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Veltroni non si ricandida. E gli altri big del partito? Tacciono

ottobre 15, 2012 Chiara Sirianni

Intervista a Stefano Menichini (Europa): «Scelta lungimirante. Il “rottamatore” Renzi avrà una gloria provvisoria: rischia di creare antipatie»

Walter Veltroni ha annunciato che non si ricandiderà alle prossime elezioni politiche. L’ex segretario del Pd ne ha approfittato per polemizzare con Matteo Renzi, che sulla “rottamazione” come cifra politica ha impostato la sua campagna elettorale (con tanto di merchandising di felpe, tazze e cover per telefonini, brandizzate “keep calm and rottama”). Il merito, rivendicato, è quello di aver portato al governo «la sinistra unita per la prima volta nella storia del paese». Per questo, pur essendo d’accordo sulla «necessità di cambiamento», ha precisato che è indispensabile evolversi, ma «con sapienza e intelligenza e senza l’idea di condurre una guerra». Si tratta di una resa incondizionata o di una mossa strategica? Per Stefano Menichini, direttore di Europa, il gesto di Veltroni è «in linea col personaggio: a sorpresa e spiazzante».

Qual è l’obiettivo di Veltroni?
È stato abile e a suo modo coraggioso. È anche grazie a Veltroni che esiste l’attuale Pd, il Pd di Bersani, di Renzi e di tutti gli altri. Ma in un momento in cui la voglia di “resistere”, come professionisti della politica è qualcosa che espone ad essere travolti, ha fatto un passo di lato. Credo sia stato lungimirante. Inoltre, paradossalmente, incide più lui nel clima di queste primarie, andandosene, di quanto facciano quelli che vogliono rimanere.

Dopo l’addio di Veltroni, anche altri come D’Alema e Bindi dovrebbero fare un passo, indietro o di lato che sia?
Non amo le esecuzioni di massa, seppur metaforiche. Credo però che ciascuno debba fare un calcolo. Conviene di più irrigidirsi in una difesa di posizioni, di ruoli, di collocazioni o piuttosto siamo in una fase politica in cui è meglio altro? Questa è la domanda che si dovrebbero porre.

Livia Turco (Pd) ha definito la campagna di Matteo Renzi  “offensiva e inaccettabile”.
Non sono d’accordo. Di certo la mossa di Veltroni potrebbe fare gioco a Renzi: in un certo senso ha risposto a una sua sollecitazione. Ma il sindaco di Firenze su questo tema sta facendo una campagna collettiva. Certo, se ne assumerà le conseguenze. Avrebbe potuto, come gli era stato consigliato esplicitamente, mettersi in fila e aspettare di essere cooptato. E sicuramente lo sarebbe stato, perché tutti gli riconoscono delle notevoli qualità. Ma giocare la carta del rottamatore, al netto della gloria provvisoria, rischia di essere controproducente: se va indirettamente a toccare figure politicamente rilevanti, anche a livello simbolico, finisce per creare antipatie.

Il vero bersaglio della rottamazione sembra essere Massimo D’Alema: nelle piazze italiane trasmette il video in cui l’ex premier, in televisione, avvisa che in caso di una sua vittoria il centrosinistra rischierebbe di sfaldarsi. Una profezia che rischia di auto-avverarsi?
La trovo una cosa spiacevole, e anche ricattatoria. Contraria alle regole che tutti hanno accettato in queste primarie, di lealtà nei confronti del vincitore. Ad ogni modo, io questo rischio di rottura non lo vedo. Non nel Pd, quantomeno: il terremoto investirebbe tutto il quadro politico.

Ragionando per ipotesi, l’apparato ex Ds si farebbe guidare tranquillamente da quello che considera un corpo estraneo?
Tranquillamente sicuramente no. Ma si verrebbe a creare una situazione nuova. Il Pd diventerebbe più competitivo su un versante di centro e di centro-destra. E non sarebbe drammatico, se dovesse perdere un pezzo a sinistra, e se quella sinistra dovesse diventare un’alleata. Ci sarebbe, insomma, un processo espansivo.

Anche la candidatura di Vendola sta facendo emergere le posizioni anti-montiane, ma un loro coinvolgimento in seconda battuta è scontato?
C’è un grande scompiglio nell’area della sinistra più radicale: per molti è problematico aderire a questa ipotesi governista, perché sono antropologicamente allergici ai compromessi necessari. Sia Renzi sia il leader di Sel stanno rimescolando le carte che erano sul tavolo. E vista l’immobilità del quadro politico, di certo questa scossa avrà dei riscontri positivi. Il dibattito, pur acceso, è alla luce del sole. E si svolge su argomenti politici e sul confronto di personalità. I sondaggi ci danno ragione: è la strada giusta.

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