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Vendita di Sea e Serravalle. Il Comune di Milano “dovrà spiegare un po’ di cose”

novembre 16, 2012 Redazione

Carlo Masseroli (Pdl) spiega i motivi dei ricorsi alla Corte dei Conti, Tar e Procura, per le operazioni di quotazione di Sea e la vendita di Serravalle. «I conti non tornano e le procedure sono al limite»

La quotazione di Sea, società che gestisce gli aereoporti meneghini, è ormai in fase avanzata. È stata definita la forchetta entro la quale si stabilirà il prezzo di vendita in sede di quotazione nel mercato primario. Il valore della società potrà oscillare tra gli 800 milioni e 1,1 miliardi di euro e le azioni che costituiranno il flottante nella borsa di Milano saranno il 25 per cento: 14 per cento cedute dalla Provincia di Milano e il resto determinato da un aumento di capitale.
Il Comune di Milano, a seguito di questa operazione, perderà la quota di maggioranza assoluta, perché scenderà al 48 per cento. Il processo di vendita di Sea è iniziato lo scorso dicembre con la cessione del 29,8 per cento al fondo F2i a seguito di una valutazione della società per 1,3 milardi. Oltre alla vendita di Sea il Consiglio comunale di Milano ha anche approvato la cessione di Serravalle, ma l’opposizione pidiellina ha manifestato concretamente la propria ostilità alle due operazioni, depositando alla Corte dei Conti un esposto per mano del capogruppo Carlo Masseroli. Nei prossimi giorni verrano presentati esposti anche alla Procura di Milano e al Tribunale amministrativo regionale (Tar).

IL CASO SERRAVALLE. Per quanto concerne Serravalle, «abbiamo presentato un esposto alla Corte dei Conti – dice Carlo Masseroli a tempi.it – perché bisogna guardare dentro i numeri, mentre per l’azione sul Tar bisogna fare chiarezza su alcuni aspetti procedurali che riteniamo essere al limite» . La valorizzazione di Serravalle preoccupa l’opposizione in Consiglio comunale per due punti: «Fino a pochi mesi fa si parlava di concambio di azioni con la Provincia e le quote detenute dal Comune erano valutate 145 milioni di euro. La base d’asta del nuovo bando prevede un valore di 130 milioni. Mi domando che fine abbiano fatto 15 milioni» e soprattutto per quale ragione «il Comune ha interrotto un procedimento che rendeva una valore maggiore».
C’è un altro tema centrale nella vicenda: il fattore moltiplicativo delle quote Comune-Provincia. «Il pacchetto di azioni è composto per il 18 per cento dal Comune e per una quota sopra il 50 per cento dalla Provincia. Se Palazzo Isimbaldi vendesse autonomamente la propria quota incasserebbe anche il premio di maggioranza. Il ragionamento fatto è dare un peso maggiore alle azioni della Provincia e, nel dettaglio, la quota del Comune pesa 1 e quella della Proviancia 1,2. Il concetto è giusto, ma in nessuna parte si trovano scritti i motivi che hanno determinato la congruenza di questi numeri».

IL CASO SEA. Per Sea, Masseroli punta l’indice sulla perdita della maggioranza: «In commissione Bilancio abbiamo più volte chiesto un approfondimento cui nessuno ha mai dato risposta. Quanto vale la perdita del premio di maggioranza, cioè di quel valore aggiunto che non viene pagato nell’operazione di quotazione?». L’altra domanda posta alla Corte dei Conti riguarda il valore che il Comune si aspetta nella vendita, tenendo in considerazione la valutazione di 1,3 miliardi di una anno fa. «Qual è il valore minimo per cui vale la pena andare avanti nella quotazione? Nessuno l’ha detto».
Ma la vera complicazione è nata un anno fa, quando il comune vendette una quota di minoranza a F2i: «Lo scacco matto è stato dato a dicembre 2011 con la vendita a F2i. Con la quotazione finiremo in minoranza e questo spezzettamento non ci ha permesso di valorizzare la maggioranza che avevamo un anno fa. Quando proponemmo l’operazione con la giunta Moratti, la nostra idea era di vendere tutto in una volta, verso una gestione completamente privata, ma massimizzando il valore realizzabile. Hanno venduto a spizzichi e bocconi per ragioni politiche per la paura della tenuta della maggioranza, ma così si perde valore».

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