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Uomini che non amano le donne

novembre 7, 2017 Tiziana Della Rocca

Chiunque approfitti della sua posizione di forza per ottenere un favore sessuale che altrimenti non otterrebbe, adotta un comportamento disdicevole

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Mentre la polizia di New York raccoglie indizi sufficienti per arrestare con l’accusa di stupro il produttore Harvey Weinstein, a Roma venerdì scorso ecco l’arresto di due ragazzi sinti di vent’anni: avrebbero ammanettato e violentato in un campo due quattordicenni. Che dire? Due mondi lontanissimi, eppure si stupra oggi come si stuprava migliaia di anni fa. E ancor oggi in Italia e altrove si aggira l’idea che a tante donne piaccia lo stupro e vi sguazzino felici. Un altro lurido imbroglio, il modo con cui gli stupratori cercano di legittimare, e spesso ci riescono, il proprio sadismo, imposto con la forza e il ricatto. Gli stupratori sono sadici, parte di loro possono essere anche colti, ricchi o potenti, non cambia. Sono uomini cui piace fare del male all’altro, in questo caso alla donna, godendo del suo dolore, un dolore che le sarà difficile rimarginare. Lo stupro marchia per sempre. È qualcosa che resta nel corpo e nell’anima della stuprata, e, purtroppo, anche nel corpo e nell’anima nera degli stupratori, che continuano a goderne proprio perché sanno che la donna ne soffre, e insistono a riderne in gruppo con i compari. Anche una volta rinchiusi in prigione questi sciagurati sempre ridono della propria bestialità; la punizione dello stupro non cessa di nutrire la loro voglia di farlo e una volta usciti dal carcere raramente si placheranno. Per questo gli stupratori di qualunque paese meritano pene altissime, proprio quella castrazione che molti invocano.

Tra le cose più orribili è stato assistere dieci anni fa al processo del “massacro di Ferrazzano” dell’infernale assassino Angelo Izzo cui, in un impeto di rara imbecillità, si concesse la semilibertà, di modo che potesse esibire nuovamente la sua inguaribile voglia di far male alle donne. Ma non c’è bisogno di andare tanto in là nel tempo, è recente la notizia della ragazza ora maggiorenne che ha accusato il padre di abusi sessuali quando lei aveva otto anni, e di averla ceduta anche ad altri conoscenti. La responsabilità dell’imputato è stata accertata, ma per effetto della prescrizione non è stato punito!

Tanti uomini non amano le donne, ma non lo ammettono, e nei secoli hanno cercato delle scuse per seviziarle, con lo stupro ma anche con altri orridi sistemi, pensiamo alla caccia alle streghe e ai roghi. Stupri, roghi, maltrattamenti e bassezze di ogni genere: in alcuni paesi sono ancora oggi frequenti. In questi giorni però molte donne ma anche uomini raccontano di molestie subite, abusi o addirittura di stupri in campo lavorativo, soprattutto cinema e politica. Ma se una donna racconta dopo vent’anni di un sopruso o abuso da parte di un regista o di un produttore, c’è subito chi l’accusa di averlo fatto troppo tardi, da essere poco credibile se non ridicola. Ammesso che il racconto sia vero, in fondo cosa è accaduto di così irrilevante ad esempio nel caso di Tornatore e Miriana Trevisan? Quanti registi “ci provano” e quante volontariamente “ci stanno o non ci stanno?” Lei gli avrebbe dato davvero tutto questo peso, se la sua carriera fosse andata meglio? O non è piuttosto mossa dalla rabbia visto che l’altro l’accusato resta ancora un uomo di grande successo? E se invece prendessimo per vero il vissuto che trapela dal racconto di questa donna e anche di altre? Andare da un regista acclamato o da un produttore per discutere se fare o meno un film, attraverso un regolare provino, avendo finalmente l’occasione di esprimersi all’interno di un progetto importante in cui ci si potrà impegnare al massimo, è gratificante. Invece se per fare un film occorre accettare “l’assalto” senza nemmeno essere interpellate sul proprio piacere, come fosse un atto dovuto all’altro, come se non si contasse nulla ai suoi occhi, e si fosse solo un mezzo per soddisfare la sua bramosia alla quale se si vuole lavorare occorre assoggettarsi? Qui non c’è alcuna seduzione da parte dell’uomo, nessun impegno di suscitare desiderio, ma disprezzo dell’altro. Una donna poi non si eccita se il linguaggio non è espressione diretta del desiderio, e così dovrebbe essere anche per l’uomo. I predatori sessuali sono dei repressi, si occupano solo del loro piacere, e sono pure bigotti, non entrando in contatto con la loro bramosia, la sfogano subito “concependo la libertà come selvaggio laissez faire”.

Chiunque approfitti della sua posizione di forza per ottenere un favore sessuale che altrimenti non otterrebbe, adotta un comportamento disdicevole. Alcuni di loro poi sanno che se non fossero famosi e in grado di regalare fama nessuno se li filerebbe, quindi sono i primi a odiarsi e a odiare; o peggio, visto la loro posizione privilegiata credono di ottenere senza tanti sforzi quello che vogliono rispetto ad altri uomini che invece non possono e che ambirebbero stare al loro posto. Ma cosa ottengono veramente? Di cosa godono? Di rafforzare la loro posizione di potere, rispetto agli altri maschi utilizzando le donne per questo scopo.

Insomma l’abuso del potere è inaccettabile, da parte di chiunque, uomini, donne, ed è inaccettabile anche chi cede all’abuso per tornaconto, e non sto parlando di chi ha ricevuto degli abusi e non ha avuto la forza di ribellarsi sentendosi doppiamente in colpa per aver subito e non reagito sprofondando così nel silenzio per anni.

Foto da Shutterstock

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