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Unione Gender-Europea

novembre 22, 2015 Rodolfo Casadei

Per promuovere l’“uguaglianza di genere”, si sono inventati una istituzione (Eige) che ispira corsi di formazione e di aggiornamento per gli insegnanti. Dall’asilo fino all’università

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – L’Unione Europea è impegnata in una grande opera di ingegneria sociale e di decostruzione della civiltà europea attraverso l’imposizione delle politiche di genere e del gender mainstreaming, espressione che significa: tenere conto delle implicazioni che le legislazioni e le politiche hanno sugli uomini e sulle donne in termini di promozione o di arretramento dell’uguaglianza fra i sessi. Non si tratta semplicemente – e giustamente – di permettere alle donne di conciliare lavoro e maternità, di combattere le disuguaglianze di retribuzione fra maschi e femmine per lo stesso lavoro, di prevenire le discriminazioni legate al sesso, di contrastare il machismo e gli abusi ai danni delle donne. L’Europa considera “stereotipi di genere” da sovvertire cose come il fatto che le donne dedichino più tempo degli uomini ai lavori domestici e alla cura dei pargoli, che ci siano tante donne nei “lavori di cura” (sanità e insegnamento) e troppo poche fra gli ingegneri e nei consigli di amministrazione delle multinazionali, che nelle fiabe siano i cavalieri a salvare le principesse e non viceversa, che i film abbiano più attori protagonisti uomini che donne.

Del fatto che gli uomini e le donne siano diversi non solo anatomicamente, ma anche neurologicamente, psicologicamente e psichicamente; che le differenze dei ruoli di genere nelle società europee siano parte del patrimonio culturale dei vari popoli e frutto della loro esperienza storica; che su di esse si possa intervenire, ma con la prudenza e col rispetto dovuto alle eredità culturali che arrivano da lontano, ai politici (europarlamentari) e ai burocrati di Bruxelles non importa assolutamente nulla: per loro tutto ciò che non coincide con l’eguaglianza quantitativa di potere e di disponibilità economica fra i due sessi e tutto ciò che potrebbe alludere a un’inferiorità di un sesso rispetto all’altro sotto un certo aspetto, va spazzato via. Perché è residuo di epoche oscurantiste ed espressione dell’oppressione della donna da parte dell’uomo. I vertici della Commissione e del Parlamento europei sognano un continente dove le camioniste sono tante quanti i camionisti e i maestri d’asilo tanti quante le maestre; dove i giorni di congedo familiare sono esattamente identici sia per la mamma che ha partorito e allatta sia per il papà che non potrà mai allattare col suo seno; dove a sistemare la casa dei Banks non è Mary Poppins, ma un giovanotto piovuto dal cielo con un parapendio.

Master in Gender Equality
Associazioni familiari cattoliche e uomini di Chiesa sussultano a ogni notizia di nuovi rapporti dell’europarlamento che mirano a estendere a tutti i paesi dell’Unione Europea l’aborto legale come diritto, le unioni o il matrimonio omosessuale, l’educazione sessuale improntata all’ideologia del gender, la fecondazione assistita disponibile per singoli e coppie dello stesso sesso. Però quello che realmente fanno i vari rapporti Tarabella, Panzeri, Noichl, Ferrara, eccetera è formulare raccomandazioni agli stati. Invece l’uguaglianza di genere e il gender mainstreaming sono realtà già in atto a livello di politiche, programmi e organismi dell’Unione Europea. Si trovano nella Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015 che la Commissione europea ha comunicato all’Europarlamento nel settembre 2010; nell’integrazione dell’uguaglianza di genere a Horizon 2020, il Programma quadro della Ue per la ricerca e l’innovazione; nelle linee guida per la presentazione dei progetti che chiedono i finanziamenti del Fondo sociale europeo (Fse) e del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). Per favorire la promozione dell’uguaglianza di genere e il gender mainstreaming in tutte le politiche europee e nazionali, l’Unione Europea ha creato e finanzia l’Eige, Istituto europeo per l’eguaglianza di genere con sede a Vilnius (Lituania).

È grazie a questa rete di protezione e di incentivazione europea che l’Ufficio scolastico regionale per la Sardegna può caldeggiare ai dirigenti scolastici l’iscrizione ai Seminari formativi sulle politiche di genere promossi dall’Università di Cagliari e dalla Commissione regionale per le pari opportunità, rivolti alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, statali e paritarie dell’isola. Essi hanno l’obiettivo di «incrementare le competenze e le conoscenze» degli insegnanti sui seguenti argomenti: «L’influenza degli stereotipi nella società e nella vita quotidiana; la natura, la struttura, la trasmissione degli stereotipi di “uomo” e “donna”; gli stereotipi nella realtà scolastica; l’effetto degli stereotipi sulle relazioni uomo-donna e sulla violenza sulle donne; tipologie di violenza di genere; la modifica e la riduzione degli stereotipi e del loro effetto sulle relazioni uomo-donna e sulla violenza sulle donne; l’applicazione nella realtà scolastica dei percorsi per la modifica e la riduzione degli stereotipi e del loro effetto sulle relazioni uomo-donna e sulla violenza nei confronti delle donne».

L’Ufficio scolastico regionale e l’Università di Cagliari possono permettersi di scrivere “uomo” e “donna” fra virgolette perché, come si legge nel sito dell’università alla pagina “Master di I livello Gender Equality – Strategie per l’equità di genere”, «negli ultimi anni, sia i singoli stati che l’Unione Europea hanno dedicato una costante attenzione al miglioramento delle pratiche che possono influenzare le politiche di genere, con particolare attenzione, tra gli altri argomenti, al ruolo degli stereotipi di genere e alla violenza di genere, che fanno parte della Strategia sull’equità tra uomo e donna 2010-2015».

L’impostazione ideologica e la vocazione all’ingegneria sociale dei programmi di gender equality è trasparente nella sintesi degli interventi che Virginjia Langbakk, la svedese direttrice dell’Eige, ha pronunciato a Roma durante un seminario tenuto l’anno scorso: «Le donne sportive sono presenti nei programmi televisivi solo dal 2 al 9 per cento del tempo dedicato agli sport, anche se le donne spesso hanno risultati di grande rilevanza in termini non solo di capacità e abilità, ma anche di spettacolarità. Solo il 10 per cento dei politici sono donne in tv e le donne sono ancora fortemente sottorappresentate sia come esperte (16 per cento) sia come conduttrici (14 per cento). Negli studi scientifici c’è un’equa presenza negli ambiti delle scienze biologiche, ma un forte dislivello nella scelta delle facoltà tecnologiche. La presenza femminile è sottorappresentata ai vertici delle università e nei CdA di università e centri di ricerca (22 per cento)».

Un valore da imporre
Contro queste inaccettabili discriminazioni bisogna intervenire per far sì che «le tematiche di genere entrino nei luoghi di formazione fin dalla scuola primaria per modificare la cultura tradizionale». Non solo: «Gli aspetti culturali contrari a una piena valorizzazione della presenza femminile nella società e soprattutto le resistenze verso la condivisione dei lavori di cura che, seppure in misura inferiore rispetto all’Italia, persistono nelle società europee, rendono ancora oggi necessaria l’adozione di politiche e azioni positive specifiche per il pieno raggiungimento della Gender Equality». Che significa estendere a tutti i paesi europei la normativa svedese che penalizza a livello di retribuzione salariale le coppie che non ripartiscono i tempi del congedo parentale previsti dalla legge al 50 per cento a testa. In Svezia il papà che dopo la nascita di un figlio non fa il mammo per un numero di ore identico a quello della moglie o compagna si trova meno soldi in busta paga.

Sul sito dell’Eige (finanziata da Bruxelles con 52,5 milioni di euro nel periodo 2007-2013) si trova un articolo su uno studio secondo il quale le donne sono discriminate nella distribuzione dei fondi per la ricerca scientifica. A chi obietta che tali fondi sono assegnati sulla base della posizione accademica, l’articolo ribatte: «Non si può considerare la posizione accademica come una variabile neutrale rispetto al genere in grado di spiegare le diseguaglianze di genere nei fondi per la ricerca. Dobbiamo invece chiederci: “Può considerarsi equo dal punto di vista del genere un sistema di ripartizione dei fondi per la ricerca se rafforza, anziché ridurre, le strutture ineguali che sappiamo esistere nell’università?”». E non va meglio a chi obietta che i fondi sono ripartiti sulla base delle pubblicazioni peer-reviewed (cioè recensite da altri specialisti): la valutazione della qualità varia fra i componenti di un panel incaricato della peer-review, «essi possono ragionare in modo differente riguardo alle competenze di uomini e donne; può accadere che gli uomini siano più spesso definiti ”scienziati brillanti”, mentre le donne “buoni scienziati”».

Non c’è da sorprendersi troppo di questo modo di ragionare, perché l’idea dell’uguaglianza come valore in sé da imporre con politiche mirate è insita nella Strategia per la parità tra donne e uomini della Commissione europea. Lì sta scritto, nero su bianco, che l’obiettivo di Europa 2020 è avere «un tasso di occupazione del 75 per cento per donne e uomini». E non ci sono scuse, per raggiungerlo politici e burocrati europei sono pronti a tutto perché si verifichi «la partecipazione al mercato del lavoro delle donne più anziane, delle madri single, delle donne disabili, delle donne migranti e delle donne di minoranze etniche». I trattati europei sin dal 1957 promuovono il principio dell’uguale retribuzione per uguale lavoro, ma l’Unione Europea oggi si è data un altro obiettivo: «Il divario retributivo fra i sessi (differenza media tra la retribuzione oraria lorda delle donne e degli uomini) resta del 17,8 per cento nella Ue (…) questa situazione dovrà chiaramente cambiare con il tempo. Le cause alla radice del divario retributivo tra i sessi si estendono oltre la questione della parità retributiva. Le cause del divario retributivo derivano anche dalla segregazione del mercato del lavoro, dato che donne e uomini tendono a lavorare in settori/impieghi diversi. Donne e uomini sono spesso sovrarappresentati in certi settori e i lavori “femminili” (assistenza sanitaria, istruzione e amministrazione pubblica) in genere vengono valutati meno delle professioni tipicamente maschili».

Occorre dunque spazzare via la balzana visione del mondo secondo cui un uomo ha maggiore vocazione di una donna a fare il capocantiere di un oleodotto in costruzione e una donna maggiore vocazione di un uomo a dirigere le maestre di un asilo nido, con l’inevitabile diseguaglianza di stipendi che ne deriva, e per fare questo occorre intervenire fin dalle scuole elementari e medie. Come? Lo spiega per esempio Angelika Paseka, docente dell’università di Amburgo specializzata in pedagogia scolastica, in Visions for Gender Equality, un report commissionato e pagato dalla Commissione europea: «I preconcetti relativi al genere sono profondamente radicati, e fanno apparire inevitabile la resistenza alle questioni di genere e al gender mainstreaming. Cambiare questi atteggiamenti e valori così interiorizzati richiede più della semplice informazione. L’apprendimento deve essere visto “come un processo di costruzione, ricostruzione e decostruzione della realtà” (Reich 2005). Ciò richiede una crisi, e creare una crisi significa dare luogo a situazioni nelle quali le abitudini, gli schemi e le attitudini tradizionali che diamo per scontati non funzionano più. Avendo in mente questo, gli insegnanti dovrebbero provocare crisi per iniziare processi di apprendimento nelle loro classi. Come? Anzitutto devono essere provocati a porre domande, vere domande». Cioè, il vostro figliolino va a scuola in prima elementare e la maestra lo incalza così: «Giovannino, sei contento che tuo papà fa il vigile del fuoco e tua mamma cuce le camicie? Saresti contento se la mamma facesse il pompiere e il papà cucisse i vestiti? Ti piacerebbe cucire le camicie da grande? Ti piacerebbe scambiare i pantaloncini che la mamma ti ha cucito con la gonnellina della tua sorellina?».

«Guardate con nuovi occhi»
Sono cose che accadono in Europa e che presto capiteranno anche in Italia. In Austria sono stati organizzati “gender safari” in cui «agli studenti è chiesto di andare in un centro commerciale e guardare le cose da una nuova prospettiva: identificare prodotti maschili e femminili. Questo significa che dovranno discutere che cosa intendono col termine “tipico del genere maschile/femminile” e ricostruire le loro teorie su ciò. Poi dovranno riflettere su possibili cambiamenti: come si fa a rendere un prodotto “gender-neutral”? Allora avrà luogo la decostruzione: vedranno i prodotti con nuovi occhi, e capiranno come sono diventati “tipicamente maschili/femminili”, trasformati in modo che risultassero attraenti per un solo genere. Potrebbero anche discutere come loro stessi hanno contribuito a questi processi, acquistando prodotti del loro genere che trovavano attraenti, e ciò li renderebbe consapevoli che anche loro sono responsabili del modo in cui sono fatti molti di quei prodotti». Ma andassero a studiare un po’ di letteratura. Come esordiva quella poesia? «Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia». Ah no, questa è sessista e non è gender-neutral. Eliminarla dal programma.

Foto da Shutterstock


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54 Commenti

  1. Nino scrive:

    A proposito di letteratura, vi inviterei a leggere “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti. Se la parità di diritti tra uomo e donna qui la si chiama teoria del gender allora viva questa teoria.

    Ci sarebbero molte cose da dire, mi limito ad un paio , richiamando il passaggio in cui l’autore dice:

    “Occorre dunque spazzare via la balzana visione del mondo secondo cui un uomo ha maggiore vocazione di una donna a fare il capocantiere di un oleodotto in costruzione e una donna maggiore vocazione di un uomo a dirigere le maestre di un asilo nido, con l’inevitabile diseguaglianza di stipendi che ne deriva”

    La diseguaglianza di stipendi tra uomo e donna NON è legata al diverso tipo di lavoro. A parità di attività la donna guadagna meno (nel privato) o a parità di capacità fa meno carriera (nel pubblico e nel privato) . E non si vuole negare che l’uomo a maggiore vocazione di una donna a fare il capocantiere, ma si vuole affermare che una donna può essere capace di fare il capocantiere bene tanto quanto un uomo (non tutte le donne così come non tutti gli uomini ne sono capaci) così come un uomo che faccia il maestro di asilo non dovrebbe essere visto come una anomalia, ovvero come uno che fa un lavoro “da donna”, ma come uno che lavora.

    Altra cosa , l’autore scrive, criticando la situazione:

    “In Svezia il papà che dopo la nascita di un figlio non fa il mammo per un numero di ore identico a quello della moglie o compagna si trova meno soldi in busta paga.”

    commettendo a mio avviso due errori. Primo, secondo me è giusto, giustissimo, che i genitori dedichino pari tempo ai figli (il che non vuol dire necessariamente fare le stesse cose, anche se non lo esclude), secondo, un padre che si occupa fin dalla nascita del figlio non fa il “mammo” (chiara espressione sessista che implica che è solo la donna a doversi occupare del neonato, incluso cambiargli il pannolino, cullarlo dargli il biberon o la pappa), fa semplicemente il papà

    • To_Ni scrive:

      Già da quello che hai scritto fa schifo. Ma se hai queste convinzioni ti chiedo ancora una volta: invece di dire come devono essere tutti, rieducati per forza, mettiti un bella gonna e dei tacchi a spillo e mostra ai tuoi figli sul concreto come vinci gli stereotipi. Io non sono un intollerante che pretende che tu devi essere privato di questa libertà. Vacci al supermercato a fare la spesa, al cinema. Così si fa, poi io magari ti vedo e dico :”che bello… odio gli stereotipi e lo faccio anch’io”. Ed il mondo cambia e diventa bello per come lo vuoi tu.

      PS: Se le donne subiscono una disparità di trattamento , a parità di lavoro, non sono necessarie le vostre buffonate. Se la donna vuol fare il carpentiere non mi pare che c’è una legge che l’impedisce, ma noto, come al solito, che avete più a cuore a fare di una donna un carpentiere e stigmatizzare chi liberamente ama stare a casa con i suoi figli. Un uomo, in accordo con la moglie, può stare quanto tempo vuole con i figli, la costrizione di un persona contro la propria volontà (perché gli riducono lo stipendio) non fa bene a lui ed ai figli, ma è espressione dello Stato che impone morale. Ma tu, mite “padre di famiglia” che conosci …queste cose non le sai?

      PPS – Ho l’impressione che tu hai la conoscenza di una famiglia come io ho conoscenze di nanotecnologie.

    • To_Ni scrive:

      Caro Nino
      ho fatto un post che per colpa dell’apprezzamento negativo fatto al tuo libro è andato in moderazione e probabilmente nn vedrà mai la luce.

      Sai che ti riconosco la capacità di fare dei lapsus che sono segni indicatori della tua inesperienza in tema di famiglia (uso un linguaggio consono per non vedermi cestinato) . Te ne riporto uno: apprezzi il fatto che in “In Svezia il papà che dopo la nascita di un figlio non fa il mammo per un numero di ore identico a quello della moglie o compagna si trova meno soldi in busta paga.” ora , chi ha un minimo di esperienza familiare, sa benissimo che lo stare “per forza” , per “obbligo” con i figli è una esperienza distruttiva tanto per il padre che per i figli. Una esperienza senza valore. E i figli, stai tranquillo, se ne accorgono, nonostante tutti gli accorgimenti che puoi prendere, perché la verità non è una cosa che a loro sfugge anche se non possono rinfacciarti la menzogna a parole.
      Quindi queste “conquiste” dimostrano in uno stato canaglia quale la Svezia (sai che li reputo in questi termini) il valore degli esperti e dei loro laboratori umani . Dimostrano pure, stante il tuo apprezzamento, che tu capisci di famiglia quanto io ne capisco di nanotecnologie.

      • To_Ni scrive:

        Perdonami se ritorno sulla cosa: dedurrai che nella frase che ho riportato dal tuo post, reputo che anche la portata delle tue “dure” critiche (mammo e/o papà) provano compiutamente che non hai capito una minchia.

        ops … mi è sfuggita la parola “minchia” … scusami.

      • SUSANNA ROLLI scrive:

        Nanotecnologie ?!?

      • Xyzwk scrive:

        E secondo te un figlio che si sente dire dal padre che stare con lui da piccolo sarebbe stata una esperienza senza valore e che lo avrebbe fatto solo se obbligato dalla morale imposta dallo Stato, cosa puó pensare di lui? Visto che tu solo sai cosa è la vera famiglia, forse dovresti riflettere sulle cose che dici…

        • To_Ni scrive:

          Mi pare che non ha capito, o non hai letto bene, o … solo vuoi dire qualcosa…ma non ti preoccupare, è normale

    • Giannino Stoppani scrive:

      A proposito di lapsus freudiani, Nino l’omino di burro la signora Elena Gianini Belotti (Serbelloni Mazzanti Vien dal mare) l’ha chiamata “autore”.
      E a star zitto ho già detto tutto.
      Ma che ne può sapere ‘sta carampana rinficosecchita del rapporto madre figlio/a?
      Invece di proporre un sostegno veramente efficace alla maternità riconoscendone il vero valore sociale, la riducono a burletta inventandosi il ruolo del “mammo”.
      Si noti bene che la carampana rinficosecchita di cui sopra non è la signora Elena Gianini Belotti (Serbelloni Mazzanti Vien dal mare)

    • Cisco scrive:

      L’ineffabile Nino ancora pensa – o fa finta – che “se la parità di diritti tra uomo e donna qui la si chiama teoria del gender allora viva questa teoria”; cioè ancora non ha capito che il punto non è la parità di diritti tra uomo e donna, che è garantita da tutte le legislazioni dei paesi occidentali, bensì l’abolizione delle differenze e specificità di uomo e donna. L’obiettivo è la decostruzione dell’identità sessuale per rendere il sesso un semplice accessorio dell’identità di “genere”, come potrebbe essere il colore dei capelli, che quindi può avere tante sfumature quante sono le disforie di genere attualmente riconosciute dalla scienza psichiatrica. Infatti le associazioni LGBTetc lottano per la depatologizzazione anche di questa alterazione mentale.

  2. Corrado scrive:

    Siamo all’inizio del regime fascista LGBT perchè la Eige si trasformerà presto in una “polizia del costume” per delegittimare la famiglia come forma borghese degna di essere abbandonata, silenziando come “omofobo” chiunque osi dissentire. Chi, ad esempio, si ostini a pensare che vi siano naturalmente uomini e donne, che il genere umano esista nella sua unità tramite tale differenza e, ancora, che i figli abbiano secondo natura un padre e una madre è immediatamente ostracizzato con l’accusa di omofobia. La categoria di omofobia non fa valere soltanto una giusta presa di posizione contro l’intolleranza di chi non rispetta le differenze: diventa essa stessa una nuova categoria dell’intolleranza, con cui non si accetta l’esistenza di prospettive diverse. È, per dirla con Orwell, una categoria con cui si punisce lo “psicoreato” di chi osi violare l’ortodossia del politicamente corretto».

  3. To_Ni scrive:

    Ci troviamo quindi Commissioni , organismi e persone, prive di ogni rappresentanza democratica che impongono con regolamenti e programmi la loro idea di “giusto” a tutti. Il governo degli “esperti”. Al “Giovannino” dell’articolo deve essere condizionato a dire che deve essere felice e la mamma fa il pompiere e che può indossare la gonnellina della sorella. Questo a “Giovannino” deve succedere nell’ambito di un processo di “costruzione, ricostruzione e decostruzione della realtà”. In tutto questo ti vogliono inculcare che la “teoria gender” non esiste. Tutto fa brodo: dal metodo mafioso del dire “la mafia non esiste”, al metodo Anatoli Lunacharski, Commissario dell’Educazione dell’Unione Sovietica ed un pizzico di Repubblica Platonica.

    • xyzwk scrive:

      Il punto non è che Giovannino deve essere felice di avere la mamma che fa il pompiere ma che deve essere libero di seguire le proprie inclinazioni. Se una donna si sente portata maggiormente per la cura dei figli e della famiglia e vuole rinunciare ad un ruolo pubblico di potere e economico, nessuno glielo vieta ma l’errore di fondo è ritenere che le donne in quanto donne siano “naturalmente” portate per questo ruolo. Le inclinazioni sono personali e la cura dei figli spetta ad entrambi i genitori.

      • To_Ni scrive:

        Sai che non è cosi, si sostituisce la volontà del famiglia con quello dello Stato e, considerato la crisi di questo, in ultima analisi quello di organismi non rappresentativi, tecnocratici che stabiliscono il come bisogna essere. Un operazione di “potere” (di oggi) detta di “destrutturazione del reale”, per fare in una manciata di anni, una “vivisezionare” nell’anima delle persone di una esperienza millenaria che accomuna tutti popoli, anche i più distanti tra loro e presente in tutti i miti e leggende della terra. Archetipi che legano ogni uomo ad una storia deve essere cancellata per fissare il tutto in una struttura preconfezionata da chi oggi si sente di stabilire il mondo come deve essere e per chi deve essere.
        Nella storia del mondo le cose sono sempre cambiate semplicemente prendendo atto delle nuove condizioni che la realtà impone. Oggi si mira al grande laboratorio alla guida “di esperti”
        Se una donna i sente “portata alla cura dei figli” non solo si fa di tutto per convincerla che è una fallita ma anche di rimuovere questa vocazione ad amare “gratuitamente” (per me è questo il punto fondamentale… rimuovere la caratteristica principale dell’amore) dalla propria esperienza umana.

        • Xyzwk scrive:

          Prima di tutto chi ti dice che la volontá delle famiglie non possa coincidere con quella dello Stato? Prova a guardarti in giro (possibilmente fuori dalla parrocchia) e ti accorgersi che nessuno piú fa i tuoi ragionamenti rispetto ai ruoli nella famiglia. Non vorrai mica farci credere che sono tutti una massa di cretini e che solo voi siete illuminati?
          “Nella storia del mondo le cose sono sempre cambiate semplicemente prendendo atto delle nuove condizioni che la realtà impone”
          Bene prendi atto che la realtá è giá cambiata, la maggior parte delle donne si è emancipata dall’educazione patriarcale che ha ricevuto e non crede piú di essere destinata a fare la casalinga. Ora peró dobbiamo fare in modo che oggi le bambine non debbano piú fare questo percorso faticoso e fin da piccole debbano poter avere le stesse opportunità di vita dei loro compagni maschietti

    • giovanna scrive:

      Tutto quanto descritto nell’articolo mi sembra di una violenza mostruosa.
      Se penso ai miei figli, se guardo ai miei figli, e anche a me stessa bambina, ancora di più.
      Per esempio, è notorio a tutti, ma proprio a tutti, che la figura principale per un bambino fino ai tre anni è quella della mamma, poi, piano piano acquista una rilevanza importantissima la figura del padre.
      Non è violento saltare questo dato di natura ?
      Non è violento saltare la fase dell’allattamento ?
      E non si prefigura una violenza nel dire che crescere con la mamma o con il papà o , alla fine, con chiunque ti accudisca, come si accudisce un cagnolino, è esattamente la stessa cosa ?
      Sì, hai ragione, Toni, “la mafia non esiste” e “il gender non esiste”.

  4. lucllo scrive:

    Bello sto gender!
    Una volta tolte dalla spiegazione varie stupidaggini tipo corsi accellerati di masturbazione precoce, se quello che resta è quanto descritto nell’articolo direi che è un’ottima cosa; l’unica cosa da rimproverare è che arriva in ritardo, ma meglio tardi che mai.

    • SUSANNA ROLLI scrive:

      MicheleL, sei tu? Per favore, non deludermi, dimmelo chi sei chiaro e tondo, aspetto che mi rispondi, e ti ringrazio per questo, Lucillo.
      Perchè se sei tu…..

    • To_Ni scrive:

      Lucillo
      Bello per te, comprendo che è in base alla misura che hai della tua umanità . Fatti un corso privato (come si fa per la palestra e per lo yoga) . Ma imporlo a tutti … no, perché tutti non sono come te ed hanno diritto a non volerlo essere.

  5. Menelik scrive:

    Come mai in uno stabilimento per la produzione di filo di ferro zincato in cui ho lavorato 4 anni, nei primi anni 2000, nel reparto zincatura c’erano solo uomini, per lo più Rumeni, e due soli Italiani, uno dei quali ero io, mentre negli uffici, nell’edificio di fianco al capannone, c’erano in larghissima maggioranza donne?
    Vogliamo proporre uno scambio tra sessi, chi accetta?
    Tra le mansioni giornaliere dello zincatore c’è:
    operare dalle feritoie di un forno becker da cui fuoriescono vampate di calore a 900 o 1100 °C a seconda che sia in produzione il filo cosidetto “crudo” o “cotto”, oltre ad un bombardamento di infrarossi e ultravioletti che fa molto bene alle mucose dei tuoi occhi mentre operi con i ferri all’interno del forno,
    la gestione del vascone di decapaggio, vasca lunga una decina di metri e larga circa 3 piena di acido cloridrico al 15%, in cui si immergono i fili caldi in uscita dal forno di cui sopra, e con lo scambio termico vapori di acido si liberano dalla vasca in continuazione (c’è la cappa aspirata, ma per ripristinare la concentrazione dell’acido – era mia mansione – bisogna operare a cappa alzata),
    gestire la vasca di zincatura, dove ci sono metri cubi – tanti – di zinco fuso alla °t di esercizio di 490 °C immettendo i lingotti mano a mano che vengono consumati (i lingotti pesano molto, quando scivolano nella vasca schizzano)
    rimuovere i residui dal fondo della vasca a cadenza settimanale (i residui hanno un peso molto elevato, sono caldissimi, la pala per trascinarli via dal fondo ha un manico lungo di ghisa, ci vuole una fatica boia a maneggiarla, ha il manico talmente caldo che con i guanti di cuoio spesso il contatto con la ghisa fa fumare il grasso lubrificante del guanto).
    E non descrivo oltre.
    Signore e signorine dell’ufficio, vogliamo fare a scambio?
    E’ la parità dei sessi dov’è? Solo a noi tocca?
    Quando mi presentai per quel lavoro, una dozzina d’anni fa, diceva che era rivolto ad ambosessi.
    Però lì assumevano solo maschi.
    Negli uffici, invece, anche le donne.
    Bisogna citare al tribunale i vertici dell’azienda (tutt’ora ancora attiva) perché facevano discriminazione sessuale con le assunzioni.
    Magari la prossima volta vi parlo di un’altra azienda per cui ho lavorato altri 4 anni, a metà anni Novanta.
    Era una cooperativa forestale.
    Anche lì solo maschi.
    Basta con la discriminazione sessuale: anche io voglio stare all’ufficio, e a combattere con motoseghe, seghe a nastro e spaccalegna, cavalli e muli ci vadano anche le donne……..basta con le differenze sul lavoro !
    (Mia moglie lavora in un ufficio).
    Eh…..non siamo uguali in tutto e per tutto?

    • giovanna scrive:

      Menelik e Toni, avete dato un’occhiata alla fine dei commenti su “Hadjadj: se non riscopriamo la virilità…”
      Ci sono delle troll-novità !

      Secondo il mio modestissimo parere, dovremmo smetterla tutti di dar corda a questa squilibrata, che squilibrata è dir poco.

      Non è molto più proficuo commentare l’articolo, se uno ha qualcosa da dire, senza tenerne assolutamente conto ?
      Non è più proficuo e più interessante un intervento come quello di Menelik, che non si perde a contrastare una persona cui non importa un fico secco dell’argomento, una persona disturbata che trova solo un pretesto per trollare ?
      Cioè, si può ragionare minimamente con una che probabilmente impersona una carampana femminista comunista e contemporaneamente un filo-nazi-islamico ?
      Ne abbiamo bisogno ?
      L’intervento di Menelik dimostra che non ne abbiamo bisogno : non abbiamo bisogno di interagire con una persona che non ha una vita, ma copia e incolla tutto ciò che racconta dal web.
      Menelik ha raccontato una sua esperienza…non ha fatto la sua ricerchina farlocca su internet o citato 80studi80…e per questo è stato interessante, comunicativo, sincero, partecipe.

      Avviso : da parte mia salterò del tutto gli interventi della horror-nick ( come ho già fatto oggi , che si è presentata come “nino” e “xyzwk” ) e gli interventi che le rispondono , che sono viziati dal suo modo di porre le questioni, cioè tendenzioso e sviante.
      Voglio vedere se è possibile discutere a prescindere da una presenza che ha il solo interesse di imbrogliare e sfogare il profondo disagio psichico che vive e che credo oramai sia più che assodato.

      Spero di poter continuare a dire la mia, senza dover subire l’inquinamento del blog.
      Se ci diamo una mano, credo sia possibile.

  6. Cisco scrive:

    Già me li immagino, i disoccupati uomini: non più in fila al centro per l’impiego, ma alla clinica per cambiare sesso. Insomma, c’è grossa “crisi”.

  7. Cisco scrive:

    Ah dimentiavo, a proposito di “parità”: il management board dell’EIGE è formato da 19 persone, di cui 18 donne. Terribile discriminazione? Macché, c’è da scommettere che si tratti di donne con le palle!

    • Nino scrive:

      @Cisco: tipico commento sessista il tuo, sottintende che per essere in gamba le donne devono essere … degli uomini :-)

      • Cisco scrive:

        @Nino

        Sono quell* dell’EIGE che ritengono che le donne siano le uniche capaci di stare nel proprio management board, a meno che le “donne” di cui stiamo parlando non abbiano attributi maschili!

      • Giannino Stoppani scrive:

        Pure “essere in gamba” è un modo di dire discriminatorio, visto che allude alla capacità di reggersi sulle proprie gambe che molti diversamente abili purtroppo non hanno.
        In ogni caso, le differenze tra uomo e donna ci sono.
        Saper distinguere e valorizzare quelle naturali da quelle “imposte” dalla società sarebbe una cosa intelligente e meritoria, ma non certo al prezzo di imporre una stupida, infondata e irrazionale “uguaglianza” per tutti.

    • giovanna scrive:

      Caro Cisco, quando tutti sono uguali, c’è sempre qualcuno più uguale degli altri !

  8. Daniele scrive:

    Vi offro uno spunto di riflessione: perché nella foto c’è una bandiera arcobaleno, simbolo del movimento LGBT, quando l’Eige si occupa di uguaglianza fra uomo e donna e non – almeno a quanto risulta da un rapido esame del sito – della questione gay?
    La parola chiave del sinodo non era “discernimento”? 😉

    • To_Ni scrive:

      Generoso, offri… bravo. Ricambio lo spunto: Tutti quelli che militano nel movimento LGBT dichiarano che la teoria gender “non esiste”. La parola chiave è “legittimo sospetto”.

      • giovanna scrive:

        Bè, un riassuntino a fine giornata della trollona, me lo concedo : oggi “nino-daniele-lucillo-xyzwk”.
        Ma che ve lo dico affà ! Ormai l’hanno capito anche i muri .
        E l’ ha capito anche lei che altrove ha scritto che “alcuni commentatori”, cioè lei, hanno protestato per il fatto che li sgamo !
        “buongiorno, redazione di Tempi, siamo nino-daniele-lucillo-xyzwk e vorremmo protestare perché Giovanna , nel sito che chiamiamo letamaio , ci accusa di essere dei troll. cordiali saluti ” :-) :-) :-)

    • Cisco scrive:

      @Daniele

      L’esito del discernimento e’ che le teorie del gender sono portate avanti da femministe tendenzialmente lesbiche e militanti del movimento LGBTQIetc, dato che l’eliminazione delle identità sessuali e’ propedeutica alla rieducazione al matrimonio gay.

  9. Nino scrive:

    C’è gente che non appare mai così stupida come quando crede di essere intelligente :-)

    • To_Ni scrive:

      Noto una punta di disappunto nel tuo commento. E’ per via dei lapsus? Dai , non prendertela, non è a livello di quello che hai fatto nella discussione dove vestivi d’arcobaleno Marco Aurelio. Quello è stato tosto. Certo dire che un padre per fare il padre deve subire un bilancino (imposto dallo Stato – morale), sotto RICATTO di una riduzione dello stipendio, concepire che relazione tra questo e l’amore per i figli, non è certamente felice come cosa, ma riflettendo che sai fare di peggio, non lasciarti prendere dallo sconforto.

    • Giannino Stoppani scrive:

      Complimenti per l’autocritica, non te ne facevo capace.

    • Valerio scrive:

      Ciao Nino, scusa se mi permetto, ma ogni tuo intervento non fa altro che alimentare (nutrire) questi commentatori che non aspettano altro che vomitare livore e nostalgia cattotalebana. Per favore, lasciali perdere: “i maiali stanno bene solo nel loro porcile”. lasciaceli ruzzolare. Puoi benissimo scrivere su altri giornali/forum, i cui commentatori non sono cosi invasati e assettati di rancore. Una risata li seppellirà. Ciao Valerio

      • Pepito scrive:

        Grazie Valerio,
        hai sviscerato i tuoi argomenti con molta obiettività e pacatezza, grazie della morale sul livore e tutto il resto. La definizione “cattotalebani” denota poi una tua conoscenza profonda della storia. Essendo io uno di quei soggetti da te definiti “maiali che stanno bene solo nel loro porcile” ci tengo a dirti che, detto da un soggetto del tuo spessore, me l’appunto al petto come medaglia al valore.

      • To_Ni scrive:

        Caro Valerio,

        come hai ragione: Nino troverebbe ben altra considerazione tra giornali e forum che apprezzerebbero il suo delicato mondo fatto di confidenti amici sado-maso (bellissimi) con la loro (bellissima ed educatissima) bimba. Apprezzerebbero anche le tante famiglie omogenitoriali con il loro bambini offerti “gratuitamente” da “generose donatrici”. Tutta gente che lui conosce personalmente facendosi anche garante di come sono felici quei bimbi che non conosceranno mai una madre (ma a che gli serve… ci sono gli autorevoli studiL !) . Onestamente non ho mai capito la necessita per il Nino o la Xyzwk e mettici MicheleL di essere qua tra quattro gatti vinti dalla civiltà che avanza ma che tutto sommato se ne fregano e imperturbabili continuano a chiamare le cose con il loro nome.
        Ma su una cosa dissento: sui “maiali”, perché lo trovo ridicolo detto da un ratto da fogna che ( Chris, bello mio, sei riconoscibile) ha vomito ogni lordura. Torna dentro la tue tubature … in quel habitat che ti meriti .

        PS: Nino, dai la manina a Valerio che ti porta in un bel posticino

        • giovanna scrive:

          E io do ragione a valerio che dà ragione a nino che dà ragione a daniele che dà ragione a lucillo che dà ragione a bob.
          Vedi in quanti abbiamo ragione ? :-) :-) :-)
          Che spettacolo di disagio psichico pauroso.
          Che pena, sinceramente.

          ( toni, lo sai che “Chris”, come” dudu”, come il vecchio “sganarello”, come gli altri cento censurati e censurabili nick trucidi, è sempre la nostra trollona preferita,che ha bisogno di un linguaggio scurrile per sfogare la frustrazione , vero ? )

          • To_Ni scrive:

            Cara Giovanna,
            mi ricordo che la nostra schizoide preferita, in una vecchia discussione, sull’aborto selettivo a discapito delle donne, non ha detto “una” sola parola. Pungolata da me stava zitta. La carognaggine la portava, pur nella sua logica mediocrità, che l’ammettere come sbagliato (e quindi da proibire) l’aborto solo in quella circostanza conduceva ad un riconoscimento che incrinava la legittimità dell’assassinio legalizzato. Ora si preoccupa del percorso “difficoltoso” delle bambine, lei che non ne farebbe nascere una.
            Pensa che le donne sono come lei o che desiderano esserlo. La miseria che frequenta vista dai suoi occhi spenti, crede che sia la realtà, e per giunta, auspicabile per “tutte” le donne. Leggi l’idiozia di questa frase che manifesta l’inconsistenza della sua capacità critica: “Prima di tutto chi ti dice che la volontà delle famiglie non possa coincidere con quella dello Stato?” Parla delle famiglie come se fosse la gentaglia che costituisce il su habitat naturale. Ne parla come se le famiglie sono felici di avere un Giovannino , destrutturato, pronto a mettersi la gonnellina. Perché non passano casa per casa per avvertili del favoloso futuro che hanno in servo “per le famiglie”? Perché non gli spiegano di Eige e dei programmi che i vari psico-poliziotti mettono a punto?
            La sua tragedia è che non sa amare nessuno e neppure lo capisce.

          • To_Ni scrive:

            Giovanna

            Ho scritto un post sula nostra miss morticia preferita. Ricordi passati messi in relazione con la sollecitudine di oggi per le “bambine ” che soffrirebbero se non diventano come lei. Ho dato uno sguardo alla sua supposta sintonia Stato – famiglia (detto da lei cosa è, nel suo immaginario una famiglia, va venire i brividi). Ho chiuso sul suo amore “per la vita”.
            Ma la moderazione, evidentemente, l’ha reputato eccessivo, forse con delle ragioni considerando quanto trovo disturbanti certi personaggi.

            PS: Ho ignorato Bob che reputo il suo personaggio più amorfo quindi peggio riuscito.

            • To_Ni scrive:

              Comunque più tardi lo ripropongo con limature.

            • giovanna scrive:

              Toni, sinceramente
              Non ci perdere tempo !
              Ormai è evidente che è una poverina da compatire : non ti sto a segnalare quello che ha scritto in questi giorni in vari commenti, in cui si vede che non è un interlocutore da prendere in considerazione, non per il contenuto, che è scopiazzato a destra e a sinistra e vabbè, ma proprio per la sua problematica psichica che si fa man mano più evidente nel modo in cui si pone, mentendo spudoratamente, insultando a vanvera , non avendo un briciolo di senso del ridicolo con questi nick multipli con cui si dà ragione da sola.
              Sì, non se ne rende conto e credo che qualunque cosa diciamo non se ne renderà mai conto.
              Hai mai avuto a che fare con persone disturbate, hai mai provato a ragionarci ?
              L’unica cosa è volerle bene, ma ragionarci è del tutto inutile.
              Ne sono del tutto convinta.
              Io ti consiglio di dare la tua attenzione agli articoli : sarebbe molto più costruttivo.
              Alla fine ti trascina, volente o nolente, nella sua bolla ( non sa nemmeno in che anno siamo ! ) e se provi a leggere le tue discussioni con lei con un certo distacco, soprattutto nelle vesti di micheleL, vedrai che l’effetto da fuori è proprio quello, che ti trascina in basso.
              A lei non importa un tubo di nulla di nulla di nulla di quello di cui discute, è un passatempo cattivo per lei : tu ,che pur sei un passionale , non le dovresti dar corda, secondo me , non dovresti perderci il tuo tempo, è proprio tempo buttato.
              Scusami.

              • SUSANNA ROLLI scrive:

                Aiuto!

              • SUSANNA ROLLI scrive:

                Giovanna, come si vede che sei mamma!

              • SUSANNA ROLLI scrive:

                Giovanna, è impossibile!, il grandissimo To-Ni -che non ho capito ancora chi sia, uno anormale (nel senso buono) che non ho parole..boh!- la vede come una sua missione propria specifica, c’è niente da fare, non mollerà mai!
                Ci piacerebbe leggerlo maggiormentecon i suoi bei pensieri, ma rari (è troppo impegnato a divertirsi ! :) ).
                Grazzie, To.Ni!

  10. Gabriella scrive:

    Espongo la mia semplice esperienza di Donna che amava il suo lavoro, di Moglie, di Madre, di Nonna:

    Ho rinunciato ad un lavoro ben retribuito che amavo per essere mamma a tempo pieno, nei primi anni e dopo ho accettato solo orari ridotti, ho lasciato in seguito un’attività per seguire i nipoti
    Con queste mie scelte CHE TUTTORA RITENGO OVVIE, vorrei testimoniare quanto possa essere importante il valore della Famiglia, quella VERA , NATURALE, COMPOSTA DA UNA MAMMA , DA UN PAPA’ E DA UNO O PIU’ FIGLI, in quanto è chiaro che l’unione di due donne o di due uomini non possono procreare.

    E poi come pensare si possa scegliere il proprio sesso , quando ci viene assegnato dalla Natura, quando ogni cellula del nostro corpo lo dimostra scientificamente !

    NON LASCIAMOCI INGANNARE DA POTERI OCCULTI CHE VOGLIONO DESTABILIZZARE LA
    SOCIETA’ PER RIUSCIRE MEGLIO A GOVERNARLA.

    NON SUBIAMO, MA COMBATTIAMO UNITI SENZA PAURE PER DIFENDERE I NOSTRI FIGLI.

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