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Ucraina. Dopo tante prediche sulla libertà, Europa e Stati Uniti arrancano per problemi economici

marzo 6, 2014 Redazione

Con la dipartita degli aiuti russi all’Ucraina (15 miliardi di euro) ora Stati Uniti e Europa devono sostenere le finanze di Kiev. Kerry promette 1 miliardo di euro. La Commissione europea 11. Ma nulla è certo

La visita in Ucraina del segretario di stato americano, John Kerry, viene descritta dal New York Times in tre atti. Kerry che «arranca nella nebbia» di Kiev. Kerry che «depone una candela accesa» in memoria dei caduti della “rivoluzione” europeista. Kerry che «promette un miliardo di dollari in prestiti garanti e assistenza tecnica». L’immagine del capo della diplomazia americana che brancola nella coltre in un territorio sconosciuto, distante novemila chilometri da Washington, e depone un lumicino sulle barricate, dà l’idea di quali siano le difficoltà che l’amministrazione Obama dovrà affrontare nei prossimi giorni. E  gli organi di stampa americani – il New York Times, uno dei più vicini al governo – non lo nascondono.

SMORZARE LA TENSIONE. Dopo le prime reazioni all’invasione russa della Crimea, a Kiev, Kerry ha smorzato i toni apocalittici usati nelle fasi iniziali della crisi (non è la prima volta). «Non cerchiamo il confronto duro», ha detto, esprimendo la speranza che Putin «faccia un passo indietro e presti attenzione al fatto che avremmo piacere di assistere a una distensione». Kerry sa bene che il futuro dell’Ucraina è sempre più incerto e che scendere a patti con la Russia è inevitabile. Per ragioni economiche. Dal presidente Vladimir Putin, il governo di Viktor Yanukovych era riuscito a ottenere un prestito di 15 miliardi di dollari. Dopo il rovesciamento di piazza di Yanukovych, Putin ha bloccato tutto e il nuovo governo filo-europeo può sperare di incassare forse un quindicesimo di quella cifra. Ciò basterebbe appena per le immediate necessità. Per questo la Commissione Ue ha presentato un progetto di 11 miliardi di euro di aiuti economici per l’Ucraina da affiancare al piano americano. Ma si tratta di una bozza e non c’è ancora un accordo fra i paesi europei.

LA PROMESSA DI KERRY. «Stiamo lavorando per aiutare l’Ucraina per quanto ci è possibile – ha ribadito ieri Kerry – stiamo cercando di determinare quali siano le richieste nel breve periodo. Abbiamo parlato di un prestito garantito per l’Ucraina di 1 miliardo di dollari». Il segretario di Stato americano ha promesso a Kiev tutti i mezzi per fornire assistenza economica e assistenza tecnica. C’è un problema però: la garanzia del prestito sostenuto dagli americani è subordinato al sostegno del Congresso. Lo otterrà? Il piano americano è aiutare l’Ucraina a risollevare la propria economia, assistendo il ministero delle Finanze e fornendo consigli sulla lotta alla corruzione. I funzionari americani starebbero già offrendo il proprio aiuto nel recupero di un ipotetico tesoretto da miliardi di dollari trasferito fuori dall’Ucraina dall’ex presidente Yanukovych e da potenti uomini d’affari del paese.

SANZIONI? Nell’ottica del piano americano, i paesi membri del Wto dovrebbero fornire consulenza tecnica all’Ucraina per sporgere denuncia contro la Russia per il suo tentativo di utilizzare lo scambio commerciale fra i due paesi come arma politica. Ma quale paese potrebbe sostenere quest’azione? Con la Russia, l’Unione Europea ha un interscambio commerciale che vale 480 miliardi di euro all’anno, con una quota del 45 per cento sul totale delle esportazioni e il 34 per cento su quello delle importazioni. Una cifra enorme che designa l’Unione come il principale partner economico della Russia, prima della Cina e dell’Ucraina. Se dunque l’Ucraina è ricattata dalla Russia, perché non dovrebbe esserlo l’Europa? Germania e Italia, che dipendono dal gas russo, certamente non hanno finora dimostrato alcuna propensione verso questo tipo di reazioni all’invasione della Crimea da parte della Russia. Per quanto riguarda l’Italia e la dipendenza dal gas di Mosca, ieri l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, ha detto di non aspettarsi «cambiamenti nelle nostre relazioni con Gazprom» e che per quanto riguarda il mercato del gas, «i prezzi sono allo stesso livello di 10 giorni fa». Scaroni ha però aggiunto che, nel caso di uno «scenario catastrofico, in cui il gas russo non affluisse più attraverso l’Ucraina, la situazione sarebbe differente». Nel 2015 si esaurirebbero le scorte.

IL PREZZO DELLA RIVOLUZIONE. Secondo un’indagine dell’Ispi, il debito dell’Ucraina ammonta a 64 miliardi di dollari e il paese ha bisogno immediato di aiuti esteri per un totale di 35 miliardi di euro». A ciò si deve aggiungere che è solo grazie ad un prezzo di favore sul gas accordato dalla russa Gazprom nel 2013 (uno sconto di circa il 30 per cento, da 400 a 265 dollari per 1.000 metri cubi) che l’Ucraina è riuscita a raddoppiare l’importazione di gas, passando dai 20 milioni di metri cubi del marzo 2013 ai 45 milioni di metri cubi del febbraio-marzo 2014, a fronte di un fabbisogno totale di circa 50 miliardi di metri cubi annui». Senza l’aiuto russo, dunque, i problemi economici di Kiev aumentano.
Per finire, «la Russia ha bloccato a fine gennaio la seconda tranche (3 miliardi di dollari) del prestito di 15 miliardi di dollari concesso all’ex presidente Yanukovich nel dicembre 2013». Riuscirà l’Europa già vessata dalle politiche di austerity a risollevare le sorti dell’Ucraina sostituendosi alla Russia?

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