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Un incontro per il Diritto al tempo dell’inquisizione contro la Costituzione

settembre 19, 2012 Luigi Amicone

“Aspettando giustizia”. Ci vediamo venerdì 21 settembre, 18.30, sala della Provincia, via Corridoni 16, Milano. Non mancate: con noi, il generale Mori, Farina, Del Turco, Brigandì e Antonio Simone

Un patto di sistema fondato sulla Guerra Fredda (1947, Costituzione italiana), quando democristiani e comunisti misero il potere giudiziario nelle condizioni di massima indipendenza e autonomia (cioè nel controllo reciproco delle due maggiori correnti politiche della magistratura), a un certo punto della sua rottura (1992, Mani pulite) ha prodotto la più gigantesca manomissione della giustizia che l’Europa contemporanea conosca. E, andando avanti per manomissioni, ha prodotto questi numeri da record mondiale: al 30 giugno 2011, 3.408.312 (tremilioniquattrocentoottomilatrecentododici) processi penali pendenti contro autori noti; 1.884.605 (unmilioneottocentoottantaquattromilaseicentocinque) pendenti contro ignoti. Solo questi numeri? No. Ha prodotto l’agonia della vita politica ed economica italiana, con pubblici ministeri che con modalità di fatto discrezionali, sottratti al controllo di superiori gerarchici e senza responsabilità per i loro eventuali errori, possono aprire inchieste chiudendo nel frattempo partiti, aziende, cantieri; mettendo sotto microspie migliaia di cittadini; filtrando intercettazioni ai giornali “amici”; bloccando leggi votate dal Parlamento; facendo cadere governi (in vent’anni ne hanno killerati ben tre su sei). Eccetera. E volete che con un organo di autogoverno (Csm) che governa soltanto il potere delle correnti interne alla magistratura, i pm non proseguano su questa china (che tra l’altro ha prodotto regressione di attitudini investigative e una qualità sempre più scadente di magistratura inquirente?).

Obbligo dell’azione penale. Imparzialità dei magistrati. Garanzie per gli indagati. Presunzione di innocenza. Fondamenti della Costituzione italiana che non esistono più. Cancellati. Sei un magistrato in auge? Anche se dovresti essere solo un anonimo funzionario statale che amministra la Legge, puoi sfilare da primadonna ai congressi di partito, incendiare le piazze con i tuoi comizi, scrivere sui giornali che il parlamento così non va, presiedere il club dei giornalisti manettari. Tu, invece, cittadino italiano, sei indagato? Allora sei già colpevole e sei già mostrificato sui giornali. Fino a sentenza definitiva contraria (che arriverà magari dopo dieci anni). Intanto ti fai la carcerazione preventiva. Quanta carcerazione? Sei mesi, un anno, due? E chi lo sa. Dipende da come gira al Gip (e quanto l’inchiesta fa mediaticamente Vip). Intanto tu, cittadino, sei un delinquente, sputazzato sui web, reprobo della società, morto che cammina. Sei in quel 40 per cento di galeotti non ancora condannati in via definitiva o nel 20 per cento dei detenuti che non ha ancora ottenuto neanche la prima udienza processuale.

Dopo di che, saltabeccando per le procure italiane, trovi che, dopo cinquant’anni di inquinamento indisturbato, tutto d’un botto un pm decide che l’Ilva si può chiudere, decine di migliaia di operai a casa, e altre decine di migliaia possono morire di fame a Genova e Novi Ligure. Trovi che il Generale Mario Mori, che annientò la mafia e arrestò Riina, fece tutto per finta, perché, dice il pm famoso, aveva una trattativa con la mafia. Trovi che l’onorevole Farina è peggio di una Pussy Riot e il tribunale di Milano lo castiga peggio che quello di Mosca. Insomma, trovi la giustizia italiana. Ed è per aspettarne un’altra che ci vediamo venerdì 21 settembre, 18.30, sala della Provincia, via Corridoni 16, Milano.

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