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Vaciago: la Germania non può guadagnare a scapito dell’Europa

agosto 28, 2012 Francesco Amicone

«La Merkel sa che bastonare i greci vuol dire consegnarli ai turchi o alla Cina. Significherebbe regalare un pezzo d’Europa agli stranieri. Sa che la linea di Draghi è politicamente vincente». Intervista all’economista Giacomo Vaciago

L’abuso non delegittima l’uso, dicevano gli antichi romani. Una massima che vale per la più quotidiana delle pratiche individuali quanto per la più diffusa di un sistema economico e politico, come il ricorso all’indebitamento da parte di stati e cittadini. A volte è difficile individuare il confine fra l’uso e l’abuso. Questo problema sorge anche quando si tratta di ricorso al debito. Ci sono paesi che sull’uso sono più parchi e molto intransigenti, come la Germania, e altri paesi, come quelli anglosassoni, con una visione molto più elastica. «Queste sono le due scuole di pensiero economico che si confrontano sulle risoluzioni dell’attuale crisi dei debiti che coinvolge l’Europa», spiega Giacomo Vaciago, ex consigliere economico del governo Prodi e professore di Economia monetaria all’Università Cattolica di Milano. «La nostra è una crisi da debiti inutili e, da Adamo ed Eva in poi, quando fai debiti per ragioni inutili finisci nei guai». «Ci sono stati paesi che hanno deciso di indebitarsi per le più veniali delle esigenze: per esempio, la Grecia, che si è indebitata per aumentare lo stipendio a funzionari che era meglio licenziare, o la Spagna, che lo ha fatto per speculare sul mercato immobiliare». «Poi quando i debiti sono troppi, che siano privati o pubblici, a pagare è la collettività». Ed è quello che sta ora accadendo all’Europa.

Due giorni fa, il Presidente della Bundesbank Jens Weidmann, benché in minoranza, ha rifiutato l’appoggio al piano di interventi del presidente della Bce Mario Draghi per calmierare gli interessi sui titoli di Stato dei paesi più indebitati. Secondo Weidmann l’acquisto di titoli di Stato da parte della Bce si potrebbe rivelare una droga che spingerebbe i paesi più a rischio a indebitarsi ancora di più.
È la filosofia tedesca sul debito. Per la Bundesbank i cattivi debitori vanno puniti. La pensano un po’ come i romani, che schiavizzavano i debitori, o come i medioevali, che li mandavano in galera “a pane e acqua”. La filosofia tedesca sul debito si fonda sul moral hazard: “picchiare i falliti” serve agli altri d’ammonizione e a evitare che si creino situazione analoghe nel futuro. Il cattivo debitore deve pagare l’ammenda per i passati vizi, come in quaresima ci si frustava per le colpe del carnevale. Ecco perché i greci, secondo la Bundesbank, vanno puniti. Per quanto riguarda il presidente Weidmann, credo abbia espresso i suoi pensieri in modi poco maturi. L’altro giorno sul sito della Bundesbank ha espresso, in un comunicato, un concetto che considero come una gaffe: “Noi, essendo più grandi, dobbiamo contare di più nella banca centrale”. Bisognerebbe spiegare a Weidmann che in democrazia il voto è pro-capite e non si fonda sulla propria “grandezza”.

Quali sono le altre posizioni sulla risoluzione della crisi europea?
Quella a favore dei debitori. È la posizione dei paesi anglosassoni. Non a caso, il fallimento in America non impedisce al fallito di costituire una nuova impresa. Se per la Bundesbank, che è la vestale del culto del minor debito possibile, il debito greco è il prezzo di un vizio da ripagare per intero, nell’ottica “anglosassone” potremmo vedere il debito greco finanche come un sostegno alla domanda interna. Tra questi due strade, c’è poi la terza via, quella di Draghi, che mi pare la più equilibrata. Per Draghi l’importante è il futuro europeo. La sua intenzione è quella di ridurre la “pena” dei paesi in difficoltà a patto che la politica si sottoponga a patti e programmi di riduzione dell’indebitamento.

Ma Draghi non può fare nulla, senza il sostegno della Germania. E mentre dura questa impasse, la Grecia rischia di uscire dall’Europa.
Angela Merkel è un politico intelligente. Credo sappia perfettamente che bastonare i greci vuol dire consegnarli ai turchi o alla Cina. Significherebbe regalare un pezzo d’Europa agli stranieri. Sa che la linea di Draghi è politicamente vincente. D’altra parte se i paesi dell’Unione si mettono a giocare a guardia e ladri, l’Europa non ne verrà mai fuori. Bisogna comportarsi, invece, come proprio come in un’unione. Come fra marito e moglie. Giochi cooperativi nell’interesse dei figli e del futuro della famiglia.

Molte personalità politiche e dei media ipotizzano che dietro la “religione” dell’austerity, vi siano anche calcoli spicci, come tassi di interesse sui titoli tedeschi molto favorevoli.
È una questione soltanto temporanea. La fuga dei soldi ha favorito la Germania. Ma questa fuga non è eterna. Gli stessi tedeschi mandano i loro soldi in Svizzera. E poi l’Europa è il primo cliente della Germania. Poi a chi le vendono le automobili o le lavastoviglie?

Realisticamente, secondo lei, in Germania prevarrà l’idea di interesse europeo o di interesse domestico?
Un marito non guadagna mai a scapito della moglie. Inoltre i pregi dell’Unione superano di gran lunga quelli di tutti i paesi del mondo, non i difetti. Non conviene alla Germania fare soltanto i propri interessi.

Come si deve muovere l’Europa?
Deve riscoprire che l’euro è un processo in costruzione. Se non si va avanti su questa strada, si torna indietro. Tommaso Padoa Schioppa diceva che l’euro è il biglietto d’ingresso per una successiva attività comune.  L’unica via d’uscita a questa crisi è quindi l’integrazione.

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