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Usa, ex direttrice di una clinica abortiva rivela: «La Planned Parenthood fissa una quota di aborti a ogni centro»

luglio 27, 2014 Benedetta Frigerio

Abby Johnson dichiara in un video appena diffuso: «Mi dicevano che era il modo con cui facevamo soldi». Secondo il budget 2010 della sua clinica, riceveva per ogni interruzione di gravidanza 313,29 dollari

budjet planned parenthood«L’aborto deve essere sicuro, legale e raro». Lo slogan adottato dal provider di aborti americano Planned Parenthood non sembra rispecchiare il modo in cui lavora ogni giorno. Secondo Abby Johnson, attivista pro-life ed ex direttrice di una delle cliniche del colosso abortivo, la Planned Parenthood fissa una quota di aborti da praticare ogni anno a tutte le cliniche.

«COSÌ FACCIAMO SOLDI». In un video rilasciato lunedì da Johnson, viene mostrato il budget della sua clinica di Bryan (Texas) che il supervisore le ha mostrato nel 2010, e che fissava a 1.135 la quota di aborti richiesta. «Questo mi ha infastidito perché io pensavo che il nostro obiettivo fosse di ridurre il numero di aborti… Dopo tutto, era quello che dicevamo sempre ai media. Quando ho espresso le mie preoccupazioni al supervisore, lei ha riso e mi ha risposto: “Ma Abby, è con l’aborto che facciamo i soldi”». Per ogni aborto, la clinica riceveva 313,29 dollari, per un totale di 335 mila dollari.

PREMI A CHI PRATICA PIÙ ABORTI. Nel video Johnson, che si è licenziata dopo aver visto un’interruzione di gravidanza con gli ultrasuoni, mostra anche un documento che dimostra che la Planned Parenthood di Rocky Mountains, distaccamento del provider, ha premiato il suo ufficio in Aurora per aver superato le «abortion visits» nella prima parte dell’anno fiscale 2013, rispetto al 2012. «Molti abortisti hanno espresso il loro disgusto» alla notizia, commenta Johnson. La direttrice della clinica coinvolta nello scandalo, Vicki Cowart, pur negando la veridicità del premio, ha dichiarato: «Certo che celebriamo i nostri progressi nel garantire a più persone l’accesso alla gamma completa di assistenza sanitaria riproduttiva, compreso l’aborto. E continueremo a farlo». Anzi, «il nostro obiettivo è quello di ampliare l’accesso a tutti i nostri servizi e ci congratuliamo con il nostro staff dedicato e appassionato quando ci riesce».

 

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15 Commenti

  1. lucillo scrive:

    Mi sembra che questo caso abbia a che fare solo marginalmente con l’aborto in quanto tale, ma tanto con il business sanitario.
    Il problema della clinica dove lavorava Abby Johnson probabilmente non è quello di incentivare gli aborti, ma di catturare la quota di mercato più vasta possibile fra chi ha deciso di abortire, del tutto coerentemente con la cultura privatistica corrente negli stati uniti che si estende anche alla gestione dei servizi alle persone, sanità compresa. Ma anche se incentivasse non ci sarebbe niente di strano: è chiaro che in un sistema privatistico bisogna cercare sia di aumentare il proprio market share a mercato costante che di aumentare la domanda assoluta.
    Succede ovunque si prende questa strada: in Italia l’esempio più glorioso è la Lombardia dove – al di la delle vicende con rilevanza penale al vaglio della magistratura – la privatizzazione della sanità mascherata sotto il concetto di sussidiarietà ed attuata tramite il sistema dell’accreditamento, sposta risorse dalla poco redditizia prevenzione verso la massima e più redditizia medicalizzazione possibile di tutto ciò che ha a che fare con la salute.

    • Sebastiano scrive:

      «Quando ho espresso le mie preoccupazioni al supervisore, lei ha riso e mi ha risposto: “Ma LUCILLO, è con l’aborto che facciamo i soldi”».

      • lucillo scrive:

        … ma
        lucillo
        pierangelo
        roberto
        antonio
        alessandra
        con carlo
        …………………………………

        • michele scrive:

          Piantarela voi prpgressisti di fingervi anime belle! In realtà sapete benissimo di cosa si stia parlando.

          • lucillo scrive:

            Ma quale anima bella!
            Sto dicendo che il caso in oggetto esemplifica tragicamente cosa significa mischiare soldi e beni e diritti fondamentali della persona, quali quello alla salute. Con l’aggravante, per noi, che mentre gli americani sono in parte scusabili non essendo mai stati capaci di concepire un vero sistema pubblico ed universale, In Italia lo avevamo (pur ovviamente imperfetto) ma lo stiamo attaccando e/o comunque depotenziando con l’ingresso sempre più pesante del privato pagato dal pubblico, ed in questa involuzione la lombardia formigoniana è all’avanguardia.
            I soldi sono lo sterco del diavolo, una volta si diceva; ed anche recentemente il papa ha espresso lo stesso concetto con parole assai simili.

            • Sebastiano scrive:

              Fammi capire: quando parli di “diritti fondamentali della persona” ti riferisci anche all’aborto? Perché sai, di quello parla l’articolo….

              • lucillo scrive:

                No, non parla di quello l’articolo, ma di come il far soldi prevalga su ogni altra considerazione anche in campo medico e sanitario. Qui da noi (clinica Santa Rita) è successo anche di peggio, inventandosi da zero delle operazioni del tutto ingiustificate che hanno causato fin la morte di alcuni pazienti. Ma al di la di questi episodi estremi che se vengono alla luce vanno ovviamente in mano alla magistratura, è la logica di fondo che contesto, e lo stesso “gruppo di riferimento culturale” che produce questo articolo che apparentemente parla di aborto, ma che svela un problema ben più grave – è lo stesso che da noi esalta anche in campo sanitario l’arretramento del pubblico in nome della cosiddetta sussidiarietà, e specificatamente nel settore col sistema degli accrediti; poi le inchieste ogni tanto scoprono che le amicizie e i giri di soldi sono molto… accreditati.
                Per chi agisce in base al soldo e per chi favorisce che ciò accada, anche quando non ci sono episodi di rilevanza penale, è del tutto indifferente che sia aborto o cistifellea: quello che conta è il rimborso da parte del servizio sanitario della regione in base al contratto o convenzione di accredito! E quindi è chiaro che più operazioni più rimborsi! Stiamo bene attenti: sono imprese private che devono far profitto e rendere conto ai loro proprietari. Per ogni intervento pagati i costi X euri del rimborso rimarranno come profitto, e questa è una distorsione totale e pericolosissima quando si parla di salute e sanità.

                • filomena scrive:

                  @Lucullo
                  Posso chiederti in quale regione vivi?
                  Comprenderò se non rispondi, non preoccupartene.

                  • filomena scrive:

                    Scusami il nome storpiato.

                    • lucillo scrive:

                      eheheh
                      è già la seconda volta che mi dai del Lucullo!
                      Vivo in lombardia, regione apripista e campione della privatizzazione della sanità (ed anche di altro, ma stiamo in tema), nonché top player nella speciale classifica degli indagati per episodi vario titolo connessi.

        • Sebastiano scrive:

          questa è una risposta o avevi le dita in libera uscita sulla tastiera?

          • lucillo scrive:

            E’ l’incipit della risposta che se fossero stati in Lombardia avrebbero potuto dare il supervisore che fissava la quota target di aborti, o la direttrice Vicki Cowart nel celebrare i successi, ben certi di essere intesi dai loro interlocutori.

  2. filomena scrive:

    @Lucillo
    Scusami ancora per il nome ma ho scoperto che il cell me lo corregge automaticamente e se non controllo resta la u al posto della i.
    Ti ho chiesto la regione perché all’epoca della mia tesi di laurea in ambito sanitario mi ero interessata allo scandalo della clinica Santa Rita e guarda caso ho fatto lo stesso ragionamento su sanità privata rimborso prestazioni e abusi.

    • lucillo scrive:

      E si Filo, Fa piacere anche a me questa corrispondenza.
      Forse i valorosi tempisti.ittisti nella loro furia iconoclasta non si son resi conto di cosa stavano in realtà proponendo all’attenzione di tutti i lettori.

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