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Una normale domenica pomeriggio di Premier. Al cardiopalma

dicembre 10, 2012 Emmanuele Michela

Se il nostro occhio distratto ne aveva bisogno, questo week-end di Premier ha offerto l’ennesima prova che il calcio migliore al mondo ha poco a che vedere col record di Leo Messi e le difese scolapasta spagnole, e preferisce loro i sontuosi green degli stadi inglesi. Vedere per credere cosa è successo domenica, nel giro […]

Se il nostro occhio distratto ne aveva bisogno, questo week-end di Premier ha offerto l’ennesima prova che il calcio migliore al mondo ha poco a che vedere col record di Leo Messi e le difese scolapasta spagnole, e preferisce loro i sontuosi green degli stadi inglesi. Vedere per credere cosa è successo domenica, nel giro delle poche ore pomeridiane. 3 partite, una più bella dell’altra, tutte strettamente riservate a chi non ha problemi cardiaci.

DOMENICA POMERIGGIO AL CARDIOPALMA. Ok, forse per il derby di Manchester c’era da aspettarselo, essendo che United e City non si giocavano soltanto il primato cittadino ma anche quello nazionale. Però un 3-2 così imprevedibile, risolto solo al 92’da Van Persie dopo che i Red Devils si erano fatti rimontare il doppio vantaggio maturato nel primo tempo, avrebbe fatto saltare le coronarie anche al Mancunian più incallito, ben memore di rimonte stile Sheringham-Solskjaer in finale di Champions contro il Bayern, o della vittoria scudetto giusto di qualche mese fa della banda Mancini sul Qpr all’ultima di campionato. Ancor più da cardiopalma è quanto successo a poche miglia più ad ovest dall’Etihad Stadium, Goodison Park, dove Everton e Tottenham si giocavano una piazza prestigiosa in zona Europa. Due squadre che si massacrano per 90 minuti esaltando i rispettivi portieri, salvo poi trovare il gol in soli 4 minuti: all’88’ l’1-0 degli ospiti con Dempsey, ribaltato poi da Pienaar e Jelavic appena prima che la doccia sciacqui via il gelo dai muscoli. Poi, l’ultimo atto del pomeriggio si è giocato ad Upton Park, casa (ancora per molto?) del West Ham, che ha aperto le porte al Liverpool. Tanti ex in campo, poche esultanze sui gol, che però fioccano che è un piacere: il 3-2 finale premia (manco a dirlo) in rimonta gli ospiti e manda all’inferno gli Hammers, scivolati in fretta all’undicesimo posto dopo essere stati più volte indicati come rivelazione di questa stagione.

CACCIA ALLA CENERENTOLA. Ma d’altronde questa pazza Premier non vuole essere uguale a nessun altro campionato, ne a sua nessuna precedente edizione. Quando ci si aspetta l’aggancio del City ecco che lo United va a più sei, dietro Arsenal e Liverpool vanno a singhiozzo, il Chelsea continua la ricerca di sè, e chiunque venga insignito dell’onere di Cenerentola della stagione rischia il capitombolo: è successo al West Ham, all’Everton, al West Bromwich e pure allo Swansea. Già, i gallesi giusto la scorsa settimana facevano l’impresa all’Emirates Stadium avanzando ancora in classifica, ma sabato hanno dovuto rivedere i loro piani: nel match casalingo contro il Norwich l’attacco taccagno degli ospiti, in rete solo 13 volte quest’anno, è riuscito a bucare il disastroso portiere Tremmel ben 4 volte. Il risultato è un 4-3 pirotecnico che butta le due formazioni nel mare magnum del centroclassifica, dove 9 squadre soffocano in 4 punti.

TORRES, DA NIÑO A VECCHIO? E, sempre per rimanere tra gli highlights impronosticabili, merita una menzione la doppietta di Fernando Torres, che sabato ha permesso al Chelsea di battere il Sunderland e di cancellare per qualche giorno la parola crisi dal vocabolario dei Blues, alla prima vittoria in campionato dall’arrivo in panchina di Benitez. Dai piedi del Niño passa più della corsa dei londinesi alla testa della classifica: c’è tutta la credibilità di un bomber ancora giovane (solo 28 anni), arrivato in riva al Tamigi con l’obbiettivo di bissare quanto fatto a Liverpool, ma da diversi mesi più simile all’ombra di sé stesso. La doppietta di sabato è un parziale placebo per un attaccante ormai irriconoscibile, al centro anche dell’esonero di Di Matteo, osteggiato da Abramovich dopo la scelta di mandare il Niño in panchina: che fine ha fatto il ragazzino che bruciava tutte le tappe ed esordiva 17enne all’Atletico Madrid e a 19 ne diventava il capitano più in erba? Che fine hanno fatto le decine di gol siglate con la maglia dei Reds, i 50 milioni sterline sborsati dal Chelsea per averlo a Stamford Bridge e tutti i titoli portati a casa con la Spagna più forte di sempre? La fame che manca a Torres è sinonimo di anzianità, parola che stride di fianco alla giovane età dello spagnolo. Ma in questa pazza Premier può succedere anche questo.

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