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Usa, editorialista liberal scrive: chi non si riconosce in de Blasio non è per forza razzista. I giornali: «Licenziatelo»

novembre 14, 2013 Redazione

Il caso Richard Cohen, firma progressista del Washington Post, finito nella bufera per aver sostenuto che c’è un’America diversa dalla “rivoluzionaria” New York

Richard Cohen, descritto dal Foglio come un «elegante editorialista ebreo e progressista», dunque l’esatto contrario del classico «trombone della destra bianca», martedì 12 novembre ha firmato un commento per il Washington Post in cui sottolinea alcuni elementi della “rivoluzione” incarnata dal nuovo sindaco di New York de Blasio (il «bianco sposato a una donna nera e con due figli misti» eccetera) cercando di spiegare però che anche in America esiste una gran parte di cittadini, i conservatori, che non sentono tale “rivoluzione” come espressione del proprio mondo. Non per questo, ha scritto il paladino liberal Cohen, essi possono essere tacciati di razzismo. Si può ancora dire una cosa del genere?

No. Non si può. Infatti, come racconta il Foglio, contro Cohen «è subito partita una campagna di demonizzazione che ma mostrato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il volto intollerante del politicamente corretto». L’Huffington Post ha chiesto ai colleghi del Washington Post «per favore licenziate quest’uomo», e analoghe richieste sono arrivate da Atlantic, Salon, Gawker, Slate e Msnbc.com. Fortunatamente però Cohen gode dell’appoggio del suo direttore. Almeno «per ora», sottolinea il Foglio.

Riproponiamo il passaggio del commento di Cohen che tanta indignazione ha suscitato:

«Il partito repubblicano non è razzista, come Harry Belafonte dice del Tea Party, ma è intimorito dall’espansione del governo, dal secolarismo, dal mainstreaming di quella che una volta era l’avanguardia. Le persone con idee convenzionali devono respingere il riflesso faringeo quando considerano il sindaco di New York, un uomo bianco sposato a una donna nera e con due figli misti. Devo ricordare che la moglie di Bill de Blasio, Chirlane McCray, era lesbica? Questa famiglia rappresenta i cambiamenti culturali in corso in alcune parti – non tutte – dell’America. Per i conservatori, questo non assomiglia al loro paese».

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3 Commenti

  1. Sergio scrive:

    Stiamo parlando di un sindaco eletto da meno del 25 per cento degli aventi diritto. Ma di cosa stiamo parlando? Quando vanno a votare solo il 25 per cento degli aventi diritto, di che cosa stiamo parlando? Meno di un elettore su 4 ha deciso di votare De Blasio, e i media parlano di rivoluzione culturale? Lo so, le colpe sono sempre di chi non va a votare, che permettere al peggio della nostra società di affermarsi e detenere il potere. Peggio di chi vota per il male fa certamente che decide di non andare a votare, diventando il miglior alleato del male

    • claudio scrive:

      e basta con lo scaricare le responsabilita’ sugli elettori!
      Son li’ eletti, facciano le loro scelte e ne gestiscano le conseguenze.
      Se non sono capaci di accettare (meglio sarebbe: evitare) le critiche, non si definiscano “democratici”, ma quantomeno permalosi.
      Che poi, se non ho visto male, il programma del suo concorrente era praticamente identico.
      Giusto sulle tasse si differenziava, ma almeno li’ sanno che quelle son promesse che mai si mantengono…

  2. Pascal scrive:

    “Le persone con idee convenzionali devono respingere il riflesso faringeo quando considerano il sindaco di New York, un uomo bianco sposato a una donna nera e con due figli misti.” Chiedo scusa ma questa frase significa che le persone di idee conservatrici provano nausea all’idea di un matrimonio misto. Mi sbaglio? Perchè se non mi sbaglio ho davvero qualche difficoltà a considerare quest’uomo come un paladino del conservatorismo vittima dello sciovinismo progressista.

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