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Una Champions che irride i milioni e premia la storia

dicembre 6, 2012 Emmanuele Michela

Fuori Chelsea e Manchester City, male anche le squadre dell’est (eccetto lo Shakhtar): i primi verdetti europei premiano i grandi club che hanno scritto i capitoli più salienti del calcio del Vecchio Continente.

16 reti, miglior attacco di tutta la competizione. 2,6 gol di media a partita. Non sono i numeri di Barcellona o Real, ne della bella Juventus, bensì della grande esclusa dalla fase a gironi della Champions 2012-13: il Chelsea campione in carica. È vero, 10 di quei gol sono stati fatti contro una sola squadra, il misero Nordsjaelland, peggior difesa di tutta l’Europa, ma dati alla mano appare ancora più singolare l’eliminazione dei Blues, in un’edizione di Champions segnata dalle tante esclusioni di peso, soprattutto tra le squadre vincitrici dei propri titoli casalinghi.

CITY PEGGIOR INGLESE DI SEMPRE. Nove sono infatti i club campioni nazionali usciti dalla fase a gironi: in cima alla lista ci sta chiaramente il Manchester City di Mancini, capace di accumulare la miseria di 3 punti e 0 vittorie in 6 partite, battendo il triste primato del Blackburn, fino a due giorni fa peggior club inglese di sempre nella storia della Champions (solo 4 punti nel ’95-’96). Inutile citare la sfilza di grandi nomi che arricchiscono la rosa dei Citizens, inutile ricordare quei 500 milioni di valore di mercato stimato per Tevez, Balotelli & co. Il soldo non sempre è sinonimo di vittoria, e la storia di questa Champions ne è stato ottimo paradigma.

ZENIT, QUANDO HULK NON BASTA. Non tutte le corazzate milionarie sono riuscite infatti a vincere il proprio girone come ha fatto il PSG. I 147 milioni spesi quest’estate dallo sceicco forse non staranno dando i migliori frutti in Ligue 1, ma almeno hanno permesso alla squadra di Ancelotti di vincere il proprio girone. Di City e Chelsea si è già detto, ma in questa speciale categoria delle grandi deluse si possono mettere anche altre squadre. A partire dallo Zenit San Pietroburgo, terzo nel girone del Milan e costretto ad accontentarsi dell’Europa League. Vincitore del campionato russo, a ottobre non aveva badato a spese pur di rafforzarsi, e per la bellezza di 90 milioni aveva fatto vestire la casacca blu-bianco-azzurra ai talentuosi Witsel e Hulk. Qualche settimana fa Spalletti navigava in acque ben più torbide, solo parzialmente calmate dall’ascesa in campionato (ora sono terzi, a -3 dalla capolista Anzhi), ma di certo l’eliminazione dalla Coppa Campioni è stato uno smacco enorme.

MALE LE ALTRE DELL’EST. Ma più in generale tutte le squadre dell’est, eccetto lo Shakhtar, sono andate male: Mc Geady e Emenike han combinato poco per lo Spartak Mosca, partito fortissimo passando in vantaggio a Barcellona mesi fa e poi spentosi lentamente e ultimo nel girone, inutili sono stati gli investimenti fatti per Veloso, Raffael e Kranjcar per la Dynamo Kiev, mentre Bate e Cluj hanno chiuso il quadro di un calcio che ha ancora molto da imparare prima di accogliere, a suon di palanche, la sterzata verso est che in tanti ravvisano. Tornando alle squadre campioni nazionali, il peggio è stato offerto da Montpellier, Dinamo Zagabria e Nordsjaelland, mentre qualche parola vale spenderla per l’altra faccia della medaglia, ossia le squadre qualificate. La lisa pullula di nomi che han fatto grande la storia del calcio europeo: Real e Barça, Milan e Juve, Arsenal e Borussia Dortmund, Bayern, Porto e pure il Celtic, primo vincitore di un treble nel 1967. Gli elementi sono quelli giusti: aspettiamoci agli ottavi sfide affascinanti, all’insegna delle migliori tradizioni calcistiche europee.

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