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L’Ue riconosce il nuovo presidente ucraino, Mosca richiama gli ambasciatori. Caccia a Yanukovich

febbraio 24, 2014 Chiara Rizzo

Bruxelles e Kiev vorrebbero riprendere gli accordi commerciali interrotti dall’ex presidente, ma Medvedev è duro. Yanukovich forse arrestato in Crimea

La Commissione europea ha per prima riconosciuto come presidente legittimo dell’Ucraina Oleksandr Turchynov (fedelissimo all’ex primo ministro Yulia Timoshenko). È stato il portavoce della Commissione Olivier Bailly a motivare questa decisione di riconoscimento perchè «Il parlamento ucraino lo ha eletto prendendo una decisione a larga maggioranza» dopo la deposizione di Viktor Yanukovich, pertanto «Rispettiamo la decisione democratica e legittima presa dal parlamento ucraino». Turchynov guiderà il paese nella delicata fase di transizione alle elezioni, indette a maggio. Il ministro ad interim delle Finanza, Yuriy Kolobov ha già annunciato che l’Ucraina ha bisogno di 25 miliardi di euro entro quest’anno. L’Unione europea, attraverso Bailly, ha già fatto sapere che «Non esclude nessun tipo di sostegno o aiuto all’Ucraina» a patto che in cambio il paese si impegni «in un programma di riforme».

VOCI DI UN ARRESTO DI YANUKOVICH. Intanto sul web impazzano le voci che darebbero l’ex presidente Yanukovich (fuggito da Kiev nella notte tra venerdì e sabato) braccato, se non addirittura già arrestato in Crimea. A parlare di quest’ultima ipotesi, è stato un deputato ucraino di opposizione sul proprio profilo facebook. La notizia non è stata però confermata. Stamattina Yanukovich sarebbe stato avvistato a Sebastopoli (capoluogo della Crimea) accompagnato da alcuni marines russi.

“SCACCHIERE” MONDIALE. Quanto sta accadendo in Ucraina ovviamente non riguarda solo il paese, che già di per sé dovrà affrontare una situazione molto critica, con la parte russofona e la regione della Crimea fortemente antieuropeiste e filorusse (nonché filo Yanukovich). La prima reazione internazionale a quanto sta accadendo a Kiev, dopo l’Ue, è stata quella di Mosca, molto critica e di rottura con il nuovo governo. Le proteste anti Yanukovich a Kiev erano iniziate a novembre, quando il presidente aveva deciso di rompere l’accordo con l’Ue e siglarne uno con Mosca. Da una parte Kiev aveva con Bruxelles un accordo per il commercio, che all’epoca prevedeva 610 milioni di euro di aiuti, e l’ingresso nell’Europa dei 28, con un mercato di 500 milioni di consumatori. Dall’altra parte Mosca aveva promesso aiuti immediati per 15 miliardi di dollari e la riduzione del prezzo del gas: a Yanukovich parve senza dubbio più consistente questa proposta e ruppe con l’Ue. Oggi si riparte da quegli accordi, con Bruxelles che alza lievemente la posta e si mette a disposizione per aiuti immediati di 2 miliardi e mezzo di euro. Mosca potrebbe non limitarsi però solo a guardare.

LA RUSSIA: «A KIEV ABERRANTE AMMUTINAMENTO». Il premier Dmitri Medvedev ha definito «aberrante» sia «l’ammutinamento armato di Kiev» che l’atteggiamento occidentale, denunciando che la situazione è peggiorata «con l’attiva partecipazione di Germania, Polonia e Francia». Medvedev ha sottolineato anche che gli accordi presi dall’Ucraina con la Russia «sono tra Stati, non tra persone», quindi «restano legalmente vincolanti». Ieri però il presidente Turchynov ha già annunciato che Kiev intende riprendere i negoziati con Bruxelles dal punto in cui erano stati interrotti a novembre e che Mosca dovrà rispettare le scelte ucraine. Per tutta risposta, Mosca ha subito richiamato in patria il proprio ambasciatore a Kiev: si tratta di una misura che comunemente viene usata nel “linguaggio diplomatico” tra due paesi ad indicare un livello di altissima tensione, anche pre-conflitto. A parte il recente caso degli ambasciatori italiani in India richiamati a Roma per la vicenda dei due marò, un precedente ben più grave è quanto avvenne tra gli Usa e gli Iran. Di solito il richiamo in patria degli ambasciatori è solo un primo passo verso la rottura definitiva dei rapporti tra due paesi. Se i dissidi vengono ricuciti, gli ambasciatori vengono rinviati nel paese, altrimenti si procede alla “riduzione del rango della legazione”, inviando rappresentanti diplomatici di grado progressivamente inferiore, fino alla chiusura dell’ambasciata.

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