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Vasco Rossi: è la fine di un mito?

ottobre 25, 2011 Paola D'Antuono

Vasco Rossi ha chiuso ieri sera l’ultimo dei quattro concerti previsti a San Siro. Il rocker di Zocca è arrivato sul palco con un’ora di ritardo, visibilmente sofferente e con qualche problema alla voce

In duecentocinquantamila hanno applaudito Vasco Rossi nei quattro concerti che il rocker ha tenuto a San Siro. Migliaia di persone che per quasi tre ore hanno urlato, cantato, inneggiato al loro dio della musica senza mai fermarsi. C’erano proprio tutti sulle gradinate dello stadio milanese, ad assistere ad un evento che ha in sè un’aura di sacralità. Peccato che quest’anno, sul finale, qualcosa non sia andato come doveva. Vasco ieri è salito sul palco con un’ora di ritardo ed è apparso dolorante, come un leone ferito, e non perfettamente lucido, nell’atteggiamento come nell’intonazione di voce. Qualcosa non va, ma il pubblico non viene meno e lo incita come meglio sa fare, cantando al suo posto, chiamando a gran voce il suo nome. Vasco va avanti e il concerto si chiude dopo due ore e venti minuti, a causa del forte ritardo e dell’obbligo di terminare entro le 23 e 30. Ma i suoi fan escono dallo stadio un po’ delusi e sul web si rincorrono già video impietosi che mostrano il cantante in difficoltà e i commenti sono i soliti che sentiamo da anni: “Vasco è finito”, “Vasco non ha più niente da dire” “E’ andato ormai, bollito”. Talmente tanti da costringere il suo ufficio stampa a intervenire sulla pagina ufficiale del cantante su Facebook per spiegare le ragioni del ritardo (“un dolore lancinante alla spalla”, dicono).

Di certo c’è che Vasco non è più il cantautore che ha consegnato alla storia della musica Albachiara, Sally, Colpa d’alfredo, Gli spari sopra, Anima Fragile, Dillo alla luna.  Non c’è più la stessa poesia, la stessa lucidità nell’indagare la sofferenza umana, quel sarcasmo pungente dei suoi anni migliori, che partono dall’esordio negli anni 70, percorrendo speditamente gli anni 80 per arrivare alla definitiva consacrazione negli anni 90/00. Decenni di successi senza precedenti, anni in cui di cose da dire lui, il rockettaro di provincia, ne aveva moltissime ed era in grado di comunicarle come nessuno mai. Cos’è rimasto di quel Blasco? Del rocker che salì sul palco di Sanremo nel 1983 cantando Vita spericolata, arrivando penultimo e conquistando subito dopo ogni vetta possibile?

Ci piacerebbe saperlo, perché ci intristisce un po’ guardarlo e non riconoscerlo, aspettare pazientemente che le tante, troppe canzoni dell’ultimo album Vivere o niente scivolino veloci e lascino spazio ai capolavori senza tempo che Vasco ha impresso indelebilmente nel cuore dei suoi fan. In molti gli hanno consigliato di ritirarsi in buon ordine, di abbandonare il palco e lasciare che a parlare d’ora in poi siano solo le sue vecchie canzoni, quelle che vale la pena aver scritto e ascoltato, invece di continuare a sfornare mediocri cd con il solo obiettivo di arricchire la casa di produzione e le sue tasche. Forse è davvero arrivata l’ora di calare il sipario, magari concedendo ogni tanto al suo pubblico un concerto versione “best of”, di quelli che al solo immaginarne la scaletta vengono già i brividi sulla pelle. Forse è arrivata l’ora di dire basta davvero, per non trovarsi, tra non molto, a impersonare una copia troppo brutta e usurata di ciò che è stato, un mito. 

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4 Commenti

  1. Georgette Busta scrive:

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  2. nicost84 scrive:

    La lettura di questo articolo mi ha addirittura spinto a registrarmi per poter lasciare un commento.
    Non lo so se tale Paola D’antuono crede davvero in quello che dice o ha voluto scrivere un articolo dal titolo piuttosto “furbo” per cercare di avvicinare noi “internauti” a questo sito…
    Se è così, almeno con me ci è riuscita, ma solo temporaneamente, infatti dopo che avrò finito di scrivere questo commento, sarà mia premura cancellare la registrazione da questo sito che cerca di fare informazione… a 360° gradi… addirittura anche cultura!

    Ma cara Paola D’antuono, vedere in cima all’articolo il suo nome vicino alla parola “cultura” stona un po’… cultura è una parola grossa.. potrà essere ferrata in tanti argomenti, ma per favore, eviti di “fare cultura” su Vasco Rossi.

    Perchè la critica è una cosa, scrivere cose insensate è un’altra cosa, e in questo banale articolo si è avvicinata decisamente alla seconda opzione. Per poter fare della critica su un argomento, bisogna essere padroni di quell’argomento e lei dell’argomento “Vasco Rossi”, se lo lasci dire, non capisce una mazza. Lo si capisce già vedendo come ha scritto “alba chiara”, che ha pure evidenziato. Si informi, il titolo della canzone che ha in testa, non va scritto in quel modo. Non sono uno di quei fan sfegatati che vede il sig. Rossi come un Dio, e che percepisce come blasfemo tutto quello che viene detto contro di lui, ma semplicemente uno che il sig. Rossi lo segue da un po’ di tempo artisticamente e non solo.
    Vasco si è dimostrato ancora una volta un gran professionista, e con grande generosità ha concesso al suo pubblico uno spettacolo che fosse il migliore possibile nonostante i suoi problemi fisici. E lei mi viene a scrivere che dopo più di 30 anni di una splendida carriera, un guaio muscolare potrebbe sancire la fine di un mito? Oh sì, questa sì che è una notizia che fa clamore!! Ma per favore… non basta trovare due notizie su internet, (per es. che Vasco è arrivato penultimo a Sanremo nel 1983) e basarsi sulla più stupida delle frasi fatte, come “Vasco non è più quello di una volta” (ma và! E’ un uomo di quasi 60 anni oggi, ha iniziato a pubblicare dischi quando ne aveva 25… cosa si aspettava??) per poter pubblicare un articolo. Per quanto riguarda la lucidità nell’indagare sulla sofferenza umana, la invito semplicemente ad ascoltare l’ultimo lavoro di Vasco, sempre che abbia le capacità per percepirne il significato. Se non dovesse farcela, il web, oltre ad essere pieno dei video di cui parlava lei (anche se devo essere sincero, ho provato a cercarli inserendo tutte le parole chiave possibili, ma non ne ho trovato neanche uno!), è anche pieno di video in cui Vasco spiega canzone per canzone il suo nuovo album.
    Stia tranquilla, Vasco ha ancora l’entusiasmo e la fantasia di un ragazzino, oltre alla maturità per capire quando “dire basta davvero”, quindi non perda tempo a cercare di capire se è arrivato o no questo momento. Grazie comunque per il suo interesse sull’argomento, ma davvero… non se ne sentiva il bisogno.
    Saluti,
    Nicola

  3. Auricolri scrive:

    Caro Nicola mi sembra che per non essere un fan sfegatato abbia preso un po’ troppo sul personale la critica fatta dalla D’antuono, la quale per altro non mette in dubbio un solo anno dell’onorata cariera del signor Rossi , al contrario sorvola su certe deliranti farneticazioni degli ultimi tempi uscite dalla bocca del Blasco che non ne fanno trasparire una grande lucidità (non ultime la la critica ad uno stato che si accanisce contro chi guida ubriaco con l’unico scopo di “fottere” il cittadino, affermazione che gli è costata un buon minuto di fischi dal suo stesso pubblico, o gli attacchi gratuiti e ingiustificati alla mediocrità di Ligabue).
    Sorvolando sulle dicerie riguardanti l’uso di ghostwrites da perte di VR, vorrei soffermarmi sulla sua frase: “Vasco si è dimostrato ancora una volta un gran professionista, e con grande generosità ha concesso al suo pubblico uno spettacolo che fosse il migliore possibile nonostante i suoi problemi fisici”. Far attendere 1 ora e 13 minuti il suo pubblico pagante non mi sebra un grande atto di generosità, visto e considerato che con altri 17 minuti di ritardo avrebbe dovuto scegliere se rimborsare il biglietto a tutti gli spettatori, causa il non svolgimento di metà dello spettacolo, o incappare in una sanzione da parte del comune di Milano, causa il prolungamento dello show oltre il limiti di orario consentiti. Professionista si generoso non molto.
    Cordiali saluti da un fan sfegatato

  4. 0549161961 scrive:

    SE QUESTA E’ LA FINE DI UN MITO
    «Ennesima conferma del grande Vasco Rossi, con “Vivere o niente” (dopo dodici settimane a i vertici assoluti), al primo posto della classifica degli album più venduti in Italia, pubblicata dalla FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana)»

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