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Valori non omologabili. Intervista a Carfagna

settembre 19, 2017 Giuseppe Alberto Falci

L’unità del centrodestra è possibile nel rispetto di sensibilità e storie differenti. La parlamentare di FI traccia la road map per tornare a Palazzo Chigi, «senza retorica e demagogia»

berlusconi carfagna ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – «L’unità del centrodestra è un valore che va perseguito con determinazione». Inizia così la lunga conversazione con Tempi di Mara Carfagna, 41 anni, parlamentare di Forza Italia dal 2006, voce molto ascoltata da Silvio Berlusconi al punto che qualcuno sostiene possa essere lei la candidata alla premiership. Carfagna non ama parlare di leadership, desidera invece mettere in chiaro che la forza del centrodestra è «solo e soltanto l’unità». Tutto il resto è derubricabile a «chiacchiericcio ferragostano che storicamente non hai mai portato nulla».

La ritrovata unità in Sicilia attorno alla figura di Nello Musumeci può essere la ricetta per vincere le politiche e tornare a palazzo Chigi?
Il centrodestra, quando unito, è competitivo e vincente e ha la possibilità di garantire un modello di buongoverno fondato sulla concretezza delle proposte e sulla praticabilità delle soluzioni.

Silvio Berlusconi ha rivendicato la supremazia di Forza Italia all’interno della coalizione. È un messaggio per frenare le ambizioni di Salvini?
Unità non significa “omologazione”: il centrodestra è composto da forze politiche diverse, è plurale e al suo interno convivono sensibilità differenti, tenute insieme dalla capacità di credere negli stessi valori: centralità e dignità della persona, tutela della famiglia, solidarietà, sussidiarietà, tolleranza. Forza Italia rivendica il suo diritto di essere il baricentro del centrodestra che, per essere vincente, non può che essere a trazione moderata, liberale, riformista, di ispirazione cattolica.

Come si fa a coniugare il sovranismo di Salvini e Meloni con il popolarismo europeo di Berlusconi?
Come si è sempre fatto negli ultimi vent’anni. Non la ridurrei ad una questione di sovranismo e di popolarismo, ma di modi diversi di interpretare il fronte conservatore. Condividiamo l’urgenza di dare risposte alle tante emergenze con cui il paese fa i conti: tasse troppo alte, burocrazia asfissiante, giustizia lenta e spesso ingiusta, immigrazione clandestina, terrorismo, povertà, disoccupazione. E le soluzioni che proponiamo vanno nella stessa direzione: niente retorica, nessun opportunismo, zero demagogia. Solo concretezza, serietà e voglia di garantire una svolta.

Però succede spesso che i toni di voi azzurri viaggino su onde differenti da quelli dei leghisti.
Noi di Forza Italia forse non conosciamo gli eccessi verbali degli altri, magari ci rivolgiamo ad un elettorato diverso, cerchiamo di interpretare bisogni e richieste di un popolo che non è il loro, ma che non è incompatibile con il loro. E poi, non si governa con i toni, ma con i fatti. Quelli che noi abbiamo garantito negli anni in cui abbiamo governato: 36 grandi riforme che hanno migliorato la qualità della vita dei nostri cittadini, dall’aumento delle pensioni minime all’abolizione dell’Imu, delle tasse di successione e donazione, dalla riforma del mercato del lavoro alla riforma della Pubblica amministrazione, dalla lotta alla criminalità al contrasto ad ogni forma di violenza sulle donne. Senza dimenticare il ruolo dell’Italia a livello internazionale che, grazie all’abilità di Berlusconi, riuscì ad essere protagonista nel mondo.

Qual è la vostra posizione sull’Europa?
Ricordo che il presidente dell’Europarlamento, la figura più rappresentativa della principale istituzione europea, è Antonio Tajani, uno dei fondatori di Forza Italia. Noi siamo l’Europa e la vogliamo sempre più vicina alle necessità dei cittadini, diversa però da come è stata negli ultimi anni, quando è stata percepita come ostile, un inutile produttore di ostacoli. Ci batteremo affinché l’Europa riparta dai bisogni della gente.

A proposito di Tajani, circola il nome del presidente dell’Europarlamento, stimato dalla Merkel e dalle cancellerie europee, come successore di Berlusconi. È la carta coperta dell’ex Cavaliere?
Tajani sta interpretando il suo nuovo ruolo come pochi hanno saputo fare prima di lui. È una grande risorsa per l’Europa e per il nostro paese. Non so cosa vorrà fare l’anno prossimo, ma certamente sarà con noi e il fatto che sia tra i fondatori di Forza Italia è per tutti noi motivo di grande orgoglio.

Sul precedente numero di Tempi Giancarlo Giorgetti, anima moderata del Carroccio, ha evocato una legislatura costituente qualora nessuno dovesse vincere le elezioni. In sostanza un patto di legislatura per riscrivere la Costituzione e una legge elettorale più moderna ed efficiente. Cosa ne pensa?
La proposta di Giorgetti è assolutamente condivisibile, seppur prematura. Io penso che le prossime elezioni sanciranno un vincitore. Nonostante un pezzo del Pd stia tifando per il caos e sabotando la legge elettorale, il centrodestra avrà i numeri per governare.

Salvini e Meloni chiedono a più riprese le primarie del centrodestra. Cosa ne pensa?
Non sono mai stata contraria al coinvolgimento del nostro popolo, e penso che le primarie possano essere uno strumento utile per selezionare la classe dirigente. Ma so bene che, se non regolate per legge, le primarie finiscono per produrre non leader, ma illusioni… e qualche volta anche delusioni! Crocetta, Pisapia, Marino sono tutti amministratori locali figli delle primarie del Pd. Come lo sono stati Bersani, prima di perdere le elezioni politiche, e poi Renzi, schiantandosi contro il referendum da lui stesso voluto. Fatte così, le primarie sono una prova di forza inutile e anche dannosa, sono una delega agli apparati, ai signorotti delle tessere. A noi del centrodestra – tutto, credo – non interessano queste cose. Noi abbiamo un filo diretto con gli elettori, sapremo decidere, se servirà. Ma non servirà perché c’è in campo Berlusconi, l’unico leader consacrato come tale da oltre duecento milioni di voti in vent’anni.

Il passo indietro di Luca Zaia sul caso vaccini lo si deve leggere maliziosamente in chiave centrodestra unito?
Zaia è una risorsa del centrodestra. Governa una delle Regioni più importanti d’Italia e sono sicura che non è disposto a cambiare idea tra il sì o no alla legge sui vaccini, che è importantissima per la salute di tutti, per questioni di bassa politica.

Si è anche parlato del governatore del Veneto come candidato premier del centrodestra. Che cosa ne pensa?
Candidato premier? Di potenziali ce ne sono decine, il centrodestra ha donne e uomini di grande qualità, ma, come le dicevo sopra, il tema non è all’ordine del giorno.

Capitolo alleanze. In Sicilia Gianfranco Micciché ha cercato invano di allargare la coalizione ad Angelino Alfano. Salvini e Meloni si sono opposti strenuamente. È possibile ricucire con Alternativa popolare?
Non si tratta di ricucire con Ap, non ci interessa e non ci è mai interessata la nomenclatura di questo o di quel partito, abbiamo l’ambizione di parlare alla gente, non alle segreterie dei partiti: convinceremo l’elettorato “centrista” con un progetto serio, che non potrà non essere apprezzato da coloro che si ispirano ai valori del popolarismo europeo. In Sicilia Micciché ha fatto bene a fare quel tentativo e a chiedere però chiarezza: non si può governare col Pd e chiedere di potersi alleare con Fi. Ap ha scelto e a noi non resta che augurare loro buona fortuna.

Foto Ansa

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