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Una goccia di positivo nel marasma del Madagascar: le scuole cattoliche

aprile 4, 2014 Redazione

L’opera di monsignor Rosario Vella, vescovo di Ambanja, in un paese in crisi. Che vuole ripartire investendo sull’educazione

Tratto da Acs – «Conosco tutto il bene che la scuola cattolica fa ai giovani e alle loro famiglie, attraverso la sua azione evangelizzatrice. L’apporto intellettuale, culturale e morale che l’intera società malgascia ne riceve è considerevole». Così papa Francesco ha lodato il grande impegno dei vescovi del Madagascar, durante la loro recente visita ad limina.

Da anni l’isola versa in condizioni drammatiche e nonostante le tante risorse minerarie e naturali, circa l’80 percento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. «Il Madagascar è in crisi – racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Rosario Vella, vescovo di Ambanja, nel Nord del paese – una crisi non soltanto politica ed economica, ma anche e soprattutto dei valori. E se vogliamo riemergere dalle difficoltà, l’unica strada da percorrere è quella dell’educazione».

Oltre un terzo dei bambini malgasci non riceve alcuna istruzione. Il tasso di analfabetismo è del 31% e molti ragazzi non proseguono gli studi oltre la scuola dell’obbligo, che finisce all’età di 14 anni. Gli istituti statali riflettono la caotica situazione dell’isola: gli insegnanti non sono competenti e nessuno vigila sul loro lavoro. Al contrario le scuole cattoliche si contraddistinguono per una maggiore preparazione e disciplina del corpo docente. Inoltre sono molto apprezzate per gli importanti valori trasmessi agli studenti. «Valori quali la famiglia, la solidarietà, il rispetto della persona, che «un tempo appartenevano anche alla cultura malgascia, ma che purtroppo sono andati persi», spiega monsignor Vella. Nel Nord del Madagascar la percentuale dei cattolici è ridotta – tra il 2 e il 15% – ma tutta la popolazione beneficia delle strutture cattoliche come scuole e ospedali. «Le nostre porte sono aperte a tutti», afferma il presule salesiano.

scuola MadagascarNon appena è stato nominato vescovo di Ambanja, nel 2007, monsignor Vella si è immediatamente reso conto della necessità di investire nell’istruzione. Da allora nella diocesi sono state aperte ben 50 scuole elementari, sorte nelle aree più remote dove non vi erano istituti statali, 8 scuole medie e 5 licei. «Poi molti giovani hanno espresso il desiderio di continuare a ricevere un’educazione cattolica ed abbiamo pensato ad un’università». L’ateneo di Ambanja è stato inaugurato quest’anno. I corsi si tengono in locali provvisori fino a quando l’ambizioso e tanto atteso progetto diverrà realtà. «I nostri ragazzi hanno risposto con entusiasmo: vi sono 70 iscritti alla facoltà di diritto e 35 a quella di agronomia. Il prossimo anno vorremmo avviare i corsi della facoltà di economia e commercio e di quella di ecologia e turismo, perché questa è una zona turistica che offre molte possibilità nella protezione ambientale». La scelta delle discipline risponde alla possibilità di sbocchi lavorativi ed alle esigenze del territorio. «Il corso di diritto è davvero necessario – spiega il presule – perché in Madagascar non c’è giustizia: i poveri sono discriminati e i diritti dei più deboli spesso calpestati». L’Università rappresenta un’importante risorsa anche per le altre tre diocesi del Nord: Antsiranana, Mahajanga e Port-Bergé.

La Chiesa si prende particolare cura dei giovani che devono allontanarsi da casa per proseguire gli studi. La diocesi di Ambanja ha creato dei “villaggi” in cui gli studenti sono affidati alle cure di una famiglia, oppure di religiose o sacerdoti. «Un sostegno prezioso soprattutto per le ragazze, che sono così poste al riparo dal turismo sessuale e dalla mentalità edonistica altrettanto diffusa».

L’opera della Chiesa in Madagascar non si limita alla sola istruzione. Il sostegno fornito alla popolazione è essenziale, specie in una fase come quella che attraversa il paese dal golpe del 2009. Nell’ottobre 2013 hanno avuto luogo le tanto auspicate elezioni presidenziali, ma sebbene sia stato proclamato ormai nel gennaio scorso, il nuovo capo di stato, Hery Rajaonarimampianina, non ha ancora formato il governo né nominato un primo ministro. In un momento tanto delicato la Chiesa rappresenta uno dei pochi punti di riferimento per la popolazione. «I malgasci riconoscono il nostro impegno e ripongono in noi grandi aspettative. Sanno che la Chiesa ha risolto molti problemi che altrimenti sarebbero rimasti tali e che continuerà a lavorare per il bene comune».

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