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Ucraina, Scaroni (Eni): «Questo periodo il più difficile per la sicurezza energetica»

aprile 28, 2014 Chiara Rizzo

L’ad di Eni in un’intervista al New York Times spiega dei tentativi di aiutare Kiev ad affrancarsi da Mosca, ma ammonisce: «L’Ue non è ancora pronta per fare senza la Russia. Smetta di urlare e poi non fare nulla»

«Questo periodo per la sicurezza energetica europea è il più difficile che abbia mai visto»: a dirlo al New York Times è stato l’amministratore delegato uscente di Eni (in carica ancora per un mese) Paolo Scaroni, di ritorno da un viaggio in Ucraina, nel corso di un’intervista telefonica rilasciata al quotidiano (leggi qui). Intanto, il presidente Usa Barack Obama ha annunciato che oggi comunicherà le nuove sanzioni degli Stati Uniti nei confronti della Russia.

DIALOGO CON KIEV. L’articolo del NYT spiega che Scaroni, «malgrado i suoi duraturi affari con Gazprom, il gigante principale fornitore di gas naturale all’Europa, vuole rischiare di irritare Mosca cercando di aiutare l’Ucraina. Scaroni di recente ha incontrato a Kiev il ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, per discutere modi per fornire più gas al paese da fonti diverse da Gazprom, come un modo per allentare la stretta della Russia. Oltre ad essere i principale fornitore di gas naturale dell’Ucraina, la Russia invia gas attraverso le pipeline in Ucraina per fornire circa un terzo delle importazioni complessive dell’Europa. Eni è il principale distributore del gas Gazprom». Nel corso dell’accordo – prosegue ancora l’articolo – «Scaroni spiega che Eni nel breve periodo potrebbe inviare del gas di riserva all’Ucraina, attraverso rotte diverse, tramite paesi confinanti come la Slovacchia (domenica questo paese ha ceduto alle pressioni per consentire tali flussi). «Non saranno quantitativi maggiori di quelli che l’Ucraina riceve dalla Russia attualmente – ha detto Scaroni nell’intervista telefonica -, ma ogni metro cubo in più aiuta».

SCARONI: «SITUAZIONE DELICATA». Il NYT analizza anche il contesto economico in cui Eni ha maturato questa mossa. Secondo il quotidiano statunitense «Eni, la quarta compagnia più grande nell’Ue, ha concentrato le proprie ricerche e produzioni nel Nord ed Est-Africa, e si comporta come un intermediario per il gas russo. Questo affare è divenuto meno redditizio negli ultimi anni, dal momento che varie forze del mercato hanno fatto cadere il prezzo del gas. Questa può essere una ragione della volontà di Eni di imbattersi potenzialmente nella rabbia di Gazprom, negoziando accordi con l’Ucraina». Malgrado questo tentativo di dialogo con Kiev e di smarcamento da Mosca, e malgrado allo stesso tempo i dirigenti di Gazprom abbiamo assicurato l’Europa che la compagnia non taglierà le forniture di gas come risposta alle tensioni in Ucraina, Scaroni ammonisce che la situazione è molto delicata. «Questo periodo per la sicurezza energetica europea è il più difficile che abbia mai visto. Questa vicenda potrebbe stoppare le forniture di gas russo».

I TIMORI DI ENI. Il quotidiano racconta anche che «Scaroni è tra i principali amministratori delegati nelle compagnie energetiche che sta ammonendo Europa e America delle potenziali conseguenze sul mercato dell’applicare sanzioni più severe alla Russia. Parte del suo messaggio è che, sebbene la domanda di gas sia diventata più debole a causa delle più lente economie dei paesi Ue, le importazioni dalla Russia attualmente sono aumentate del 16 per cento, mentre diminuivano quelle da altre fonti, incluse Norvegia e Algeria. «L’Europa – ammonisce Scaroni – semplicemente non è preparata a fare senza il gas dalla Russia».
L’articolo prosegue analizzando i complessi rapporti tra Eni, Ue e Russia (in particolare Gazprom) rispetto al Gas: il New York Times ricorda infatti gli accordi tra Eni e Gazprom per la pipeline chiamata South Stream, che dovrebbe correre dalla Russia all’Italia settentrionale evitando l’Ucraina (passando sotto il mar Nero). «Questa pipeline sarebbe una nuova fonte di gas russo per l’Europa affamata di energia. Ma le autorità Ue sono diventate profondamente scettiche sul progetto South Stream, considerandolo solo un altro modo per rendere l’Europa più dipendente dalla Russia. Si sono mostrate molto più entusiaste per il progetto della cosiddetta Southern corridor pipeline, che partirebbe dalle riserve in Azerbaijan nella regione del Caspio e correrebbe attraverso paesi quali Turchia, Albania, Grecia e Italia». Secondo il quotidiano, «Scaroni teme che la porzione di gas Eni che arriva dalla Russia e che passa attraverso l’Ucraina possa essere interrotta in ogni momento, mediante rotture dei contratti o se gli scontri con la Russia esplodessero. Teme anche che Eni, come le altre compagnie, possa ricevere l’ordine dalle autorità Ue o Usa di smettere di comprare gas russo come forma di sanzione a Mosca».

«NON SI PUO’AVERE BOTTE PIENA E MOGLIE UBRIACA». L’articolo conclude spiegando che, durante questo mese, la Commissione europea sta cercando di trattare un accordo con Gazprom e, allo stesso tempo, sta preparando un’accusa per antitrust da usare se il negoziato fallisse. Sempre durante quest’ultimo mese, la Commissione europea ha anche deciso di tagliare gli aiuti che gli stati membri usano per supportare le energie alternative, quali l’eolico o il solare, spiegando che questi settori devono prepararsi a diventare competitivi sul mercato. La conclusione è lasciata alle parole di Scaroni: «La crisi Ucraina è un test per la capacità dell’Ue di concepire una politica energetica coerente. L’Ue non può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Dico loro semplicemente che non si può continuare ad alzare la voce e poi essere in contrasto tra ciò che si dice e ciò che si fa».

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