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Valentina, la ragazzina cilena che chiedeva l’eutanasia alla Bachelet, è morta lodando la vita

maggio 23, 2015 Benedetta Frigerio

La 14enne è diventata un caso mesi fa per un video appello in cui domandava il suicidio assistito. Poi ha cambiato idea grazie all’amicizia di tante persone

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È morta il 14 maggio Valentina Maureira, la ragazzina cilena di 14 anni che a febbraio aveva lanciato una richiesta di aiuto disperata domandando al presidente Michelle Bachelet «un’iniezione per addormentarmi». Valentina, affetta da fibrosi cistica come il fratello, morto all’età di 6 anni, aveva deciso di rivolgersi alle autorità del paese ispirata da Brittany Maynard, l’americana malata di cancro che ha ottenuto l’autorizzazione dallo Stato dell’Oregon l’autorizzazione a porre fine alla propria vita con il suicidio assistito. L’appello di Valentina era diventato virale su YouTube ed era stato utilizzato da una parte della sinistra e dalle organizzazioni pro eutanasia del Cile, dove per qualsiasi motivo è illegale uccidere i malati. A differenza di Maynard, però, la giovanissima Maureira a marzo ha cambiato idea, facendo crollare tutte le strumentalizzazioni.

GLI ATTIVISTI DELLA MORTE. «Sono Valentina Maureira. Ho 14 anni. Sono affetta da fibrosi cistica. Chiedo urgentemente di parlare con il presidente, perché sono stanca di vivere con questa malattia e so che lei può autorizzare l’iniezione che serve a farmi addormentare per sempre», diceva Valentina nel filmato che l’ha resa celebre tre mesi fa. E subito gli esponenti della sinistra liberal come i senatori Guido Girardi del Partito per la Democrazia e il socialista Fulvio Rossi hanno iniziato servirsi del suo caso per invocare la legalizzazione del suicidio assistito nel nome del «diritto delle persone a decidere contro l’ostinazione terapeutica». A quel punto i riflettori della stampa si sono spostati sulla famiglia Maurerira, ed è così che sono saltate fuori le prime crepe di una campagna ipocrita. Il padre di Valentina, Fredy, ha infatti svelato al mondo l’ipocrisia dei politici che «si sono stretti intorno alla mia figlia solo ora che è conosciuta in tutto il mondo», mentre prima che la ragazzina diventasse un caso internazionale grazie a quel suo appello lanciato in Rete, i paladini della “dolce morte” avevano totalmente ignorato decine di richieste e lettere di aiuto da parte della famiglia.

L’ABBRACCIO CHE CAMBIA. Come accadde alla Maynard, anche Valentina ha cominciato a ricevere messaggi di solidarietà da tutto il pianeta. Ma a differenza della donna americana, la giovanissima cilena ha deciso di accettare anche diverse visite da parte dei suoi nuovi amici, fra cui quella di Maribel Oviedo, una ragazza argentina affetta dal medesimo male a cui era morta una sorella. In seguito papà Fredy ha reso noto che «ora Valentina è decisa a lottare per la sua vita e per quella degli altri bambini che soffrono a causa della stessa malattia». Valentina, invece, si è spiegata così: «Ho parlato con molte persone dopo aver pubblicato il mio appello, mi hanno portato a riflettere molto e a cambiare idea (…) voglio ringraziare tutti perché mi hanno sostenuto tanto». Al quotidiano El Mercurio la ragazzina ha poi precisato che «ci sono persone che mi hanno portato a cambiare il mio modo di pensare» e che ora «mi sembra che la scelta di vivere sia un’avventura più emozionante della morte».

«Lei è esausta e siamo tutti esausti», ma Valentina «vuole continuare a combattere», ha detto il padre dopo il cambiamento inatteso della figlia, «io sarò al suo fianco ogni secondo». Valentina ha passato gli ultimi due mesi della sua vita proprio così, combattendo per sé e per gli altri bambini malati, finché settimana scorsa è morta lodando la vita e usando la sua notorietà per chiedere al presidente Bachelet, che si è recata in visita da lei, la costruzione di una casa e di un ospedale per i bambini affetti da fibrosi, e anche la pubblicazione di un libro e di un film sulla sua storia. Il padre ha chiesto preghiere «per lei e per gli altri malati».

Foto Ansa


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3 Commenti

  1. Carolina says:

    queste sono le cose del cattolicesimo che ammiro: il coraggio di mettere le mani anche in situazioni molto dolorose e mostrare anche la foto non di moda, non patinata, non glamour ma magari di una persona malata. Mi ha sempre molto colpito anche la copertina che avevate fatto con la ragazza con l’occhio bendato. Al di là della politica, delle strumentalizzazioni etc. (che non sempre rendono onore alla fede, come non sempre rendono onore ai laici – es. a volte trovare solo da proporre “aborto, divorzio e testamento biologico” come se fosse un programma molto positivo invece che una serie di brutti fenomeni, magari anche da regolare laicamente, ma brutti) penso che questa di “non fare del benaltrismo” sia una forza.

  2. AndreaB says:

    Grazie a chi ama la vita e non teme di combattere per essa, forse tanti si sono resi conto che I MALATI NON SI UCCIDONO, SI CURANO!

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