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Un’Europa per Prodi e una per Di Pietro

marzo 31, 1999 Tempi

La settimana

Europa, un uomo solo al comando: Prodi Mercoledì scorso il Corriere della Sera intitolava in prima pagina: “Europa, Roma punta su Prodi” mentre all’interno i titoli spiegavano che per la “Presidenza Ue, l’Italia è favorita” e “Il governo pronto a giocare la carta Prodi”. Giovedì il Corrierone, in prima pagina di taglio centrale, ammoniva sibillinamente che “Schroeder non frena la corsa di Prodi” e si spiegava che “Avanza la candidatura di Romano Prodi” sulla quale, sempre dalle colonne del quotidiano di via Solferino, il professore si mostrava cauto perché “il mio impegno è in Italia”, diceva. Perciò il sabato lo strillo in prima pagina sottolineava lo sforzo di Massimo D’Alema per convincere l’ex premier ad accettare la candidatura mentre a pagina 3 si annunciava trionfalmente che “D’Alema convince Prodi a candidarsi” e a pagina 2 si spiegava “come salgono le possibilità italiane” anche per i “ritiri” che giorno dopo giorno caratterizzano gli avversari del leader dell’Asinello. Allo stesso modo La Repubblica passava dallo sconforto di un’ “Europa senza governo” (martedi 16 marzo), alla speranza di “Europa, Prodi favorito”, (mercoledì 17), al pirotecnico “D’Alema lancia Prodi” fino all’euforico “Europa, sì di Prodi”.

E vissero felici e contenti. D’Alema a Roma e Prodi sorridente verso Bruxelles a cavallo del suo Asinello. Magari lasciando in dote quel 16% di consensi con il quale rischia di terremotare la sinistra. Quale sforzo diplomatico è mai in atto per ottenere gli appoggi necessari ad eleggere Prodi e disinnescare la bomba elettorale…

EuroMani pulite…

Lunedì scorso (15 marzo) si è dimessa la Commissione europea in seguito allo scandalo di “frodi e nepotismo” come hanno titolato i quotidiani italiani che ha coinvolto alcuni suoi componenti. In particolare la francese Edith Cresson, incaricata degli Affari scientifici, avrebbe affidato a un dentista suo conoscente ricerche sull’Aids; alla tedesca Monika Wulf-Mathies, incaricata degli aiuti ai paesi poveri, viene contestata l’assunzione, utilizzando “procedure inadeguate”, di un amico in qualità di suo collaboratore personale ed esperto di materie giuridiche; João de Deus Pinheiro, commissario per le relazioni Ue con Africa, Caraibi e Pacifico, avrebbe ingaggiato il cognato nel suo ufficio, anche se i saggi hanno riscontrato che la procedura era regolare e il lavoro svolto dal parente era “di interesse comunitario”; contro il finlandese Erkki Likanen, responsabile della politica del personale, non sono state trovate prove concrete nonostante le molte critiche e i sospetti nei suoi confronti.

Affidare incarichi a un parente non è reato in sé: in molti casi, anzi, è normale affidarsi a persone di cui si conoscono competenza e qualità professionali (ammesso che siano tali). C’è da augurarsi che questo presunto scandalo Ue non rappresenti il primo passo verso quell’internazionalizzazione di Mani pulite auspicata da Di Pietro. D’altra parte le affermazioni della leader socialista francese Pauline Green rivolte a mo’ di avvertimento al presidente della Commissione Santer in occasione dello scandalo fanno pensare: “Ne tragga le sue conseguenze se non vuole chesia la sua testa a trovarsi sul ceppo.

in salsa torinese?

Il giorno dopo (martedì 16) Antonio Di Pietro rilasciava un’intervista alla Stampa, pubblicata sotto il titolo di testata “Di Pietro: mano libera ai pm in Europa”. Secondo il senatore del Mugello “quello che è successo a Strasburgo dimostra che l’Europa monetaria e quella politica non bastano più: ci vuole l’Europa giudiziaria. Io l’ho sempre detto: ho pure presentato un disegno di legge per l’introduzione nell’ordinamento giudiziario del pm europeo. Ci dicevano che eravamo i più corrotti di tutti, invece la verità è che la corruzione è uguale dappertutto”. Ma la Stampa di mercoledì dedicava a Di Pietro anche il titolo di apertura di pagina 6 (a proposito del referendum elettorale) e quello di pagina 8 (sulla polemica con Berlusconi).

Curioso che il quotidiano torinese e Fiat per eccellenza faccia un quasi monografico sull’ex pm di Mani pulite accompagnandolo con un articolo-feuilleton celebrativo del funzionario che avrebbe svelato i loschi traffici europei; titolo: “Quattro canaglie per un piccolo eroe”; catenaccio: “Le trame segrete svelate da un funzionario cocciuto”. Nel frattempo, il Corriere della Sera (tutta roba di casa Agnelli) si cimentava nell’agiografia di F.S. Borrelli neo Procuratore generale della Repubblica di Milano…

Rientra dall’esilio Morsello Massimo Morsello, condannato in Italia per i reati compiuti da un gruppo di estrema destra, è rientrato nel nostro Paese il 25 marzo dopo vent’anni di esilio in Inghilterra. Morsello, 40 anni, si è avvalso della sospensione della pena ai termini della legge Simeone che permette la sospensione dell’esecuzione della sentenza a coloro che abbiano una condanna residuale inferiore ai 3 anni.

Con Massimo Morsello in questi vent’anni sono arrivati a Londra almeno un centinaio di giovani di destra, non soltanto perché inseguiti da una giustizia che nel suo caso non è riuscita ad ottenere l’estradizione giacché, dopo aver accuratamente vagliato le carte dei giudici italiani, i magistrati inglesi hanno ritenuto che nemmeno vi fossero elementi sufficienti per giustificare un mandato di cattura, ma per sfuggire a una vera e propria persecuzione che come sappiamo in questi vent’anni si è accanita soprattutto verso i militanti di destra. Ebbene questi giovani hanno realizzato a Londra una delle più importanti agenzie di scuola-lavoro della city, la Meeting Point che ha acquistato e gestisce decine di uffici e palazzi per giovani studenti che studiano e cercano lavoro a Londra.

I successi della magnifica coppia Prodi-Ciampi Venerdì 19 marzo il ministro delle Finanze Carlo Azeglio Ciampi ha presentato l’annuale Relazione sull’andamento dell’economia italiana. Secondo Ciampi anche quest’anno il tasso di crescita del Prodotto interno lordo non sarà superiore all’1,5%, quindi appena superiore a quello dell’anno scorso (1,4%) mentre, ancora a fine 1998, Ciampi assicurava che il 1999 sarebbe stato l’anno della ripresa con il Pil al 2,5%. Il deficit pubblico scenderà solo al 2,4% del Pil invece che al 2% come programmato e l’occupazione crescerà solo dello 0,4%.

Raccogliamo i frutti di due anni e mezzo di gestione Prodi-Ciampi. Perciò, come giusto, mandiamo il primo alla presidenza Ue e Ciampi al Quirinale…

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