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L’Ungheria vota contro il “Piano Soros”

ottobre 3, 2017 Redazione

Consultazione nazionale promossa dal governo di Viktor Orban contro il “Piano Soros” che prevederebbe un’invasione di migranti in Europa

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C’è chi organizza referendum illegali per l’indipendenza della Catalogna o del Kurdistan iracheno; e c’è chi organizza consultazioni pienamente legali, perché promosse dal governo nazionale, contro un presunto Piano Soros per sommergere l’Europa di immigrati. Succede in Ungheria, dove il governo di Viktor Orban sottopone tutti gli anni ai cittadini questionari contenenti linee politiche che gli stessi sono chiamati ad approvare o disapprovare. Normalmente gli argomenti vengono presentati in modo partigiano, per influenzare il voto a favore delle politiche che il governo sta attuando o ha intenzione di attuare su quel particolare argomento. Nella primavera scorsa la consultazione recava il titolo “Fermiamo Bruxelles!”, e conteneva domande/risposte del seguente tenore: «Recentemente molti attacchi terroristici hanno avuto luogo in Europa. Nonostante ciò, Bruxelles vuole costringere l’Ungheria a far entrare immigrati illegali nel paese. Cosa pensate che dovrebbe fare l’Ungheria? A) Per la sicurezza degli ungheresi questi individui dovrebbero essere trattenuti fino a quando le autorità (dei paesi dove si trovano – ndr) decidono il loro destino. B) Bisogna permettere agli immigrati illegali di entrare liberamente in Ungheria».

I questionari vengono inviati per posta a tutti i cittadini ungheresi, i quali possono rispondere e rispedire la scheda entro una certa data, oppure compilare una versione online e inviarla in formato elettronico. Stavolta il titolo della consultazione nazionale (la settima da quando Viktor Orban è al governo) riguarda il Piano Soros, con tanto di foto del magnate americano-ungherese riprodotta nella parte superiore del questionario. Rispetto alle consultazioni precedenti c’è una novità: all’esposizione della questione sulla quale si chiede all’elettore di esprimersi, segue un box informativo che dovrebbe fornire gli elementi per decidere.

Ecco il testo delle prime due domande della consultazione, che in tutto ne presenta sette, e il testo informativo che le accompagna: «1. George Soros vuole convincere Bruxelles a insediare almeno un milione di immigrati all’anno dall’Africa e dal Medio Oriente sul territorio dell’Unione Europea, compreso quello dell’Ungheria. – Soros agisce da molti anni per modificare l’Europa e le società europee. Vuole raggiungere questo obiettivo attraverso l’insediamento di masse di persone di diverso background culturale. Quando ha presentato il suo piano, ha usato le seguenti parole: “La Ue deve accettare almeno un milione di richiedenti asilo annualmente per il prevedibile futuro” (Project Syndicate, 26 settembre 2015). Il Parlamento europeo sostiene una posizione simile. Questa istituzione ha sostenuto i programmi di ricollocamento e la creazione di corridoi umanitari per l’immigrazione (2015/2342. INI). Siete favorevoli a questo punto del piano Soros? SÌ/NO».

«2. George Soros, insieme ai dirigenti di Bruxelles, progetta anche che i paesi membri della Ue, Ungheria inclusa, abbattano i reticolati di protezione alle frontiere e aprano i loro confini ai migranti. – Confini ben custoditi rappresentano un’efficace protezione contro l’immigrazione illegale. Non è una coincidenza che lo smantellamento dei reticolati di protezione ai confini sia un obiettivo importante del Piano Soros. In questo modo, le frontiere sarebbero aperte agli immigrati illegali. Il miliardario ha detto che “il nostro piano ha come obiettivo la protezione dei rifugiati e vede nei confini nazionali un ostacolo (Bloomberg Business, 30 ottobre 2015). Anche alcuni dirigenti di Bruxelles hanno pesantemente criticato le difese ai confini. Il Commissario per l’immigrazione ha dichiarato in giugno: non è una buona soluzione che gli stati membri della Ue erigano barriere sui confini esterni. Siete favorevoli a questo punto del Piano Soros?SÌ/NO».

Le reazioni internazionali alla provocazione di Budapest sono state numerose. Un portavoce di George Soros ha dichiarato: «Ci dispiace che il governo ungherese stia spendendo l’equivalente di 3 milioni di dollari di denaro pubblico per eccitare gli istinti della paura e dell’odio allo scopo di manipolare gli elettori ungheresi a sei mesi dalle elezioni politiche. Non esiste un piano Soros per destabilizzare l’Ungheria». Il Financial Times, citato dal governo ungherese come fonte delle dichiarazioni di Soros, ha scritto un editoriale nel quale invita la Ue a sospendere l’erogazione dei fondi di coesione al governo di Budapest, che accusa di patenti falsità: «L’ipotetico “piano Soros” è una fake news. Mr Soros ha scritto a favore dell’accettazione di più rifugiati da parte della Ue e proposto misure di accompagnamento. Ma affermare, come fa il partito Fidesz, che in qualche modo ha ipnotizzato la Ue convincendola ad adottare un piano per accettare un milione di migranti all’anno e costringere i paesi riluttanti ad accoglierli, è una fabbricazione mirata a diffondere spavento».
Human Rights Watch, Ong internazionale attiva nell’ambito dei diritti umani che ha ricevuto finanziamenti dalla Fondazione Soros, ha definito la consultazione «una campagna ufficiale d’odio» contenente dichiarazioni false e ha dichiarato che «probabilmente susciterà sentimenti xenofobi». Il questionario ignora Human Rights Watch, ma attacca direttamente Amnesty International, di cui viene scritto quanto segue: «Un’altra organizzazione finanziata da Soros, Amnesty International, ha chiesto numerose volte che il signor Ahmed H, condannato per aver attaccato lanciando pietre i poliziotti ungheresi che difendevano la frontiera, sia rilasciato. Amnesty vorrebbe anche che lo Stato ungherese gli pagasse un indennizzo».

I sondaggi per le elezioni previste per la prossima primavera vedono largamente in testa Fidesz, il partito di centrodestra di Viktor Orban, col 55 per cento delle preferenze; segue staccato di oltre venti punti Jobbik, partito di estrema destra. I socialisti, al governo fino al 2010, sono accreditati del 9 per cento dei voti appena, cosa che ha spinto il loro leader Laszlo Botka alle dimissioni.

Foto Ansa

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