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Ucraina-Russia. «L’Unione europea ci ha già rimesso 21 miliardi»

febbraio 14, 2015 Leone Grotti

La Germania rischia di perdere da sola otto miliardi in due anni. La Francia ha dovuto bloccare patti miliardari per forniture militari già firmati con Mosca

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Chi ha insistito per far sedere attorno un tavolo Ucraina e Russia alla ricerca di un compromesso per fermare la guerra nel Donbass? Chi era più interessato alla pace, Petro Poroshenko o Vladimir Putin? «Nessuno dei due», ha risposto il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, a tempi.it. Erano Angela Merkel e François Hollande i più interessati, «perché questa situazione per l’Europa è insostenibile, pericolosa e senza prospettive».

«ABBIAMO PERSO 21 MILIARDI». Facendo i conti in tasca ai Ventotto dell’Unione Europea, quello che dice Caracciolo è più che comprensibile. Pochi giorni fa il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Garcia-Margallo, ha dichiarato: «Le sanzioni [imposte dall’Ue alla Russia fin da marzo] hanno avuto un costo pesante per tutti noi, l’Unione europea ha finora perso 21 miliardi di euro. La Spagna è stata duramente colpita in termini di agricoltura e turismo». L’export europeo verso la Russia è calato nel periodo compreso tra i mesi di gennaio e ottobre 2014 del 12 per cento, rispetto allo stesso periodo del 2013. A novembre 2014 il calo del 12 per cento si è confermato costante, mentre i dati di dicembre dell’Eurostat usciranno solo lunedì prossimo.

L’EXPORT CALA. Le statistiche ovviamente non tengono conto delle sfumature. Se l’export verso la Russia di Portogallo, Irlanda o Regno Unito vale solo l’1 per cento del totale, quello della Lituania ad esempio è pari al 21 per cento. Se Italia, Germania, Romania o Ungheria sono più colpiti dalla crisi ucraina (il loro export verso la Russia è pari al 3-5 per cento del totale), Francia e Spagna sono più al sicuro (0-2 per cento del totale). Eppure è stato proprio il ministro spagnolo a lanciare l’allarme, chiedendo la risoluzione pacifica del conflitto e lo stop alle sanzioni economiche. Ed è il presidente francese François Hollande ad essere salito su un aereo con Angela Merkel per cercare di sistemare tutto.

NAVI DA GUERRA. Hollande è in ansia soprattutto per il futuro della cooperazione militare tra Parigi e Mosca. In particolare, a ottobre la Francia doveva consegnare alla Russia la prima di due navi da guerra classe Mistral, cioè portaelicotteri d’assalto anfibie di 21 mila tonnellate l’una in grado di caricare velivoli e carri armati. Il contratto firmato dal valore di 1,12 miliardi è stato sospeso a causa delle sanzioni ma Mosca ha il coltello dalla parte del manico: le parti infatti avevano previsto anche una super multa di circa 400 milioni di euro in caso di mancata consegna. Oltre, ovviamente, all’enorme spreco di soldi per una commessa terminata ma non pagata.

SETTORE AUTO. Visto l’indotto collegato all’industria militare, i sindacati stanno facendo pressione su Hollande perché sblocchi la situazione ma il presidente francese ha bisogno che la guerra in Ucraina si plachi e che le sanzioni vengano ritirate prima di poter procedere. Sul piede di guerra sono anche i costruttori di automobili. In particolare Renault, che ha forti legami con la Russia e che nel 2014 ha perso il 7,4 per cento. «La crisi ha praticamente spazzato via ogni nostra opportunità di profitto, ma la Russia resta un pilastro del nostro gruppo», ha dichiarato il chief executive officer Carlos Ghosn.

60 MILA POSTI DI LAVORO. Anche la cancelliera Merkel non dorme sonni tranquilli. Come affermato dalla Camera di commercio tedesca, l’export tedesco verso la Russia è crollato del 20 per cento nel 2014. Quest’anno, secondo le prime stime, potrebbe calare di un altro 15 per cento, per un totale di almeno quattro miliardi di euro di mancati introiti solo nel 2015. La perdita di posti di lavoro collegata all’export è stimata invece intorno a quota 60 mila.

CESSATE IL FUOCO. Ecco perché Merkel e Hollande si sono impegnati nella mission quasi sicuramente impossible di risolvere tutto con un nuovo patto stipulato a Minsk, dopo che il primo accordo era naufragato a settembre a neanche 48 ore dalla firma. Il nuovo cessate il fuoco comincia il 15 febbraio, prima dell’alba, e tutti sperano che regga almeno fino al tramonto.

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