon, a cui il testo fortemente anti religioso, fu ammorbidito per essere meglio digerito dall’allora cultura bigotta. Così ammorbidito che Morandi potè cantarlo davanti a GPII, nel concerto a Bologna durante il Giubileo del 2000. Meno male che questa brutta pratica è da decenni scomparsa. Comunque non ci sono secondi fini nel ricordare i 50 anni di Blowind in the wind, un capolavoro del folk rock. E già che ci sono invito tutti gli amanti del rock alla mostra dedicata alla musica che ha cambiato il secolo scorso che sarà presente al Meeting di Rimini

    • Carlo Candiani scrive:

      scusate se puntualizzo per evitare polemiche che in estate fanno inutilmente sudare: Imagine di Lennon non era fortemente anti religiosa ma conteneva un riferimento alla religione come motivo di divisioni nel mondo : oggi la definiremmo anti clericale o contro il fondamentalismo. Comunque nel suo anarchismo (si dice così?) militante Lennon forse intendeva proprio religione. Concludo così: l’artista si esprime sempre in forma poetica e quindi, non è giusto fargli dire quello, che, forse non ha pensato: nè forzature nè demonizzazioni.
      Ma se visiterete la mostra del Meeting sul rock, sarà ancora più chiaro

      • Halley scrive:

        “l’Artista si esprime sempre in forma poetica e quindi, non è giusto fargli dire quello, che, forse non ha pensato: nè forzature nè demonizzazioni”. Se questo è vero perchè scegliere di conoscere il Rock attraverso il punto di vista filtratissimo di qualcun’altro? Me lo chiedo, me lo chiedo e poi capisco che la risposta sta soffiando nel vento. Ecco perchè dopo 50 anni Blowing in the Wind è un evergreen.

        • Carlo Candiani scrive:

          C’è una cosa che mi ha sempre fatto riflettere, riguardo il rock e, per esempio il cantautorato, in generale: anche Bono, per fare un nome dei tanti, canta quello che scrive.
          Nel 2001, intervistai un famoso cantautore cattolico, laico e praticante : Claudio Chieffo. Fu in’intervista molto bella, ancora inedita (doveva essere un servizio televisivo che non andò mai in onda), che alla mia domanda che cosa ne pensasse dei cantautori e della loro ricerca di significato nelle vita, mi rispose: “Sono come quelle persone che per strada ti avvicinano per chiederti che ore sono, però quando stai per rispondere, loro hanno già girato l’angolo: tutto è concentrato sulla domanda e non si vuole aspettare la risposta”. Ecco, anch’io io penso che il fenomeno rock, sia proprio questo.
          Grazie eroi del rock per le vostre domande, che sono anche le nostre, ma aiutiamoci a rispondere insieme

          • Carlo Candiani scrive:

            Scusate: togliete il “che” prima di “Alla mia domanda ….”
            La frase esatta è: Alla mia domanda, di che cosa pensasse dei cantautori e……

            • Halley scrive:

              Dunque NO traduzioni, NO interpreti.
              In primo luogo non si deve mai staccare Bono da The Edge.
              Secondo, povere Aretha, Billie Holiday e Ella Fitzgerald! Mi chiedo come abbiano osato ad essere solo delle interpreti e non sempre abbiano “cantato quello che scrivono”. Povere Mina, Martini e Vanoni. Comunque la risposta a Blowing in The Wind si chiama A Change is Gonna Come di Sam Cooke. Preciso scritta e cantata da Sam Cooke.
              Ma a volte l’interprete, che sia pop rock, jazz o R&B non può che aiutare e dare valore alla scrittura di un autore.
              Lasciamo cantare I Will Always Love You a Dolly Parton invece che alla Houston. Lasciamo cantare Nothing Compares To You a Prince invece che a Sinead O’Connor. Fuori dai giri Sinatra. Etta James poteva evitare di cantare At Last.
              Sig. Candiani io non la voglio giudicare ma ciò che ama della musica sicuramente non ha niente a che fare con la musica.

              Farsi domande è più che leggittimo e fuggo i sistemi lobbistici che ti impediscono di fartele e ce ne sono TANTISSIMI . Ma è pur vero che se le risposte saltano agli occhi il romanticismo del farsi i Domandoni può anche essere utile come il doposole dopo che ti sei ustionato al mare, tanto per rimanere in termini estivi.

              Buon Meeting, so benissimo chi è Chieffo. Bravo, ma di risposte ne dava assai e alcune delle sue risposte non sono male. Ma sono risposte.

              • Carlo Candiani scrive:

                Mi scusi sig.Halley, l’argomento era: meno male che non accade più come negli anni ’60, quando una versione italiana di un brano inglese (o di qualsiasi altra lingua straniera) stravolgeva il testo originale. Come esempio ho portato quello di Blowing in the wind, perchè era particolarmente emblematico, cogliendo il fatto che sono 50 gli anni dalla sua composizione, punto. Non c’erano altri retropensieri.
                Vogliamo parlare di interpreti? Parliamo di interpreti
                Vogliamo parlare di come il rock nasce dalla fusione del blues e dello spiritual dei afro americani con il country bianco degli immigrati irlandesi che sbarcarono sulle coste americane? Parliamo anche di questo
                Vogliamo disquisire se i Beatles sono stati la rivoluzione del rock oppure “solo” una geniale pop band inglese? parliamone.
                Vogliamo fare la storia del cantautorato italiano? Io sono qui
                Ma l’argomento del video era un altro
                Comunque non si preoccupi, non la tedierò più
                Buona giornata

  2. Carlo Candiani scrive:

    Ah, un’ ultimissima cosa: non sono giornalista

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