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In Venezuela ora manca anche l’acqua. Quattro mesi di razionamento a Caracas

maggio 8, 2014 Redazione

La siccità ha prosciugato alcuni bacini idrici e varie zone della capitale riceveranno acqua solo 3 giorni alla settimana. L’opposizione accusa Maduro: «Bisognava pensare prima ad un piano di salvataggio»

A più di tre mesi dall’inizio delle proteste studentesche, il Venezuela fa i conti con una crisi politica che rischia di degenerare in caos umanitario. I viveri scarseggiano già da qualche settimana nei market, ma quel che più preoccupa i cittadini di Caracas è il piano di razionamento dell’acqua che il governo cittadino ha varato per i prossimi 4 mesi. Alcune aree della città riceveranno l’acqua solo per tre giorni alla settimana, altri forse per 5, con la garanzia di distribuzione soltanto in alcune ore della notte, da qui fino ad agosto. Causa del problema è il prolungarsi della stagione di secca, andata oltre le settimane attese: il grande caldo ha prosciugato così alcune delle dighe che circondano la città e che garantivano gli approvvigionamenti. In questo modo, insufficiente è anche la fornitura di energia elettrica, che da queste dighe viene generata.

LE PROTESTE DELL’OPPOSIZIONE. A creare questo vuoto non sono state solo ragioni ambientali: l’opposizione accusa il governo per l’incapacità di gestire il problema. L’instabilità politica e i continui movimenti interni non rendono lucido l’approccio di Maduro all’urgenza. Il sindaco del municipio di Sucre, nello stato di Miranda, ha spiegato all’Associated Press come in 15 anni di socialismo nessuno ha mai messo mano alle cisterne, che quindi col tempo sono cadute in rovina: invece di attendere che i bacini d’acqua prosciugassero, il Governo avrebbe dovuto implementare un piano di salvataggio dell’acqua già mesi fa. In questa regione si sono già visti periodi di siccità, come nel 2009: già allora i livelli d’acqua in tante centrali idroelettriche erano crollati, moltiplicando i blackout nel Paese. Come se non bastasse, il periodo di siccità ha interessato anche la vicina Colombia, che, per avere le risorse sufficienti a fronteggiare le settimane di secca, da qualche giorno ha bloccato i rifornimenti di gas naturali della sua Ecopetrol, diretti proprio in Venezuela.

IL RAPPORTO DI HUMAN RIGHTS WATCH. Nel frattempo, in settimana è stata resa pubblica anche l’analisi di Human Rights Watch, ong che si occupa di diritti umani, che ha sottolineato come la polizia abbia usato illegittimamente la forza per rispondere alle dimostrazioni anti-governative. In 103 pagine il report documenta 45 casi di abusi, con 150 persone coinvolte. Gli ispettori di HRW si sono mossi a marzo, raccogliendo materiale a Caracas e negli stati di Carabobo, Lara e Miranda: hanno intervistato vittime degli scontri e le famiglie di chi è morto, testimoni, medici e giornalisti. «Non c’è dubbio che alcuni manifestanti hanno usato la violenza, anche lanciando pietre e bottiglie molotov contro le forze di sicurezza». Tuttavia «le forze di sicurezza venezuelane hanno ripetutamente usato la forza contro persone disarmate e non violente», e «la natura e la tempistica di molti degli abusi suggerisce che il loro scopo non era quello di far rispettare la legge o disperdere le proteste, ma piuttosto punire le persone le loro opinioni politiche».

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1 Commenti

  1. francesco taddei says:

    sui media italiani niente! ha ragione chi sostiene che sono tutti di sinistra!

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