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Un altro mondo, di Silvio Muccino: il film fatto con lo stampino

dicembre 23, 2010 Paola D'Antuono

Esce in sala il 22 dicembre il secondo film da regista di Muccino Jr. Una storia debole e con poco brio nella trama, nonostante le buone premesse

Nel 2008 Silvio Muccino presentava Parlami d’amore, suo primo film da regista, dopo un po’ di anni di rodaggio come attore e sceneggiatore (il primo lavoro di scrittura per il cinema lo fece nel film del fratello Gabriele Come te nessuno mai, quando aveva solo 17 anni). Discreto successo al botteghino, con la critica italiana tiepidina, ma che tutto sommato non bocciava del tutto il talento di Muccino Jr.

Il 22 dicembre prossimo Silvio ci riprova, con qualche anno in più, un’esperienza in Africa, un litigio familiare che si trascina da un paio d’anni e i problemi di pronuncia definitivamente archiviati. Come per il precedente lavoro anche in Un altro mondo Muccino ricopre la tripla veste di attore, regista e sceneggiatore. Accanto a lui ancora una volta la fida scrittrice Carla Vangelista, autrice del romanzo da cui prende spunto il film.

Andrea (Muccino) è un ragazzo proveniente da una famiglia ricchissima e non fa nulla per vivere, se non divertirsi, tanto ai soldi ci pensa l’algida madre Cristina (Greta Scacchi), incapace di dimostrare qualsiasi forma d’affetto, se non attraverso cospicui assegni mensili. La sua fidanzata è Livia (Isabella Ragonese), ballerina di danza classica che soffre di evidenti disturbi alimentari. Tra i due i patti sono chiari: nessuna domanda, nessun “Ti amo”. Le loro serate scorrono tra alcol e amici a cui piace divertirsi, fino a quando Andrea non riceve una lettera da parte di suo padre, scomparso quando era molto piccolo: si trova a Nairobi, in ospedale, sta morendo. Andrea decide di andare in Africa, vuole vederlo, ma al suo arrivo scopre che il padre è in coma, e morirà di lì a poche ore. Nella stanza d’ospedale incontra Ingrid (Maya Sansa), un’amica di suo padre che ha una cosa importante da dirgli: Andrea ha un fratello che il padre ha avuto da un secondo matrimonio con una donna africana morta qualche anno prima. Il ragazzino ha otto anni, si chiama Charlie ed è solo al mondo. Andrea è stato nominato dal padre tutore legale del bambino. La notizia lo sconvolge, non ha nessuna intenzione di occuparsi di un bambino africano figlio di un padre che odia e di cui non ricorda nemmeno il volto. Purtroppo le circostanze lo costringono a portare il bambino con sé in Italia, a Roma. La sua presenza sconvolge la sua vita spensierata e quella di Livia, e Charlie ha mille difficoltà d’inserimento in una realtà così diversa da quella africana. Ma più i giorni passano più i due fratelli inaspettatamente sembrano trovare una specie di sintonia…

Il titolo prometteva bene, il trailer mostrava l’Africa e lasciava presagire una sorta di viaggio dell’eroe che il protagonista avrebbe dovuto compiere per (ri)trovare se stesso. E invece no, il giovane regista abbandona i nobili presupposti e si ostina a percorrere i terreni già ampiamente battuti: ragazzi allo sbando, soldi e belle case, la ragazza che sembra facile ma cela tanti buoni sentimenti, la redenzione che giunge inaspettata, la scoperta che un altro mondo è possibile e probabilmente è migliore di quello in cui i personaggi hanno felicemente sguazzato sino a un minuto prima. Tutto scritto, tutto prevedibile, i 110 minuti scorrono senza che nulla possa sorprendere lo spettatore. L’Africa è solo uno sfondo lontano, qualche inquadratura un po’ documentaristica che mostra un pizzico di quella povertà che tanto vediamo ma che poco conosciamo. Il resto è, come già detto, il rimescolamento di stereotipi tanto cari alla tradizione dei giovani cineasti italiani che proprio non riescono a uscire dal canovaccio di storie che sembrano non aver nulla da dire. Anche le interpreti femminili, Maya Sansa, Greta Scacchi e Isabella Ragonese, sembrano intrappolate in ruoli troppo definiti e che sanno di già visto, quasi macchiettisti. E Muccino Jr.? E’ il solito buon vecchio Silvio, come se fosse uscito dal set di Parlami d’amore e fosse entrato in quello di Un altro mondo, senza nemmeno aver cambiato gli abiti di scena.Magari il terzo tentativo andrà meglio.

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