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Un arbitro per il Quirinale

marzo 31, 1999 Negri Giovanni

L’ospite

E’solo nel metodo, la forza della candidatura di Emma Bonino alla presidenza della Repubblica? Senza dubbio una consistente parte del successo che la campagna “Emma for president” va raccogliendo coincide con l’esigenza diffusa di trasparenza nella prossima corsa al Quirinale.

I principali leader politici avevano sottovalutato qualche dato-chiave dei sentimenti degli italiani, messo invece in luce da più di un sondaggio. Intanto l’importanza della posta in gioco. Per l’opinione pubblica la sfida del successore di Scalfaro è più rilevante sia delle prossime elezioni europee che, di gran lunga, dello sbiadito referendum sul sistema elettorale. Questo dato avrebbe dovuto far riflettere gli stati maggiori partitici. L’attesa che circonda la sfida del Quirinale, pur non essendo i cittadini direttamente coinvolti nell’elezione presidenziale, merita un’attenzione che è invece mancata.

Esso è infatti il segno più evidente di uno scollamento che nessun nuovismo, nessuna generica campagna antipolitica può colmare. Reduci da un buon lustro di transizione della quale non si intravvede lo sbocco, in balia di un bipolarismo malato, vittime di ribaltoni sia per maggioranze e governi che referendari e legislativi (non vi è votazione della cosiddetta Seconda Repubblica il cui esito non sia stato alterato o distorto da manovre di palazzo), gli italiani hanno finito per convincersi dell’inutilità di giocare al gioco della politica se l’arbitro e le regole sono sistematicamente inaffidabili.

È in questa cornice che è maturata l’iniziativa della candidatura Bonino al Quirinale. Ossia è stato sufficiente riunire un comitato di cittadini autorevoli, decisi a porre pubblicamente – in modo limpido e diretto – una candidatura credibile, per capovolgere di segno la partita del Quirinale ed innescare una reazione a catena. La mezza candidatura a mezza bocca di Carlo Azeglio Ciampi, la rispolveratura di una candidatura ormai dimenticata da ogni toto-Quirinale come quella di Tina Anselmi, lo stesso precipitare della decisione di Oscar Luigi Scalfaro di abbandonare anzitempo il Quirinale, sono altrettanti anelli di questa reazione a catena.

Perciò, e fin qui, la forza di metodo della candidatura di Emma Bonino, che fa da pendant, che è l’altra faccia della campagna per trasformare le regole della corsa al Quirinale. Ma a ben vedere tale forza è anche una forza nel merito, che può trasformare una solida candidatura da outsider in qualche cosa di più consistente. Se è vero infatti che la domanda diffusa è quella di trasparenza nel metodo, nel merito tale aspettativa si trasforma nella richiesta di un arbitro corretto, che sappia essere fedele alle regole e faccia rispettare la volontà popolare.

Perciò la campagna “Emma for president” trascende ogni dibattito sull’esigenza di un presidente donna o uomo, laico o cattolico, e persino “riformista” o “conservatore” sul piano dell’innovazione istituzionale. Intendiamoci, non che tali questioni non abbiano una grande rilevanza.

Ma esse sono assai più legate alle scelte relative al proprio partito, all’elezione di una maggioranza o di un esecutivo, al voto di coscienza in un appuntamento referendario.

Per il Quirinale, quella che è in causa è la limpidità dell’arbitro, il suo attaccamento formale e sostanziale alle regole del gioco, il suo rispetto puntuale della volontà sia popolare che delle Camere. Ciò che insomma gli italiani si attendono è un presidente che non avvalli ribaltoni e snaturamenti del proprio voto, che rispetti le leggi approvate dal Parlamento, che sia pronto a dimettersi qualora cambiasse la stessa disciplina di elezione del Presidente della Repubblica, passando all’elezione popolare e diretta.

Qualcuno può forse immaginare una Emma Bonino ribaltista? O una presidente Bonino che non controfirma una legge difforme dal proprio pensiero in materia di diritti civili o bioetica? O ancora una presidente Bonino che non si dimette in presenza di una nuova regola per il Quirinale? Se per chi la conosce tutto ciò è semplicemente impossibile, il pensarlo ci pare francamente difficile anche per il più tenace avversario politico.

Ecco perché, per ora forte del metodo, la candidatura della Bonino può divenirlo anche nel merito. Ed ecco perché, se per ora è la candidatura più forte nel Paese, domani potrebbe esserlo anche in Parlamento.

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