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Vacanze bomba

giugno 30, 1999 Cara Dorian

La guerra è finita. E mentre si incomincia a parlare di ricostruzione, come contributo al ristabilimento della pace e alla rinascita economica dei paesi coinvolti, Tempi lancia una proposta veramente alternativa: un viaggio alla scoperta delle straordinarie bellezze artistiche di Serbia e Kosovo tramandateci in mille anni di storia cristiana nei Balcani. Aspettiamo numerose adesioni con una sola avvertenza: dal momento che i luoghi indicati si trovano nelle zone in cui per 78 giorni si sono concentrati i bombardamenti Nato, non sappiamo se quanto andiamo a descrivere in queste pagine esiste ancora

Dall’arcivescovo Leone all’epoca d’oro di re Dusan: nota sintetica della storia dell’arte serba L’occupazione del territorio balcanico da parte della stirpe caucasica dei Serbi durante il VI secolo e la successiva cristianizzazione, avvenuta nel IX, sotto le dominazioni dei principati bulgari, unificatisi definitivamente nel XII secolo, segnarono l’alba della nazione serba. Con l’incoronazione ad imperatore di Serbia e Grecia di Stefano Dusan, nel 1345, iniziò la graduale estensione dei domini serbi verso Albania, Epiro, Macedonia e Tracia. La battaglia di Kossovo del 1389, persa contro i Turchi, oltre a ridimensionare le mire espansionistiche dei Serbi, fece diventare la Serbia, per oltre quattro secoli, una provincia turca, divenendo principato turco autonomo solo nel 1830.

Il periodo di massima espressione artistica in Serbia coincide con l’insediarsi di una forte aristocrazia che guarda a Bisanzio e si manifesta con grandi opere d’arte concepite tra XII e XIV secolo. In questo lasso di tempo, dopo la caduta di Costantinopoli (1204), i paesi balcanici ebbero garantita l’indipendenza politica, anche se Bisanzio rimase comunque loro modello, non solo artistico, ma anche statale. È di questo periodo la fioritura del regno serbo.

Nel 1217, Stefano II si fece incoronare sovrano da un inviato da papa Onorio III, e per dimostrare la propria indipendenza da Roma, istituì stretti rapporti con Bisanzio, facendo fondare dal proprio fratello, San Sava, un arcivescovado indipendente.

Sotto Uros Milutin (1282-1321), la Serbia divenne l’entità statale più potente dei Balcani, conquistando la Macedonia settentrionale e legandosi strettamente a Bisanzio, mediante matrimoni con principesse bizantine e forti contatti politici. La fiorente attività edilizia, patrocinata dall’aristocrazia, corrispondeva in pieno alle nuove aspirazioni politiche dello stato serbo. Le nuove architetture e le grandi decorazioni pittoriche si rifacevano ad archetipi bizantini. Laddove le chiese bizantine sono per lo più ornate di mosaici, quelle dei paesi balcani, e in questo sta essenzialmente la loro unicità, sono decorate quasi esclusivamente da affreschi.

Gli inizi di quest’arte serbo-iugoslava sono da riferirsi, inizialmente, alla Macedonia settentrionale, luogo in cui i bizantini avevano istituito agli inizi del XII secolo, precisamente a Ohrid, al confine con l’attuale Albania, un arcivescovado bulgaro indipendente, il cui centro era la chiesa di S.Sofia. Nel corso del XIII secolo, accanto alla scuola nord-macedone, ormai prossima ad esaurirsi, se ne forma una nuova, propriamente serba, i cui esordi si situano verso il 1235 a Mileseva e la cui prima alta manifestazione si “ammira” negli affreschi della SS.Trinità di Sopocani (1262 circa). La storia della nuova scuola pittorica serba è strettamente legata al nome di re Milutin, che nel 1314 aveva fatto erigere la chiesa regale di Studenica, ampiamente affrescata dai suoi pittori di corte, Michele Astrapas ed Eutychios, che avevano già lavorato a S.Clemente ad Ohrid nel 1295, e che legano il loro stile all’arte bizantina del Periodo dei Paleologhi (1261-1453).

Caratteristiche principali della pittura serba sono: l’approfondimento psicologico delle figure, la trattazione dei panneggi non solo in maniera ornamentale, ma anche con un proposito di realismo, gli sfondi blu scuro, le architetture dipinte delle quinte e la raffinata tecnica pittorica a tempera. Ma ciò che lascia stupiti è che tali affreschi, benché tutti databili in base alle iscrizioni, si collocano in una regione che dal punto di vista storico presenta grosse lacune sia per quanto riguarda gli antecedenti che per gli sviluppi successivi.

Si possono distinguere, durante il massimo sviluppo dell’arte serba, tre scuole diverse, ognuna con propri moduli architettonici ed espressioni figurative. Tutte e tre le scuole, specie per quanto riguarda la pittura, si contraddistinguono, nel panorama pittorico medievale, per il felicissimo connubio tra sacra ieraticità del monachesimo bizantino e fiera esclusività, propriamente serba, voluta dai re committenti. La scuola della Raska, che si sviluppò nel territorio della Serbia centrale tra i fiumi Ibar e Lim, è caratterizzata da costruzioni di chiese, di fondazione monastica, a navata unica precedute da nartece, con cupole centrali, absidi semicircolari o tripartiti e facciate marmoree riccamente decorate. Tra le più famose architetture vi sono: chiesa della Vergine di Studenica (1180), commistione di elementi scultorei bizantini e romanici, la Chiesa dei SS.Apostoli di Pec (1250 circa), la chiesa della SS.Trinità di Sopocani (1262 circa) e la chiesa sepolcrale, certamente il più importante edificio medievale dei Balcani, di S.Salvatore a Decane (1327-1335), fusione d’arte bizantina, romanica e gotica. Non bisogna dimenticare, sempre della scuola della Raska, le chiese monastiche di Zica (1208-1220), di Mileseva (1235 circa), di Moraca (1251), di Gradac e Arilje, del XIII secolo. L’unicità di tali opere architettoniche è rafforzata dalla presenza di splendidi affreschi eseguiti da quei maestri greci, già attivi in Macedonia a Nerezi presso Skopje (1164), che hanno realizzato i preziosi cicli pittorici, ricchi di quel calligrafismo bizantino assai vicino agli esempi musivi di Bisanzio, e visibili a Djurdjevi Stupovi (1180), a Kurbinovo (1191), a Sopocani, Pec, Moraca, Mileseva.

La seconda scuola, quella della Serbia Meridionale, che si estende tra i territori del Kosovo e della Macedonia, si sviluppò fra XIII e metà del XV secolo e si caratterizza di uno schema architettonico semplicissimo: croce inscritta nel quadrato col braccio orientale più lungo, con cinque cupole e vasto nartece. L’apparato murario è realizzato in un alternarsi di pietre e mattoni, con funzione ornamentale, con uno schema vicino agli esempi bizantini della capitale. I luoghi più famosi “sono”: la chiesa di Sveta Bogorodica Ljevi_ka di Prizren (1307), la chiesa conventuale di Gracanica (1321), Staro Nagoricane (1313), il monastero di Sv. Nikita (1307-1308) e quello di Marko (1371) presso Skopje. Anche qui la pittura si affida a modelli bizantini e offre i suoi migliori esempi nei cicli di Sveta Bogorodica Ljeviska a Prizren, Sv. Nikita presso Skopje, in cui lavorano i maestri Mihajlo ed Eutychios, Sv Kliment di Ohrid (1295) e di Sv. Djordji di Staro Nagoricane (1318).

L’ultima scuola, quella della Morava, nella Serbia Settentrionale, copre il periodo tra la metà del XIV secolo e la metà del secolo successivo. Gli schemi architettonici sono analoghi a quelli della Serbia Meridionale (pianta a croce inscritta), ma variano nell’abside triconco e nel ricco apparato decorativo scultoreo dell’interno, dominato da intrecci e bassorilievi. Tra le opere più rilevanti sono da “ricordare” le chiese fortificate di Ravanica (1375 circa) e di Manasija (1407-1418) e le chiese conventuali di Kalenic (1415) e Ljubostinja (secolo XV).

In pittura emergono le personalità di Kostantin che lavora a Ravanica, il metropolita Jovan e il fratello Macario, già attivi a Skopje e qui attivi a Ljubostinja.

Con l’ondata di invasioni turche, a partire dal 1389 nel Sud, l’arte serba inizia a declinare inesorabilmente, fatta eccezione per i conventi della Fruska Gora, a ovest di Belgrado, vicino a Novi Sad, realizzati tra XVI e XVIII secolo, tra i quali il più noto è quello di Krusedol (1545 circa), per la presenza della scuola di icone di Debar, attiva nel XIX secolo.

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