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Uccide sette pazienti con l’eutanasia in Francia. Ma Bonnemaison viene assolto: «Ha agito in modo compassionevole»

giugno 26, 2014 Leone Grotti

L’accusa aveva chiesto cinque anni con la condizionale per il medico d’urgenza dell’ospedale Bayonne ma il tribunale l’ha assolto. Bonnemaison ha avvelenato sette persone «perché non soffrissero»

L’accusa aveva chiesto cinque anni con la condizionale per il medico d’urgenza dell’ospedale Bayonne Nicolas Bonnemaison ma il tribunale ha deciso di assolverlo. Il medico aveva ammesso di aver ucciso sette persone in fin di vita con un veleno ma di averlo fatto per il loro bene, «perché non soffrissero». Solo due famiglie su sette si erano costituite parte civile nel processo, nonostante il medico avesse deciso di agire senza consultare nessuno: né i medici, né i pazienti, né le famiglie dei malati.

«NÉ UN MARTIRE NÉ UN EROE». Gli avvocati di Bonnemaison, dopo aver esultato per la sentenza, hanno detto che il medico, nel frattempo radiato dall’ordine, non è «né un martire né un eroe» e che «questa decisione è di enorme importanza perché arriva nello stesso momento in cui si giudica il caso Lambert e obbliga i politici ad andare avanti un po’ più veloci». L’avvocato si riferisce all’approvazione di una legge, annunciata da François Hollande, che legalizzi l’eutanasia in Francia.

«O MEDICO O CRIMINALE». La difesa aveva anche invitato i giudici a fare prova di coraggio emettendo una sentenza decisa: «O è bianco o è nero. O è un medico o un criminale. Non ci sono mezze misure». Alla fine il tribunale ha deciso che Bonnemaison è un medico che ha agito «in modo compassionevole» uccidendo quei sette malati. Di fatto, ha dato ragione alla versione della moglie di Bonnemaison, che era intervenuta al processo affermando: «Nicolas non è un assassino, né un avvelenatore, ma un buon dottore. Non ha mai posto fine a una vita. Ha accorciato delle agonie».

«NON VOGLIO CHE SOFFRANO». Lo stesso medico aveva usato parole simili: «L’eutanasia non è la mia battaglia. Il mio ruolo non è di precipitare un decesso né di liberare dei letti. Io voglio alleviare le sofferenze dei pazienti. Fare in modo che non soffrano più». Ora i suoi pazienti non soffrono più ma nessuno sa se avrebbero preferito vivere soffrendo, visto che nessuno li ha interpellati prima di ucciderli.

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